TFR, trattamento di fine rapporto: come si calcola e quando va pagato

A cura di: Giuseppe Catapano

TFR-trattamento-di-fine-rapporto-come-si-calcola-e-quando-va-pagato-370x230Quando va pagato il TFR, come viene tassato, come si calcola prima e dopo il 1990, cos’è la retribuzione utile annua, benefits e periodi di sospensione dal lavoro.

Cos’è il TFR

Il TFR (acronomico che sta per Trattamento di Fine Rapporto – che, dal 1° giugno 1982 ha sostituito l’indennità di anzianità – e da alcuni impropriamente detto “buonauscita”) è un elemento della retribuzione che viene pagato al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro.

Esso è costituito dalla somma di accantonamenti annui di una quota di retribuzione rivalutata periodicamente.

Quando deve essere pagato il TFR?

Il TFR deve essere corrisposto al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro subordinato (a prescindere dalla causa: dimissioni, licenziamento per giusta causa, per crisi aziendale, ecc.), fatto salvo il caso di integrale destinazione alla previdenza complementare o di cessione del credito a terzi, oppure di richiesta da parte del lavoratore di liquidazione diretta in busta paga.

Come viene tassato il TFR?

Il TFR non è assoggettato a contributi previdenziali, ma viene tassato secondo regole diverse (e in modo inferiore) rispetto al pagamento della normale retribuzione in busta paga.

Come si calcola il TFR per gli assunti prima del 1990?

Le regole per il calcolo del TFR sono diverse a seconda che si tratti di lavoratori assunti prima o dopo il 1° gennaio 1990.

Per i rapporti di lavoro iniziati prima del 1990 bisogna distinguere:

– per i periodi precedenti al 31 maggio 1982, si calcola ed accantona l’indennità di anzianità maturata fino a quella data;

– per i periodi tra il 1.06.1982 ed il 31.12.1989 il calcolo avviene con regole particolari che variano a seconda della data di instaurazione del rapporto.

– dal 1° gennaio 1983 al 30 giugno 1983 = L. 358.350 (€ 185,07)

– dal 1° luglio 1983 al 31 dicembre 1983 = L. 298.625 (€ 154,23)

– dal 1° gennaio 1984 al 30 giugno 1984 = L. 238.900 (€ 123,38)

– dal 1° luglio 1984 al 31 dicembre 1984 = L. 179.175 (€ 92,54)

– dal 1° gennaio 1985 al 30 giugno 1985 = L. 119.450 (€ 61,69)

– dal 1° luglio 1985 al 31 dicembre 1985 = L. 59.725 (€ 30,85)

Come si calcola il TFR per gli assunti dopo il 1990?

Per calcolare l’ammontare del TFR spettante al lavoratore è necessario sommare, per ciascun anno di servizio, la retribuzione utile (v. dopo) percepita dal dipendente in quello stesso anno e poi dividerla per 13,5. Questa operazione va ripetuta per quanti sono stati gli anni di lavoro. La somma dei singoli risultati (uno, cioè, per ogni singolo anno di servizio) darà l’ammontare complessivo del TFR.

Tale disposizione non può essere derogata, neanche in senso migliorativo, da nessun tipo di accordo, sia anche il Ccnl.

L’individuazione della retribuzione annua utile ai fini del calcolo del TFR deve operarsi facendo riferimento alla normativa in vigore al momento dei singoli anni in cui esso viene calcolato e accantonato dal datore di lavoro e non a quella in vigore al momento della cessazione del rapporto.

La quota di retribuzione annuale così determinata deve essere accantonata e rivalutata al 31 dicembre di ciascun anno, al fine di non far perdere potere di acquisto al lavoratore su tali accantonamenti.

L’accantonamento deve essere iscritto in bilancio e il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicarne annualmente l’entità (oltre che nei casi di richiesta del lavoratore).

Nella retribuzione annua da considerare vanno compresi tutti i compensi liquidi ed esigibili, anche se erogati successivamente per qualsiasi ragione.

Devono essere considerati i compensi arretrati dovuti per effetto di vertenze, conciliazioni e rinnovi contrattuali con decorrenza retroattiva: l’accantonamento deve essere effettuato con la retribuzione del relativo periodo cui si riferiscono.

L’estinzione per prescrizione di un credito derivante da retribuzione non pagata preclude al lavoratore la possibilità di richiedere il pagamento dei corrispondenti importi, ma non di pretendere che il TFR venga calcolato anche sulla base della retribuzione dovuta all’epoca dei singoli accantonamenti e non corrisposta.

È quindi importante che il datore di lavoro verifichi anno per anno la corretta maturazione del TFR con particolare riguardo all’inclusione nella retribuzione utile di taluni elementi, sia in denaro che in natura, che possono alterare sensibilmente – anche a distanza di molti anni dalla loro erogazione – l’ammontare del TFR dovuto e, conseguentemente, il costo della liquidazione delle competenze di fine rapporto.

Cosa si intende per retribuzione utile annua?

Nella retribuzione da accantonare anno per anno devono essere considerate tutte le somme corrisposte per via del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura.

Sono escluse le somme pagate a titolo di rimborso spese.

Se il contratto collettivo applicato in azienda o stipulato dall’organizzazione sindacale cui il datore di lavoro è iscritto, specifica chiaramente quali elementi devono essere computati (e/o quali devono essere esclusi), il datore di lavoro stesso è tenuto a rispettare tali criteri.

Vanno considerati anche i compensi occasionali. Secondo, infatti, la Cassazione, non è necessario che un determinato compenso abbia assunto carattere di definitività, ma è sufficiente che di esso il lavoratore abbia goduto in modo normale in corso ed a causa del rapporto di lavoro.

L’individuazione della retribuzione utile per il TFR pertanto prescinde dalla ripetitività (regolare e continua) e dalla frequenza delle prestazioni e dei relativi compensi.

Bisogna escludere dal calcolo solo gli elementi sporadici ed occasionali, cioè collegati a ragioni aziendali del tutto imprevedibili e fortuite.

Dal fondo accantonato alla fine dell’anno deve essere detratto un contributo a favore del Fpld pari allo 0,50% calcolato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Si contano anche i benefits in natura ricevuti dal lavoratore?

Per il calcolo del TFR si deve considerare i benefici in natura. In tal caso, occorre fare riferimento al valore normale del bene o servizio e non all’eventuale valore convenzionale stabilito ai fini dell’assoggettamento a prelievo fiscale e contributivo.

I periodi di sospensione dal lavoro vengono calcolati?

Normalmente nei periodi di sospensione del rapporto di lavoro per causa del lavoratore (come, ad esempio, nell’ipotesi di malattia, maternità o sciopero) oppure per causa del datore di lavoro (come, ad esempio, nei casi di ricorso alla CIG) non viene pagata alcuna retribuzione al lavoratore, pertanto non possono essere presi in considerazione ai fini del calcolo del TFR. In tal caso si deve tener conto unicamente delle retribuzioni dei restanti periodi effettivamente lavorati.

Come vengono rivalutati gli accantonamenti del TFR?

L’importo degli accantonamenti annuali confluisce in un fondo individuale di TFR, che – con l’esclusione della quota maturata nell’anno – è soggetto a rivalutazione su base composta al 31 dicembre di ogni anno (o al momento della cessazione del rapporto di lavoro se antecedente).

La rivalutazione del fondo si calcola applicando un tasso costituito dal valore fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Nel caso di un rapporto di lavoro iniziato e cessato nel medesimo anno solare, la quota di TFR accantonata non viene rivalutata.

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