Francia bombarda Isis in Siria. Renzi: evitare Libia bis

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatapFRANCIA, PARIGI – E’ scattata la guerra all’Isis: la Francia ha cominciato a bombardare in Siria i potenziali obiettivi che sarebbero considerati strategici per i terroristi dello stato islamico.  La Francia, insomma, fa seguire i fatti all’annuncio. Critica la reazione dell’Italia che per bocca del premier Matteo Renzi invita a evitare una “Libia bis”. 

Fu infatti la Francia a dare il via all’azione che in Libia ha portato sì al rovesciamento del regime di Gheddafi ma anche alla sua brutale esecuzione e soprattutto all’attuale situazione di sostanziale anarchia in un paese devastato e sotto il controllo di forze eterogenee tra cui la stessa Isis.

Proprio per questo Renzi spiega: “Non dobbiamo fare gli stessi errori compiuti in Libia, dove l’intervento armato non ha pagato e stiamo invece pagando i costi di una grave destabilizzazione”. Quella della Siria, ha aggiunto il premier, è una situazione complessa e va affrontata in un quadro strategico globale che riguardi tutta la regione, dalla Siria allo Yemen alla Libia: “E’ anche così che si risolve la questione dei migranti. La posizione italiana è sempre la stessa – ha aggiunto – non facciamo blitz e strike” ma collaboriamo con la coalizione internazionale.

La Francia, intanto, va alla guerra e affida a un comunicato presidenziale l’annuncio dell’inizio delle ostilità:

“La Francia – si legge nel comunicato della presidenza – ha colpito in Siria. Lo abbiamo fatto sulla base di informazioni raccolte nelle ultime operazioni aeree condotte da oltre due settimane, nel rispetto della nostra autonomia d’azione, in coordinamento con i nostri partner della coalizione”. Parigi “conferma il risoluto impegno” a combattere contro “la minaccia terroristica rappresentata da Daesh” annunciando di voler “colpire ogni volta che la nostra sicurezza nazionale sarà in gioco”.

Proprio nello stesso giorno l’intelligence americana ha reso noto che sono “almeno 30.000″ i foreign fighters in Siria e Iraq che sono andati a combattere nelle file dell’Isis. In 12 mesi il loro numero “è raddoppiato” stimano i responsabili, affermando che i reclutamenti “sono in costante crescita, con quasi 1.000 nuovi combattenti al mese”. Almeno 250 gli americani.

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