Ecco perchè Hillary Clinton non può fare il presidente degli Stati Uniti

obama abdullah 2obama abdullah 3obama abdullah 4obama abdullahclintonBarack Obama si sarebbe espresso favorevolmente nei confronti della candidatura di Joe Biden alle Presidenziali Usa del prossimo anno. Il sostegno del presidente Usa sarebbe arrivato nel corso di un incontro avuto ieri con il suo vice. La candidatura di Joe Biden alternativa a quella di Hillary Clinton conferma che le informazioni che provengono dall’ inchiesta del Congresso americano sull’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens avvenuta l’11 settembre 2012 a Bengasi in Libia stanno per inibire la candidatura alla presidenza della repubblica dell’altro candidato democratico Hillary Clinton.

Infatti quella dell’assissinio dell’ambasciatore Chris Stevens si sta rivelando una storia complicata e misteriosa .

bin ladenSicuramente c’erano buoni rapporti fra Al Qaeda e l’amministrazione repubblicana americana come dimostra questa foto. D’altra parte la guerra in Afganistan fu fatta sotto sollecitazione della compagnia petrolifra Chevron che aveva avuto notizia che nel Cuacaso e nello stesso Afganistan vi erano enormi giacimenti petroliferi. Così come pure c ‘erano e forse ci sono ancora buoni rapporti fra il sen. John Mccain (repubblicano new con) e l’ex presidente egiziano Morsi e fra il senatore Mac Cainj e l’Isis l’organizzazione terroristica finanziata -pare – dal Qatar dall’Arabia Saudita e dalla Turchia.Vedi foto mccain-isis 1mc cain morsi

C’erano infine ottimi rapporti fra Hillary Clinton e l’ex presidente egiziano Morsi (Fratelli Musulmani) da lei visitato tre volte (come si evince dai tayers e dai divani sempre diversi delle foto che qui pubblichiamo) nonostante lo stesso sia stato al potere per meno di un anno e poi destituito e condannato a morte per i suoi orrendi crimini contro i suoi oppositori .hillari clinton morsi 1hillari clinton 2hillari clinton 3

Al Qaeda invece era entrata in forte contrasto proprio con Hillary Clinton  tanto da far assassinare l’ambasciatore Chris Stevens nel settembre 2012 a lei molto vicino.

Nel 2011, il presidente Obama aveva fatto assassinare Osama Bin Laden perchè il dipartimento del Tesoro aveva identificato sei terroristi di al Qaida coinvolti in un network che spostava denaro e terroristi in tutto il medio oriente inclusi Iran e Afghanistan. Il network aveva la sua base in Iran. Come disse David Cohen, allora sottosegretario del tesoro e oggi vicedirettore della Cia: “C’è un accordo tra il governo iraniano e al Qaida per permettere a questo network di agire. Non c’è alcun dubbio su questo nella comunità dell’intelligence”. L’ex direttore della Dia (Defense Intelligence Agency), il generale Michael Flynn, ha detto che i documenti catturati nel covo di Osama bin Laden includevano “lettere che riguardavano il ruolo e l’influenza dell’Iran e la consapevolezza che gli operatori di al Qaida potevano passare attraverso l’Iran fino a quando avessero fatto il loro lavoro sporco contro gli americani in Iraq e in Afghanistan.

Fin da questa scelta iniziale, i dipartimenti di stato e del Tesoro del presidente Obama hanno più volte indicato l’accordo dell’Iran con al Qaida descrivendo l’Iran come “un punto di passaggio essenziale per i finanziamenti che sostengono le attività di al Qaida in Afghanistan e Pakistan” e come la sede di “vie chiave attraverso le quali al Qaida sposta denaro, mediatori e membri operativi da tutto il medio oriente all’Asia del sud”. Queste vie esistono, secondo il dipartimento del Tesoro di Obama, come parte di un ex “patto segreto” tra l’Iran e al Qaida. Fino all’anno scorso, mentre i negoziati sul nucleare erano in corso, il Tesoro ha detto che l’Iran ha rilasciato Yasin al Suri (identificato come il leader della rete nel luglio del 2011) dalla sua detenzione temporanea per fargli riprendere il controllo del network.

La guerra civile libica esauritasi tra il febbraio e l’ottobre del 2011 aveva visto opposte le forze lealiste di Mu’ammar Gheddafi e quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale di transizione, nelle quali militavano anche i miliziani di Al Qaeda.

Anzi Gheddafi attribuiva un ruolo primario nella rivolta proprio ad Al Qaeda e al suo leader Osama Bin Laden a quell’epoca ancora in vita. «Questa gente non ha richieste. – diceva Gheddafi – Le loro richieste vengono dettate da Bin Laden. I vostri figli – diceva alle donne – sono manipolati da Bin Laden»,. La rivolta in Libia «è una farsa portata avanti dai giovani» che «vengono manipolati anche attraverso l’uso di droghe», Al Qaeda «vuole creare un emirato islamico in Libia»: sono state ancora parole di Gheddafi, che nei suoi discorsi in diretta tv, invitava «il popolo libico a non unirsi agli uomini di Bin Laden», che – sosteneva – «hanno distribuito finanche delle pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawya per combattere in modo più aggressivo contro il nostro Paese»

libia 2libia 6Ma l’invito di Gheddafi purtroppo è rimasto inascoltato e dopo quasi un mese di scontri il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su pressione degli Stati Uniti, di Gran Bretagna e Francia, decise, con la risoluzione 1973, di istituire una zona d’interdizione al volo sulla Libia a protezione della popolazione civile, legittimando così l’intervento militare contro il governo libico ad opera di diversi paesi occidentali avviato il 19 marzo 2011.

L’amministrazione democratica americana, dopo essersi serviti anche dell’appoggio di Al Qaeda per destituire e assassinare Gheddafi non volle però condividere con questa organizzazione terroristica la fase post-bellica presumibilmente proprio per gli ambigui rapporti di Al Qaeda con alcuni terroristi sciiti dell’Iran, E forse perchè erano diversi anche gli interessi. Hillary Clinton lobbista di Israele per lo sfruttamento dei nuovi giacimenti scoperti nel mar Mediterraneo aveva fretta di definire al questione siriana, Al Qaeda teneva di più ai giacimenti libici.

bin laden 2bin laden operazioneL’azione degli Stati Uniti contro Al Qaeda quindi si intensificò. Il 2 maggio 2011 Osama Bin Laden sarebbe stato assassinato da forze speciali americane con tutto il vertice dell’amministrazione democratica che seguì in diretta le fasi dell’operazione come si vede nella foto sopra.  Il 4 giugno 2012 Abu Yahya al Libi il n. 2 di Al Qaeda dopo la morte di Bin Laden viene anche lui assassinato da un drone americano  ma la sua morte viene tenuta momentaneamente nascosta.  A giugno sempre a Bengasi Al Qaeda organizzò un attentato contro l’ambasciatore della Gran Bretagna fortunatamente fallito. Il giorno 10 settembre 2012, quindi il giorno prima dell’anniversario dell’attentato contro le torri gemelle, Ayman al-Zawahiri diffuse su Internet la notizia della morte del suo n. 2 il libico Abu Yahya al Libi Contemporaneamente fece trasmettere al Cairo il film «Innocence of Muslims». una pellicola blasfema contro Maometto  proprio per agitare ulteriormente gli animi e provocare sommosse popolari. Tre  coincidenze (anniversario torri gemelle, morte di Abu Yahya al Libi, fil su Maometto) – ha osservato qualcuno – che solo un’Organizzazione militare poteva mettere assieme. Tra l’altro un corteo armato di mortai e granate come quello che aggredì a Bengasi l’ambasciatore Chris Stevens non s’era mai visto prima in Libia, nemmeno il «17 febbraio 2011», giorno in cui era cominciata la rivolta contro Gheddafi. I rivoltosi quindi erano stati bene armati e addestrati.

Una fonte diplomatica di primo piano, un agente consolare europeo che aveva conosciuto personalmente l’ambasciatore Chris Stevens riferì al Congresso americano che la vera natura dell’assalto al consolato non aveva nulla a che fare con le false piste del film anti Maometto o con le rivendicazioni della milizia «Ansar al Sharia» come is faceva chiamare Al Qaeda in Libia per vendicare l’uccisione del terrorista Abu al Libi perchè in realtà sullo sfondo dell’assalto di Bengasi, ci sarebbe  stata una missione segreta della Cia guidata proprio da Chris Stevens. 

L’amministrazione Obama aveva cercato in ogni modo di sviare questi sospetti e questi dubbi, evitando di fare luce sulle circostanze misteriose che hanno portato all’assalto del consolato americano. Forse perché questo, avrebbe significato parlare del vero attore protagonista della storia: la Cia, come affermano anche numerose testate americane come il Wall Street Journal e il Daily Beast. Una verità che però oggi lentamente ma inesorabilmente sta emergendo dalle audizioni segrete del Congresso e che sta per far naufragare la candidatura di Hillary Clinton alla presidenza della Repubblica.

I 24 agenti segreti americani che oltre a Chris Stevens, erano coinvolti in questa operazione avevano a loro disposizione una villa situata a poco più di due chilometri dalla sede consolare statunitense. Una circostanza quest’ultima, confermata da Charlene Lamb, una delle responsabili dell’Ufficio per la Sicurezza Diplomatica presso il Dipartimento di Stato americano. Sempre secondo la fonte, la Cia a Bengasi, «aveva il compito di contrastare in tutti i modi possibili il rischio di attentati terroristici» da parte di Al Quaeda coin cui quindi era entrata in conflitto.

È per questo che il segretario di Stato Hillary Clinton diramò agli agenti della Cia un ordine operativo immediato: recuperare il più velocemente possibile le migliaia di tonnellate di armi saccheggiate dai miliziani libici e quindi anche da Ansar al Sharia, provenienti dagli arsenali di Gheddafi, soprattutto missili SAM-7 . E fin qui………. Ma l’altra parte dell’ordine desta più di una perplessità per non dire conati di indignazione. Quelle armi, a tonnellate – ripeto – dovevano essere spedite  in un altro teatro di guerra: la Siria, ove altri ribelli erano insorti contro un altro governo legittimo quello siriano di Baschir Al Assad.

Chris Stevens stava eseguendo quindi – molto pericolosamente – proprio questa seconda parte della missione  rigirare ai ribelli siriani quelle tonnellate di armi evidentemente già recuperate dai miliziani libici.  E aveva scelto come luogo segreto per la raccolta delle armi, proprio la città di Bengasi e le «case sicure» utilizzate dalla Cia attorno al consolato. Con l’aiuto del governo provvisorio libico (gestito all’epoca dai fratelli musulmani) stava provvedendo a spedire in Siria queste 400 tonnellate di armi e munizioni, tra cui i missili terra aria del cui recupero era stata incaricata proprio la cellula sotto copertura guidata da Chris Stevens.

BelhadjArmi triangolate poi con la Turchia, grazie a un accordo tra l’ambasciatore americano e un tale Abdelhakim Belhadj, il quale all’epoca si presentava come uno dei leaders dei Fratelli Musulmani, ma che poi è divenuto, sorto l’Isis, capo dell’Isis di tutto il Maghreeb, almeno secondo quanto risultava al Procuratore Generale del Cairo, Hichem Baraket, colui che è stato recentemente assassinato il 29 giugno 2015 forse proprio su mandato di Abdelhakim Belhadj, Comunque Belhadj, allora era il principale contatto di Stevens con i ribelli libici e operava anche per conto dei servizi segreti britannici e americani. Non per quelli israeliani, che is erano evidentemente defilati.

Più precisamente Abdelhakim Belhadj era comandante del consiglio militare di Tripoli, dopo che i ribelli avevano assunto la direzione di Tripoli durante l’Operazione Sirena Alba a fine agosto 2011. Dopo che avevano completato la presa in carico di Tripoli, un ribelle ha trovato i documenti relativi a Abdelhakim Belhadj relativi al suo ritorno in Libia, provenienti sia dalla CIA che dal  MI6 britannico.Intervistato da giornalisti di The Guardian, [ Le Monde e BBC News ‘s Jeremy Bowen, Abdelhakim Belhadj aveva mostrato i documenti relativi al suo caso, e a un’ulteriore cooperazione tra la CIA / MI5 e forze di sicurezza libiche sotto il comando di Moussa Koussa, altro soggetto equivoco già capo dei servizi segreti di Gheddafi passato subito dopo la rivolta con i ribelli e poi alla corte del re saudita,Abdullah II, dopo che proprio lui  era stato accusato  dai sauditi di pianificare attacchi terroristici contro l’Arabia Saudita, tra cui il tentativo di assassinare re Abdullah per ordine diretto di Gheddafi, dopo un battibecco tra il colonnello e il re durante un vertice della Lega araba nel 2003 a Sharm al -Sheikh.

Quindi una parte dei ribelli (fratelli musulmani) era a favore del passaggio in Siria delle armi, evidentemente con alcune riserve, altra parte (Al Quaeda) invece era contraria. Secondo la nuova versione dei fatti quindi, l’11 settembre del 2012, l’ambasciatore Stevens si trovava a Bengasi, proprio per definire gli ultimi dettagli sull’invio di queste armi in Siria e per favorirne la spedizione attraverso un porto situato a sud della Turchia, e non già – come sostenuto in modo spergiuro dalla Clinton – per l’inaugurazione di un padiglione dedicato a una iniziativa culturale.

Hillary Clinton ha successivamente preso le distanze dalla politica estera dell’amministrazione Obama lasciando trapelare profonde divergenze con la stessa tanto da definire  “fallimentare” la politica estera di Obama in Siria, dicendo che “per gli errori dell’America (quali errori?) oggi la Jihad è come l’Urss”. Infatti gli Stati Uniti avrebbero dovuto – secondo la Clinton – impedire che “gruppi ispirati ad Al Qaeda a che oggi imperversano in Siria e in Iraq assumessero il controllo della rivolta in Siria” e avrebbe dovuto giocare d’anticipo ritagliandosi un’influenza molto maggiore nel conflitto siriano, escludendo quindi Isis e Al Quaeda. “Non aver sostenuto una forza combattente credibile, formata dalla popolazione che diede avvio alla protesta contro Assad, ossia islamisti, laici e posizioni intermedie – afferma la Clinton – ha lasciato un grande vuoto in cui ora si sono inseriti i jihadisti”. Ma allora quel massiccio quantitativo di armi (400 tonnellate) è stato inviato oppure no?

E’ interessante a questo punto verificare che cosa risulta su questa circostanza sulla Rete. Sembrerebbe che non è stato inviato ma seppure quelle armi sono arrivate, sono state inviate con grande ritardo e dopo una mediazione con i ribelli libici i quali si sarebbero trasferiti appositamente in Siria pur di non disfarsi delle armi, asseritamente ora di loro proprietà.

Infatti in  un commento postato sulla Rete si legge che “agenti segreti della Cia dislocati nel sud della Turchia vicino al confine siriano, stabiliscono a chi dare le armi e a chi negarle”.“Gli agenti della CIA permetterebbero che alcuni gruppi armati siriani, in lotta con il regime di Assad, vengano riforniti di materiale bellico, di conseguenza ora i rivoltosi sarebbero in possesso di armi nucleari (sic!), granate, munizioni ed anche armi anticarro. Il trasporto delle merci attraverso il confine pare venga attuato da degli intermediari illegali appartenenti alle file dei “Fratelli Musulmani” della Siria. Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono gli stati che pagano per fare tutto questo”.

siria 11siria 12Gli agenti americani farebbero anche attenzione a non lasciare che le armi finiscano nelle mani dei combattenti di al Qaeda (il gruppo terroristico sostenuto dall’Arabia Saudita, dal Qatar e dalla Turchia e capeggiato da Bin laden da loro assassinato l’anno prima). Ma le sortite militari dei combattenti dell’opposizione sono in collegamento con al Qaeda a cui pare si appoggiano. Molti esperti hanno trovato un parallelo fra la tattica organizzativa degli atti terroristici di al Qaeda e le uccisioni di massa nella provincia di Homs a fine maggio e nella città di Hama eseguite ai primi di giugno.

Quindi armi ad Al Quaeda no ma coordinamento con Al Quaeda nelle azioni militari si. Chi dava quest’ordine?

Da tempo ormai era noto il fatto che  la CIA che coordinava i rifornimenti di armi per l’opposizione siriana. Ora l’informazione è confermata anche da fonti altolocate dell’amministrazione americana. Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto sul Medio Oriente, ritiene che questo sia stato solo uno dei fronti della campagna di guerra in atto per il rovesciamento del presidente Bashar al Assad:

Parte del quadro generale è questo – riferisce Evgenij Satanovskij combattenti libici si sono trasferiti in Siria passando attraverso la Turchia o la Giordania grazie all’appoggio economico del Qatar. Il percorso delle armi provenienti dai Balcani attraversa gli stati di Turchia, Libano, Giordania ed Iraq grazie ai soldi dell’Arabia Saudita. L’Occidente ha sfruttato i mezzi di informazione di massa per diffondere in modo sempre più attivo la guerra ideologica motivando fortemente la necessità di rovesciare il regime di Assad. Questa è solo una parte del quadro strategico occidentale per rimuovere le secolari autorità dei paesi arabi. Una strategia di dominazione. E’ chiaro che per Doha e Riyad liquidare Assad in Siria è solo un modo per continuare la loro campagna ai danni dell’Iran, e contemporaneamente per portare avanti la loro lotta contro gli sciiti e i regimi secolari di tutto il mondo arabo e sostituirli con regimi confessionali sunniti.

Queste notizie danno motivo al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov di fare un paragone fra la situazione siriana con il modo in cui l’Occidente e alcuni stati monarchici del golfo Persico hanno preso parte al rovesciamento del regime in Libia. Egli ha ricordato che era stato imposto l’embargo sulle vendite di armi a qualunque partecipante al conflitto, l’opposizione è stata però apertamente rifornita di armi. In particolare in quell’ occasione la Francia ha pubblicamente annunciato che era lei ad armare i ribelli libici. La stessa cosa fecero anche gli stati del golfo Persico.

lavrovLa storia ora si ripete in Siria. Lavrov ha espresso l’opinione che anche in futuro l’Occidente e i paesi del golfo Persico rispetteranno l’embargo sulle armi come hanno fatto in passato. Ma è evidente che se continueranno ad esserci due pesi e due misure, e quindi si rispetterà l’embargo solo nei confronti del regime che non piace, mentre i ribelli verranno aiutati, a breve la lotta sfocerà nella guerra civile. E’ proprio quello che sta succedendo in Siria.

Ora tornando al racconto del diplomatico, il tentativo di Stevens e della Cia di disarmare i ribelli libici, avrebbe prodotto una vera e propria rivolta di alcuni ribelli culminata poi con l’assalto al consolato: i leader delle milizie libiche che a suo tempo avevano contribuito a rovesciare il regime di Gheddafi, non avevano infatti alcuna intenzione di abbandonare le armi. Con il loro assalto intendevano quindi inviare all’amministrazione americana un messaggio forte e chiaro: si doveva preservare la loro  autonomia  riconoscendo loro il ruolo di «guardiani della rivoluzione».

Quanto all’invio in Siria delle armi sottratte ai ribelli libici, se questa versione venisse confermata, sarebbe un duro colpo per la credibilità del presidente Obama, il quale pubblicamente si è sempre detto contrario all’invio di armi ai ribelli siriani e forse lo era realmente. Ma allora perché Stevens si stava attivando in questo senso? C’era un conflitto Obama -Clinton su queste decisioni?

Il mistero della morte dell’ambasciatore Chris Stevens non finisce qui e, anzi, si infittisce ulteriormente di nuovi misteri dopo la trasmissione di Glenn Beck per The Blaze Beck che ricostruisce cronologicamente i tragici momenti dell’assalto al consolato di Bengasi l’11 settembre 2012.

L’ambasciatore aveva finito la sua visita in Europa e si era recato nel consolato di Bengasi, dice Glenn Beck. Qui – secondo le fonti ufficiali – scoppia un’improvvisa rivolta a causa del film anti-islamico. La gente inferocita attacca la sede diplomatica di Bengasi che, “doveva essere protetta da 30 soldati i quali però inspiegabilmente prima della rivolta scappano”, dice sempre il giornalista di The Blaze, e così Chris Stevens “viene assaltato, trascinato prima per la strada e poi portato in ospedale”.

Ma per Glenn Beck c’è qualcosa che non torna. Alle 22.15 dell’11 settembre 2012 la maggior parte delle persone nel consolato Usa di Bengasi scappano per raggiungere “un luogo più sicuro”. Ma non si portano con loro l’ambasciatore Chris Stevens o l’ambasciatore non vuole andare con loro. Perchè? Riceve forse l’ordine di portare prima a termine la missione sulle armi? Egli resta nell’edificio con soli tre marins i quali non sono nemmeno le sue guardie del corpo. Dunque Stevens è stato abbandonato finanche dalle sue guardie del corpo! Tra le 22:45 e le 23:00 esplodono gli scontri, con colpi di arma da fuoco e lancio di granate. Una granata colpisce il tetto e l’ambasciata viene incendiata. L’attacco da parte della folla viene descritto come “intenso, fatale e accurato”.I tre marines rimasti in ambasciata rimangono uccisi pure loro.

All’1.15 del mattino il corpo di Chris Stevens viene trasportato in ospedale, dove i medici non riescono a salvarlo. Chris Stevens muore per intossicazione da fumi. Poco prima dell’attacco uno degli uomini di sicurezza dell’ambasciata che poi morirà anche lui durante l’assalto, Sean Smith, posta il seguente messaggio su una bacheca online: “Presupponiamo di non morire stanotte. Abbiamo visto uno dei nostri poliziotti a guardia del compound fare delle fotografie”.

libia stevens 3Inoltre ad avallare la teoria per cui la morte di Chris Stevens sia stato un “omicidio premeditato” e non colposo ci si mette anche il quotidiano britannico The Independent, che scrive che “i diplomatici americani erano stati avvertiti di possibili proteste a Bengasi tre giorni prima dell’uccisione dell’ambasciatore Usa”. Dunque quacuno sapeva e aveva avvertito. Ma nessuno – stranamente – se ne era debitamente curato, rafforzando la difesa dell’amabasciata. Il  presidente ad interim libico, Mohammed al-Megarif, ha poi dichiarato che l’attacco al consolato Usa era stato pianificato da tempo da un gruppo islamico legato ad al Qaeda.

Nonostante tutte queste informazioni e nonostante il fatto che “le testimonianze dal campo smentiscono le posizioni ufficiali”  l’ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, Susan Rice, “ha insistito sul fatto che le uccisioni sono state il frutto di una dimostrazione violenta contro il film Inncence of Muslims, sulla vita di Maometto” e che queste proteste “sono andate fuori controllo”.

Un commento della Rete sostiene che in Siria, il presidente Obama avrebbe rifiutato le pressioni di  Hillary Clinton di aggredire le forze di Assad con bombardamenti. Tanto perché se avesse accettato questo  consiglio non sarebbero stati i “moderati” a dominare su Damasco, ma l’ISIS, un gruppo terroristico formato tra quelli armati, addestrati e finanziati sopratutto dal Qatar  e dalla Turchia, meno dall’Arabia Saudita, con il cui re Obama aveva un ottimo rapporto come si vede in questa foto. Evidentemente i re sauditi erano dello stesso parere di Obama.

obama arabiaSecondo un commentatore della Rete: rifiutando ila miscela di sregolatezza e di avventurismo, che ha segnato il periodo in cui Hillary Clinton è stata Segretario di Stato, Barack Obama ha lasciato in stan bay la situazione in Siria, ed è andato avanti con l’accordo con l’Iran, consapevole del fatto che il tempo stava per scadere per il regime delle sanzioni, che sia la Russia che la Cina si sarebbero presto liberate delle risoluzioni delle Nazioni Unite che sanzionavano l’Iran, mentre gli europei (con l’eccezione della Francia) erano  desiderosi di riprendere  i rapporti commerciali con Teheran. Promettendo proprio quello che sarebbe stato comunque costretto a fare, diluire il regime delle sanzioni, il presidente Obama avrebbe ottenuto che la parte iraniana facesse concessioni sostanziali, che, insieme, avrebbero garantito che qualsiasi deterrente nucleare iraniano venisse spinto verso il futuro remoto. Insomma opera di un perfetto premio Nobel per la pace almeno per quanto riguarda la Siria. La Russia è un’altra storia. Oppure anche Obama e i re sauditi sono per la jihad globale che comprende anche gli sciiti come lo era anche Osama Bin Laden.

Si pongono comunque a margine della vicenda alcuni doverosi interrogativi: si possono trafugare le armi di un esercito regolare per darle ai ribelli di eserciti irregolari di altri paesi in lotta contro il proprio governo legittimo? Si può fare questo, ammesso che si possa fare, senza che l’Onu ne sappia niente?.Quelle armi si appartenevano allo Stato libico. Ci guadagnava qualcosa lo Stato Libico da questa operazione o tutto veniva fatto gratis et amore dei? Che fine ha fatto la collaborazione con la CIA di Abdelhakim Belhadj, dopo che questi è passato nell’Isis? E’ continuata o si è interrotta? Perchè il segretario di stato aveva così tanta fretta di inviare le armi ai rivoltosi siriani?  I servizi segreti possono anche eseguire azioni illegali ma se è a rischio la sicurezza del proprio paese. Quale rischio poteva venire agli Stati Uniti da Libia e Siria? Il segretario di stato può mettere a rischio la vita del proprio ambasciatore solo perché  vuole a tutti i costi trasferire immediatamente quelle armi in Siria e fare di testa sua senza coordinarsi con il presidente della Repubblica?. Può un segretario di stato mettersi in concorrenza con dei terroristi? Può un segretario di stato mentire così clamorosamente agli Organi del Congresso che indagano sulla vicenda?. Può infine una persona così essere il prossimo presidente della Repubblica degli Stati Uniti?

Michele Imperio

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