Putin nuovo garante della stabilità del Medio Oriente anche con lo Stato di Israele

russia israeleIl premier israeliano Benjamin Netanyahu incontra oggi al Cremlino su susa richiesta, il presidente russo Vladimir Putin per esaminare gli sviluppi della guerra civile in Siria alla luce dell’arrivo delle truppe russe. A sottolineare la prevalenza degli aspetti militari nel vertice Putin-Netanyahu c’è la scelta, insolita, dell’ospite di farsi accompagnare da due alti responsabili delle forze armate.

Si tratta di Gadi Eisenkot, capo di Stato Maggiore di “Tzahal”, e Herzl Halevi, comandante dell’Intelligence militare. Proprio ieri sono state pubblicate le foto di quattro Su-27 russi sulla pista della base di Latakia: si tratta di aerei per garantirsi il controllo dei cieli e ciò viene letto a Gerusalemme con la scelta di Mosca di pianificare una presenza di lungo termine in Siria. L’ex capo del Mossad, Ephraim HaLevi, in un articolo su “Yedioth HaHaronot”, prevede che «Putin illustrerà a Netanyahu ragioni e intenti dell’intervento in Siria e poi Netanyahu porrà delle domande».

Fonti israeliane suggeriscono che Netanyahu chiederà forme di coordinamento per evitare attriti militari in una zona di operazioni dove anche Israele è attiva, puntando a ribadire il proprio diritto di intervento per fronteggiare pericoli terroristici ed impedire l’arrivo di armi sofisticate ad Hezbollah.

libia stevens 4Non so come si concluderà questo incontro ma esso non sarebbe stato possibile se il quadro politico non fosse notevolmente mutato negli ultimi anni soprattutto rispetto al 2004 quando i servizi segreti israeliani inglesi e americani cominciarono a preparare l’Isis, la formazione terroristica in funzione anti-sciiti anti-russi e anti-cinesi supportata economicamente dal Qatar e dalla Arabia Saudita per sostituire Al Qaeda diventata inaffidabile per i suoi rapporti con gli sciiti iraniani e per i suoi atteggiamenti eccessivamente ostili contro l’Occidente. Ricordo a me stesso che fu proprio una formazione minore affiliata ad Al Qaeda che assassinò spavaldamente nel 2012 l’ambasciatore americano Chris Stevens a Bengasi in Libia. L’Isis  serviva per aggredire sotto la guida americana i dittatori nord-africani e arabi troppo aperti nei confronti della Cina e della Russia.

Questo mutamento del quadro politico è dovuto fondamentalmente  a quattro ragioni.

La prima ragione è che Israele ha supportato fino ad ora i Fratelli Musulmani e quindi il Qatar perché i Fratelli Musulmani egiziani differentemente dagli altri partiti egiziani erano disponibili a cedere ad Israele la sovranità sul Sinai affinchè Israele ne potesse fare uno stato palestinese. Ora però essendo stati scoperti importanti giacimenti gasiferi proprio dinanzi al Sinai questa operazione non interessa più perchè non si può fare più.

La seconda ragione è che nel “tutti contro tutti” che si è creato in Siria si stanno formando incomprensioni, contrapposizioni e attriti anche fra Qatar e Israele e fra Israele e Turchia.

Sheikh Tamim,L’emiro del Qatar, Sheikh Tamim, ha preso recentemente contatti con il re saudita Salman e con gli altri capi di stato arabi per discutere della crisi in corso a Gerusalemme e degli scontri nella spianata delle moschee. Parlando con il re saudita, secondo quanto riferisce l’emittente televisiva “al Jazeera”, l’emiro del Qatar avrebbe parlato di “gravi violazioni” da parte di Israele. Inoltre Sheikh Tamim ha aggiunto che “siamo di fronte a un grave attacco di Israele contro i nostri luoghi santi”. L’emiro del Qatar ha chiesto uno sforzo arabo “per fermare Israele” anche in un colloquio con il re giordano Abdullah II ed ha discusso della questione anche con il presidente francese, Francois Hollande e col premier britannico David Cameron i quali – bontà loro – hanno ancora fegato per continuare a dialogare con questo individuo, finanziatore conclamato di gruppi terroristici.

cipro nord 1mappa-ciproLa incomprensione fra Israele e Turchia è dovuta al fatto che Israele appoggia lo sforzo dei curdi per creare uno stato curdo in Kurdistan e Erdogan invece li osteggia. Inoltre anche Erdogan si propone per la futura gestione del petrolio siriano, aumentando così la confusione e impedendo di fatto una soluzione della crisi siriana. Israele a questo scopo ha chiesto alla Grecia l’uso del suo territorio per esercitazioni militari in comune presumibilmente in chiave antiturca dato che la Turchia,– fra l’altro – non intende riconoscere i diritti della Grecia sui depositi gasiferi del Mare Egeo perché non terrebbero conto di Cipro-nord la quale tanti anni fa divenne turca per via di un’invasione turca mai legittimata dalle Nazioni Unite. Ha potere di rivendicare diritti sul Mare Egeo la Turchia?

grecia israeleIl premier greco Alexis Tzipras per giustificare la sua sottomissione alla troika ha detto che anche lui era contrario agli accordi ma che li sottoscrisse ugualmente perché allontanandosi dalla Nato avrebbe generato per la Grecia una catastrofe. A che cosa si riferiva?

E’ ovvio che tutto questo induce Israele a cambiare strategia e a prendere le distanze dai suoi vecchi alleati.

Terza ragione: Tutto il Nordafrica e tutto il Medio Oriente stanno per diventare una enorme polveriera per la rissosità del fronte anti-siriano e per le incertezze e le ambivalenze della linea politica del presidente americano Barak Obama . Circa 220.000 persone sono state uccise in Siria e 7,6 milioni sono sfollati interni in Siria. Altri 4 milioni di persone hanno lasciato il paese. Si tratta della più grande popolazione di rifugiati in un unico conflitto da più di 25 anni. E mentre non si sopiscono i vecchi conflitti altri ne stanno per nascere proprio per le incertezze e gli errori di Barak Obama. l’opinione pubblica mondiale tende ad attribuirne la principale responsabilità  ad Israele ma in verità Israele finora non è intervenuta direttamente nel conflitto. ha semplicemente fatto da spettatore.

La missione del delegato dell’ONU Bernerdino Leon in Libia voluta fortemente proprio da Barak Obama è praticamente fallita. Le due parti islamisti e musulmani laici non si sono accordati segno che le potenze che agiscono per procura (Arabia Saudita Emirati Arabi e Egitto da un lato Qatar e Turchia dall’altro non hanno trovato un’intesa fra loro). Anche qui l’impegno di Qatar e Turchia si poneva a sostegno dei “Fratelli Musulmani” ma ora per le ragioni dette i Fratelli Musulmani non interessano più. Ciononostante il presidente Obama continua a sostenerli e questo non fa che aumentare la confusione e l’instabilità, cosa che non giova ad Israele.

al-Thinni“Dopo averci aiutato a rovesciare il regime di Muammar Gheddafi, ha detto il premier al-Thinni del governo legittimo di Tobruk la comunità internazionale, soprattutto i paesi maggiori, ha lasciato la Libia da sola” e ora “è responsabile di quanto accade” nel Paese, spiegando che le sanzioni dell’Onu che impediscono le importazioni di armi in Libia “rendono uguali vittime e carnefici. Questa è una delle ironie dell’Onu”, ha denunciato il primo ministro libico. “Vogliono che combattiamo il terrorismo, i gruppi dell’Isis e di Ansar al Sharia, (che è l’organizzazione che assassinò l’ambasciatore amercano Chris Stevens) ma senza il sostegno di alcuni (Paesi) fratelli, non avremmo resistito così a lungo”, ha proseguito il premier del governo transitorio che ha ringraziato pubblicamente gli Emirati arabi, l’Arabia Saudita e l’Egitto del sostegno ricevuto.

putinnobelQuarta ragione: la soluzione del bombardamento dei siti nucleari iraniani è fallita e dunque non resta altro che mettersi d’accordo con i principali sponsor degli iraniani e quindi con i russi, sempre che  i russi garantiscano la non aggressione di Israele da parte dei suoi nemici sciiti. E dato l’ascendete che Putin ha mostrato di avere sugli sciiti questa è considerata un’ipotesi possibile. Il ripudio per la guerra la tenacia nelle trattative il costante controllo dei propri impulsi sempre manifestato da Putin alla fine hanno pagato. Ecco perché Isreale non disdegnerebbe più come sarebbe stato un tempo una presenza stabilizzatrice della Russia in Medio Oriene e in Nordafrica. Anzi quasi quasi la preferisca alla gestione caotica e guerrafondaia di Obama, sempre che la Russia dia garanzia per la sua causa principale intesa come sopravvivenza e sicurezza dei territori.

gasdotto qatarVa spiegato a questo punto perché è nato questo caos. Nelle acque territoriali della Siria, così come in quelle della Grecia, di Israele e ora dell’Egitto ci sono giacimenti di idrocarburi immensi estesi per più regioni delle dimensioni dell’Arabia Saudita.. Quando questi giacimenti saranno a regime se ne gioveranno maggiormente gli stati che avranno le condotte per portare il gas e il petrolio sui mercati. La guerra per il controllo della Siria è quindi l’ennesima puntata di una guerra occulta che si sta combattendo e per il controllo del gas e del petrolio scoperti recentemente nel Mar Mediterraneo Orientale e per il controllo delle rotte.

A questo contesto anche la Russia e Israele sono fortemente interessati. Subito dopo l’accordo per la eliminazione del gas siriano (gas che possedevano tutti gli stati arabi meno l’Irak e in particolare i ribelli siriani riforniti dall’Arabia Saudita) la Russia ha stipulato un importante contratto con il governo siriano.

Il 25 dicembre 2014 il ministro del Petrolio siriano Sulayman Abu Mazin, a nome del governo siriano ha firmato un contratto di 25 anni con la società russa SojuzNefteGaz per la prospezione petrolifera SojuzNefteGaz è guidata dall’ex ministro dell’energia russo Jurij Shafranik, e il suo principale azionista è la Banca centrale della Russia. Ha anche piani di sviluppo in Iraq e in Uzbekistan. L’accordo siriano fa quindi parte di una strategia regionale più vasta e a più lungo termine perseguita da Vladimir Putin. Cosa con la quale Israele intende ora confrontarsi.

Poco prima il presidente americano Barak Obama aveva minacciato una sciagurata  quanto stupida azione militare contro la Siria fatta di bombardamenti dal mare contro Damasco dove ci sono importanti siti nucleari e avversata urbi et orbi anche dal Papa. Poi non senza resistenze, aveva concordato un accordo con il presidente siriano Bashar Assad per rimuovere dal Paese le armi chimiche da lui possedute.

Quindi la Russia ora detiene i diritti di esplorazione e di sviluppo di una parte importante delle acque al largo della Siria e potrebbe o collaborare con Israele o scontrarsi con esso perché da quando si è scoperta la presenza significativa di gas al largo del suo mare,  nel 2010, anche lo stato di Israele è divenuto un importante attore nello sviluppo degli idrocarburi nel Mediterraneo orientale.

qatar rottePrima di questo accordo russo-siriano nel 2009, l’emiro del Qatar si recò a Damasco per negoziare un accordo con il Presidente Bashar Assad sul gasdotto del Qatar dall’enorme giacimento di gas offshore North Dome, contiguo con il giacimento di South Pars nelle acque iraniane del Golfo Persico Il giacimento South Pars/North Dome è il più grande giacimento di gas del mondo ed è condiviso tra Iran e Qatar. Il Qatar, è già il più grande produttore di gas naturale liquefatto (GNL) del mondo, ma questo gas è diretto soprattutto al mercato asiatico come si può vedere dalla cartina. Le rotte europee sono dominate dalla Russia Ora si da il caso che nel 2009 il Qatar voleva avere accesso anche al mercato del gas europeo. La proposta del Qatar ad Assad era quella di costruire un gasdotto che trasportasse il gas del Qatar attraverso Siria e Turchia, Bashar Assad rifiutò citando le forti relazioni energetiche della Siria con la Russia.

siria iranNel marzo 2011, quindi poco prima delle cosiddette primavere arabe, Bashar Assad firmò un altro accordo su un altro gasdotto: questa volta con  l’Iran.

Il gasdotto iraniano collegherebbe il suo giacimento del Golfo Persico al Mediterraneo attraversando Iraq e Siria.

Non appena s’è asciugato l’inchiostro di questo accordo Iran-Iraq-Siria, una guerra terroristica su vasta scala, finanziata dal Qatar e  dall’Arabia Saudita con oltre tre miliardi di dollari, ma già preparata da tempo da Israele Stati Uniti e Inghilterra è esplosa in Libia, in Siria e poi anche in Irak, nonostante che per l’Irak il presidente americano Barak Obama fosse contrario. Ricordo che sia l’Iran che l’Iraq sono retti da un governo sciita e appoggiano Bashar Assad  e che l’Irak   è passato con l’avvento della democrazia da un governo sunnita a un governo sciita.

La Russia quindi è intervenuta dopo il fallimento di Qatar, Arabia Saudita e Turchia di rovesciare il regime di Assad con la forza e di sostituirlo con un regime fondamentalista wahabita saudita o uno fondamentalista salafita dei Fratelli musulmani, dunque del Qatar e forse anche della Turchia..

Senonchè su questo gas siriano vogliono mettere le mani tutti americani, qataregni sauditi e perfino turchi..

Military Operations CenterLa confusione si alimenta sempre di più per i contrasti manifestatisi fra le forze in campo. Tanto per  fare un esempio il 27 luglio di quest’anno 2015 si era tenuta una riunione tra militari turchi e i comandanti delle brigate di Aleppo per pianificare l’attacco, per il quale la Turchia avrebbe garantito, oltre alle forniture, anche il necessario appoggio aereo. Il giorno successivo i leaders delle brigate di Aleppo si sono incontrati con ufficiali del Military Operations Center (Stati Uniti) segretamente stabilito in Giordania, Nella riunione è stata messa a punto la creazione di una operations room per coordinare posizioni delle varie brigate lungo il fronte di attacco, condividere le informazioni e incanalare le richieste di attacchi aerei per rendere possibili le offensive contro i soldati dell’Isis. Le brigate di Thuwar al-Sham, con una forza stimata in 3.500 miliziani, avrebbero dovuto estromettere l’ISIS (e quindi il Qatar e l’Arabia Saudita) dalla fascia di territorio di circa 100 chilometri tra le città di Jarabulus, a est, e Azaz, a ovest del confine turco-siriano.

Ma le parti (turchi e americani) non si sono messe d’accordo perché mentre per gli USA andava creata una zona libera dall’ISIS, la Turchia voleva creare una buffer safe zone, vale a dire una zona libera da combattimenti . Obiettivo che la Turchia poteva raggiungere soltanto prendendone il controllo a terra e nei cieli, istituendo de facto raid dopo raid una no-fly-zone (lo farebbe però in violazione delle leggi internazionali, perché una no-fly zone può essere autorizzata solo dalle Nazioni Unite e quindi anche dalla Russia).

curdi e turchiaerdogan 2 erdogan obamaleviathan libano israeleLa Turchia quindi sta usando il pretesto della lotta all’ISIS per prendere parte direttamente alla guerra in Siria. Ma con quale scopo? Secondo alcuni commentatori l’ interesse turco è quello per cui i curdi siriani dell’YPG (Unità di Protezione del Popolo) non conquistino ulteriore territorio a ridosso del confine con la Turchia e che non arrivino fino alla roccaforte dell’Isis di Raqqa, da cui distano ormai solo quaranta chilometri. Se i curdi arrivassero a Raqqa – ragionano i turchi – i miliziani jihadisti potrebbero essere scompaginati ma, al contempo, l’YPG potrebbe espandere ulteriormente il territorio del Kurdistan siriano che poi fornirebbero alimento e supporto ai separatisti della regione curda della Turchia.

Secondo altri commentatori invece il vero interesse turco sarebbe quello per cui Bashar Assad cada sotto forze controllate da Ankara in modo che Ankara potrebbe instaurare in Siria un regime suo insieme a Stati Uniti e/o a Qatar per avere poi titolo nello sfruttamento dei giacimenti gasiferi siriani.

La Turchia poteva raggiungere questo obbiettivo con l’operazione pianificata che, oltre il resto, potrebbe distogliere i caccia USA, in una scala di priorità tattiche, dall’ appoggio finora fornito ai curdi dell’YPG impegnati contro l’ISIS. Oltretutto se le nuove forze su cui ora gli USA puntano riusciranno nell’intento di eliminare la presenza di ISIS dalla zona di frontiera, gli USA avrebbero altre forze in Siria con cui combattere la minaccia jihadista e verrebbero perciò messi nelle “condizioni” di diminuire il loro supporto ai curdi filo-PKK.

Ma questi contrasti dei turchi con gli americani sono sembrati ad alcuni una mossa tattica pro-Isis e quindi pro-Qatar per far sì che Assad cada sotto i colpi del Qatar e non anche sotto i colpi degli americani, i quali evidentemente promettono alla Turchia meno di quanto promette il Qatar..

Peraltro ad avvalorare che la cosa sia un pretesto c’è la circostanza che per la Turchia si presenterebbe un problema una volta ottenuta la buffer free zone richiesta, inviare militari per presidiarla. Motivo per cui Erdogan già da mesi aveva iniziato a muoversi. E a Baku, dove a giugno aveva incontrato Vladimir Putin a margine dei Giochi Europei, aveva affermato che il presidente russo si sarebbe convinto di non dover più sostenere Bashar Assad,

erdogan-isisLa realtà, però, era ben diversa tant’è che Vladimir Putin nei primi giorni di agosto, avendo capito  le reali intenzioni della Turchia, aveva convocato personalmente l’ambasciatore turco in Russia minacciandolo di far fare alla Turchia la stessa fine della Germania ai tempi della seconda guerra mondiale a Stalingrado. «Puoi dire al tuo presidente dittatore che può andare al diavolo con i suoi terroristi dell’Isis e renderò la Siria un’altra grande Stalingrado per Erdogan e i suoi alleati sauditi che non sono meno crudeli di Adolf Hitler», avrebbe detto Vladimir Putin, dopo due ore di discussione e dopo aver messo alla porta l’emissario turco.

Dopo quella sfuriata per fugare i dubbi i turchi hanno concesso agli USA la base turca di Incirlik, e questi hanno iniziato a mandare droni armati nel nord della Siria. La Casa Bianca ha autorizzato a usarli contro le milizie qaediste di Jabhat al-Nusra (Arabia Saudita), che hanno attaccato miliziani del New Syrian Army (nuova formazione militare americana  ndr) addestrati dagli americani in Giordania. Secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca avrebbe anche dato l’approvazione per proteggere i ribelli moderati da attacchi dell’esercito siriano. Al che sono seguite le dichiarazioni del 3 agosto del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale, giusto dopo aver incontrato il segretario di Stato americano John Kerry in Qatar, ha detto che un attacco degli USA contro le forze armate di Damasco sarebbe una “violazione delle leggi internazionali”, oltre che “un ostacolo a formare un fronte unito antiterrorismo” per combattere le milizie di ISIS e di al-Nusra.

Dunque nella partita siriana ognuno persegue i propri scopi, quasi mai allineati o coincidenti con quelli degli alleati o dei potenziali alleati mai giungendo alla parola fine e creando sempre nuove guerre, nuova instabilità e nuove reazioni sul piano internazionale anche contro Israele perché Israele per il suo iniziale appoggio ai Fratelli Musulmani è ritenuto uno dei responsabili dell’attuale caos.

Donald-TrumpSulla spinta della pubblica opinione mondiale sempre più indiganta dai fatti siriani e dalla crisi dei profughi qualcosa si sta cominciando a muovere anche negli Stati Uniti, dove i candidati sotto il controllo sionista e dei new con Hillary Clinton e Jep Busch sono bistrattati dagli elettori. Gravati sulla coscienza dalle gravi turbolenze dell’insurrezione islamista saudita del marzo-aprile 2011, quando nei primi mesi della crisi, da Dara ad Homs, gruppi armati come la brigata al-Faruq formata da estremisti e terroristi sostenuti da Arabia Saudita e Qatar commisero atrocità, fecero saltare in aria ospedali, portavano slogan genocidi e praticavano la pulizia etnica settaria, i sauditi hanno chiesto recentemente di potersi armare anche dalla Russia, oltre che dagli Stati Uniti per decine di miliardi di dollari, hanno omaggiato calorosamente Putin tramite i loro alleati egiziani in Egitto quando Putin è andato a rendere loro visita, hanno finanziato importanti commesse degli egiziani, sono andati a colloquio da Putin e e hanno invitato Putin a recarsi in Arabia Saudita, segno di una preoccupazione e – secondo alcuni commentatori della Rete – anche di una disperazione se non proprio di una richiesta di pietà, per quello che hanno fatto in Siria.

Donald Trumph, il candidato repubblicano fuori dal controllo dei new con, dei sionisti e delle varie lobby nell’ ultimo confronto elettorale televisivo con gli altri candidati alla Casa Bianca ha detto testualmente: Barak Obama non è cristiano, è musulmano e non è neppure nato negli Stati Uniti……….. A buon intenditor poche parole.

Michele Imperio

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