Riforma Senato avanza nel caos, Grasso: Non siamo da museo

A cura di: Giuseppe Catapano

senaotROMA – Al Senato c’è la discussione finale sulla riforma della Costituzione che prevede la fine del bicameralismo perfetto. Una discussione iniziata come da attese: con le opposizioni in rivolta che gridano al regime o, come nel caso di M5S, che fanno Aventino e abbandonano i lavori in Commissione. E il presidente del Senato Pietro Grasso chiede a Renzi di “non relegare le istituzioni in un museo”:

“Coltivo la remota speranza che la politica chiamata a scelte fondamentali per il futuro del Paese possa far sua la capacità di fare del confronto leale e della comprensione reciproca la modalità principale della sua azione, piuttosto che far trapelare la prospettiva che si possa fare a meno delle Istituzioni relegandole in un museo”.

Molto dipendeva dal presidente del Senato Pietro Grasso. Presidente che ha deciso di andare avanti con i lavori scatenando la protesta di Lega, M5s e Sel che puntavano a fermare tutto utilizzando la legge quadro sulle missioni internazionali.

Renzi, davanti alle accuse di avere “troppa fretta” risponde con una battuta che lascia trapelare il suo fastidio:  “A chi dice state facendo troppo veloci rispondo: non per cattiveria, ma questa riforma è attesa da 70 anni. La prima commissione fu fatta nell’83, io e Xavier (premier del Lussemburgo che Renzi aveva appena incontrato, ndr) andavamo alle elementari”.

Intanto il ministro Maria Elena Boschi concede un’intervista al Corriere della Sera in cui ripete di avere fiducia e che il governo ha i numeri. Il voto di ieri 16 settembre sulle pregiudiziali di costituzionalità sembra darle ragione (70 voti di margine) ma la partita resta aperta.

Ancora una volta ballano i voti della minoranza Pd. Pier Luigi Bersani continua a chiedere di lasciare “margini di manovra al Parlamento”. Il governo e Renzi da questo orecchio non ci sentono. Anche perché cambiare significherebbe ricominciare su una riforma che è stata già votata due volte.

Le opposizioni, intanto, gridano al regime. Lo fa Roberto Calderoli, per esempio. Per lui la riforma crea le condizioni per un possibile “ritorno del fascismo”. Tutto perché consente “ad un partito del 25% la possibilità di fare il Presidente della Repubblica, 10 giudici della Corte costituzionale, le authority e il Csm. C’è uno squilibrio che va corretto” e “se in un sistema la maggioranza si prende gli organi di garanzia, non è più un sistema, ma un regime”.

Strappo del M5S. “Confidiamo di trovare in Mattarella la sensibilità istituzionale e l’attenzione che è mancata nell’Aula del Senato”, si legge sul profilo Facebook di Beppe Grillo. E poi la decisione dei grillini: “Il Movimento 5 Stelle abbandona a tempo indefinito la Commissione Affari Costituzionali del Senato, che di fatto è stata commissariata ed esautorata dal governo per la seconda volta in pochi mesi. Prima il blitz sulla legge elettorale, ieri quello sulla Costituzione. L’ultimo nostro atto è stato il deposito della pregiudiziale d’incostituzionalità sulla famigerata legge Boccadutri che regala decine di milioni di euro di rimborsi elettorali ai partiti senza i controlli previsti dalle norme vigenti. Pregiudiziale scandalosamente bocciata dai partiti”.

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