Renzi: “Mai detto aboliamo Senato”. Eppure è una buona idea

A cura di: Giuseppe Catapano

Matteo_Renzi_Festa_Unita_73-kclG--258x258@IlSole24Ore-WebROMA – Un titolo su la Stampa da far sembrare Renzi un bambino viziato che con le istituzioni ci gioca come mattoncini del Lego. Eccolo il titolo: “Renzi minaccia: abolisco il Senato e ci faccio un museo”. Titolo con tanto di virgolettatura ad autenticare la provenienza diretta della frase dalle labbra del presidente del Consiglio. Come troppo spesso accade la sostanza e la lettera dell’articolo di Carlo Bertini sotto stante quel po’ po’ di titolo non legittimavano quel titolo davvero sorprendente e inquietante. Insomma la frase “ci faccio un museo” non l’aveva detta proprio nessuno, l’articolista questa conseguenza l’aveva dedotta, intuita, narrata. E la stessa “abolizione” del Senato non era un programma, un progetto, tanto meno una minaccia, era, si leggeva nel testo, la conseguenza paradossale del rimettere tutto in discussione della legge.

Eppure, nonostante l’evidente forzatura giornalistica, quel titolo coglieva una impazienza, una difficoltà, quasi una rabbia di Renzi. Qualcosa doveva esserci, più sobriamente il Corriere della Sera titolava ” Ma c’ è anche un piano B: abolire Palazzo Madama”. titolo appoggiato sulla battuta, anonima ma attribuita a Renzi stesso, “tanto vale abolirlo”. Qualcosa doveva esserci e il combinato disposto dei due titoli dei grandi quotidiani rendeva l’immagine di un Renzi dittatorello infastidito.

Infatti poche ore dopo i titoli dei quotidiani arrivava la nota ufficiale di Palazzo Chigi: “Mai pronunciata, pensata, riferita una frase assurda e volgare come abolisco il Senato e ci faccio un museo”. Smentita credibile, almeno in parte. Nessun politico dotato di minimo senno, nessun governante che non sia letteralmente ubriaco pronuncerebbe frase con ovvia e voluta assonanza ed eco del Mussolini al Parlamento “Farò di questa’aula bivacco di manipoli”. Quindi lo “abolisco e ci faccio un museo” non è plausibile nella realtà, proprio quanto è accattivante nello storytelling giornalistico. Ma è vero e a prova di smentita il ragionamento da cui nascono articoli e titoli, un ragionamento che è molto plausibile attribuire a Renzi.

Ragionamento che così si svolge: se le opposizioni tutte unite smontano la legge, se si ricomincia da capo, allora…si ricomincia da capo. E nel ricominciare da capo c’è anche, c’è sempre stata la possibilità di risolvere il problema delle due Camere nella maniera più semplice: conservando una sola di Camera legislativa. Molti paesi democratici di Camera ne hanno una sola e l’idea di fare a meno del Senato non era certo estranea alle ipotesi dei costituzionalisti, alle riflessioni del Pd, allo spirito del Movimento Cinque Stelle, perfino a certi tratti del berlusconismo.

Renzi si smarca quindi dalla frase indubbiamente “volgare” dello “abolirò il Senato e ci farò un museo”. Però l’abolizione del Senato tanto assurda non è, anzi. Il Senato modello Renzi/Boschi e una Camera delle autonomie che pesca il suo personale politico nel peggio che c’è oggi nel ceto politico: la politica locale. Governi locali, nel migliore dei casi centri di spesa incontrollata e centri di governo della società per via assolutamente clientelare e lobbystica. Nel migliore dei casi…Negli altri casi corruzione e anche peggio. Comunque un ceto politico locale frutto e figlio di una selezione alla rovescia: i peggiori della società civile (ed è tutto dire) di casa nelle liste e Assemblee regionali e comunali.

Il Senato di Bersani e di tutti coloro che vogliono i sentori continuino ad essere eletti direttamente, continuino ad avere popolare investitura è il Senato che c’è. Con la suprema funzione nel migliore dei casi di tenere a bada e a freno il governo, qualsiasi governo. Nel concreto dei casi con la funzione di fermare, bloccare, smontare il governo di Renzi. Il Senato di molte delle altre opposizioni è il Senato dove si conserva il seggio se non si tocca nulla o quasi.

Di fronte a queste alternative concrete l’abolizione tout court del Senato è ottima idea. Si toglie un freno alla governabilità, si leva un terreno di pascolo alla Casta, si modernizza il processo legislativo, si impedisce che la selezione al peggio che determina consiglieri e assessori sia premiata determinando domani anche senatori. Ottima idea, infatti proprio perché buona anzi ottima, in Italia può viaggiare e fare capolino solo come paradosso.

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