Clausole vessatorie nei contratti di assicurazione vita: come riconoscerle

A cura di: Giuseppe Catapano

Le clausole vessatorie sono quelle clausole che, malgrado la buona fede, determinano per il consumatore un significativo squilibrio degli obblighi derivanti dal contratto. Nei contratti di assicurazione vita sono vessatorie, ad esempio, quelle clausole che impongono al beneficiario di formulare la domanda di risarcimento su un modulo predisposto dall’assicuratore.

Anche-senza-polizza-assicurazione-rc-auto-automobilista-risarcito--370x230La Corte di Cassazione si è pronunciata di recente su questioni essenziali per chi sottoscrive un contratto di assicurazione vita, ossia sull’identificazione delle clausole vessatorie presenti negli accordi assicurativi. Non è semplice per i consumatori individuare la presenza di postille lesive dei propri diritti; eppure esistono clausole che rendono arduo di fatto, l’esercizio di uno dei diritti più importanti relativi alle polizze vita: il diritto all’indennizzo.

Esistono clausole che ad esempio, accrescono gli adempimenti a carico del beneficiario in modo tale da aggravare e allungare i tempi di liquidazione della prestazione assicurativa, e che si configurano come veri e propri ostacoli al risarcimento del danno. Per definizione, le clausole vessatorie, sono quelle clausole che malgrado la buona fede, determinano per il consumatore un significativo squilibrio degli obblighi derivanti dal contratto. La recente pronuncia della Cassazione ha ritenuto vessatorie, nell’ambito dei contratti di assicurazione vita, quelle clausole che impongono al beneficiario di formulare la domanda di pagamento su un modulo predisposto dall’assicuratore, perché si pongono in contrasto con il principio di libertà delle forme.

I giudici hanno affermato che i contratti relativi alla polizze vita non dovrebbero più prevedere che la richiesta di risarcimento debba essere necessariamente sotto scritta presso la sede, l’agenzia, o l’intermediario assicurativo, perché tale modalità entra in contrasto con la libertà personale e di movimento del beneficiario, imponendogli oneri che non comportano, oltremodo, alcun vantaggio o beneficio per l’assicuratore.

Allo stesso modo, sono vessatorie quelle clausole che impongono agli eredi di presentare una relazione medica sulla morte dell’assicurato, perché in questo modo i beneficiari dell’assicurazione vita vengono gravati di costi e di un onere probatorio che spetta all’impresa di assicurazione. Spetta infatti all’assicuratore provare circostanze che escludono l’indennizzabilità, mentre il beneficiario ha il solo obbligo di provare l’avverarsi del rischio. Per gli stessi motivi l’assicurazione aggrava il procedimento di indennizzo anche quando richiede copia delle cartelle cliniche e dei ricoveri subiti dal portatore di rischio anni prima rispetto al decesso.

In materia di privacy nell’assicurazione vita, la Corte di Cassazione ha invece affermato che tra i dati relativi alle persone decedute ai quali hanno diritto d’accesso gli eredi, non rientrano quelli identificativi di terze persone (ad esempio i beneficiari della polizza vita stipulata dal defunto).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: