Omicidio dei fidanzati, indagato un commilitone di 26 anni di Trifone

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatapPORDENONE – A 6 mesi dal delitto dei fidanzati di Pordenone, finalmente c’è la prima svolta. E nella notte la Procura avrebbe iscritto un uomo nel registro degli indagati al quale è stato notificato ieri sera l’avviso di garanzia.
E’ un commilitone di Trifone di 26 anni, residente a Pordenone, ma ancora non è stato rivelato il nome e non sarebbe ben chiaro il movente.

Il caricatore ripescato nel laghetto del parco di San Valentino è compatibile con la vecchia Beretta 7,65 utilizzata per tendere l’agguato la sera del 17 marzo al caporal maggiore Trifone Ragone e alla sua fidanzata Teresa Costanza. La conferma è arrivata ieri. «In questo momento – hanno riferito in procura – siamo concentrati in una direzione molto precisa». C’è dunque un sospettato che farebbe escludere qualsiasi altra pista.

L’incontro tra magistrati e Carabinieri ieri è durato oltre due ore. C’è ottimismo, ma c’è ancora tanto lavoro da fare e tanti tasselli che devono andare perfettamente al loro posto. Si stanno analizzando a fondo elementi e indizi che hanno portato a scandagliare il laghetto del parco di San Valentino a sei mesi esatti dal delitto e, di conseguenza, a imboccare una determinata direzione.

Sul luogo del delitto l’unica traccia trovata restano i sei bossoli calibro 7,65. Quella sera il killer – che si è mosso nel buio parcheggio della palestra rapidamente e con una lucidità tale che in tanti hanno pensato a un professionista del crimine – è incredibilmente riuscito a uccidere senza lasciare tracce, farsi vedere dagli sportivi che stavano a pochi metri da lui, che hanno scambiato gli spari per petardi e non si sono accorti di presenze sospette.

Il caricatore ripescato nel laghetto è un modello monofilare che contiene più di sei colpi. Significa che l’assassino lo ha scaricato quasi completamente, che voleva essere sicuro di uccidere, cosa che ha fatto dimostrando sicurezza e abilità nel maneggiare la pistola. Una pistola Beretta realizzata prima della seconda Guerra mondiale, un ferro vecchio che in molti hanno definito la “pistola del nonno”. Lo stesso procuratore Martani a suo tempo aveva sottolineato che l’arma avrebbe potuto anche incepparsi.

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