Veronica Panarello. L’auto fantasma, i media fantasma, la procura fantasma: Dopo tanto silenzio è giunta l’ora di criticare chi ha indagato con poca professionalità

A cura di: Giuseppe Catapano

Una settimana è trascorsa dall’incidente probatorio che ha stabilito quali siano i filmati del 29 novembre 2014 su cui dovranno confrontarsi a processo procura e difesa. E visto l’esito della perizia il silenzio di chi accusa appare inquietante. Solo l’avvocato di Veronica Panarello ha rilasciato interviste e per qualche minuto ha potuto parlare di immagini mancanti. Ma quanto dice lui poco importa agli opinionisti qualificati, quali la dottoressa Matone che dopo aver ascoltato Franco Villardita ha detto a milioni di persone che piuttosto preferirebbe ascoltare cosa dice il procuratore Petralia (anche se poi ha corretto leggermente il tiro non squalificando completamente la difesa). La dottoressa ha ragione. E anche se il suo pensiero è diverso dal mio, pure a me in questi giorni sarebbe piaciuto ascoltare la voce del dottor Petralia. Ma il procuratore tace e i media, che pochi mesi fa lo bramavano, tacciono assieme a lui o, al massimo, parlano sottovoce. Nessuna sua intervista, nessuna sua precisazione e nessuno scoop neppure da quei pennivendoli che a notizia invertita e priva di riscontri ad agosto imbrattarono un settimanale patinato inserendo a tutta pagina un titolo a caratteri cubitali: Contro Veronica i filmati di due nuove telecamere.

Questo silenzio fa da contrasto all’epilessia mediatica che colpisce chi da qualche fonte ben informata riceve notizie colpevoliste da pubblicare. Questo silenzio fa schifo ed è giunta l’ora di mettere fine al buonismo cronico che colpisce chi parla di magistrati e procuratori. E’ giunta l’ora di mettere dei paletti e usare i diritti che ogni cittadino ha per legge e criticare aspramente non solo tanti giornalai pennivendoli e opinionisti che in mancanza di notizie colpevoliste glissano, ma anche chi ha deciso di non guardare oltre il proprio naso e spedire in carcere Veronica Panarello spacciando per reali indizi che reali, ci hanno detto, non sono. E’ giunta l’ora di chiedersi il motivo per cui si sia voluto trattare un caso spinoso, qual è la morte di un bimbo avvenuta lontano da casa sua, in maniera anomala tanto da farla passare per figlicidio. E’ giunta l’ora di stigmatizzare l’operato della procura di Ragusa (coadiuvata dai media) per come si è comportata in sede di indagini preliminari e per quanto di assurdo ha usato per mandare in carcere una madre che tutt’al più, segnata da un evento traumatico quale certamente è la morte violenta di un figlio, nei giorni successivi alla tragedia che l’ha colpita può aver perso qualche passaggio mnemonico.

E’ certo che i procuratori si siano indirizzati su Veronica Panarello dopo aver parlato con sua sorella e avuto sentore che non dicesse la verità sui percorsi effettuati la mattina del 29 novembre. Avevano fretta, troppe troupe televisive vagavano fra le campagne ragusane e sapevano che la madre di Loris era tornata a casa, anche se per meno di due minuti, prima di partire per Donnafugata. Come sapevano che dopo la prima uscita per portarsi in via Roma non era passata dalla strada che aveva inizialmente indicato. Due particolari non ricordati, comunque inutili al fine delle indagini, scambiati per menzogne?

Naturalmente, avendola poi arrestata, in procura hanno accomunato questi ad altri particolari ritenuti indizi importanti, perlomeno per loro (e sempre che a processo si mostrino validi), quali l’auto della donna che non si dirige mai verso la scuola e una figura indefinita che si intravede entrare nel condominio. Ma non avendo neppure una mezza prova a conferma, per rinforzare gli indizi di cui sopra hanno pizzicato chissà dove due “fermo immagine” per mostrare a tutti una sagoma d’auto che girava verso il canalone e una Polo che invece di continuare verso la scuola svoltava. Tutte cose che nessuno ha vagliato prima dell’arresto perché da noi i Gip confermano gli arresti chiesti dai procuratori sulla fiducia. E così facendo danno modo ai media di sbattere il mostro in prima pagina. Tutte cose giudicate importanti dalla procura che le ha presentate ad alcuni giudici dopo aver perseverato e guardato la madre di Loris solo sotto l’ottica colpevolista.

Lo dimostra l’interrogatorio in cui non si è cercato di estrapolare dalla mente di Veronica Panarello, provata dal dolore, un nuovo ricordo in grado di aiutare le indagini, ed era in procura come persona informata sui fatti e non da indagata, ma si è usato un tono psichico-colpevolista nel tentativo di influenzare le risposte e farle confessare l’omicidio. Il tutto condito da un’antipasto da giornata infernale in cui un elicottero sorvolò ininterrottamente il suo appartamento (paura che fuggisse o intimidazione?) e i giornalai, che già avevano informato le redazioni tanto che da un paio di giorni sugli schermi si vociferava di un imminente arresto, bivaccavano in via Garibaldi in attesa che arrivasse l’ora migliore. Quella di fine pomeriggio in cui opinionisti in grado di influenzare la pubblica opinione stanziano sugli schermi. Quella che precede di poco i telegiornali della sera che per cena informano 15 milioni di telespettatori, telegiornali che della notizia di un imminente arresto fanno il titolo da copertina. Ed ecco spiegato come sia facile alle procure che non hanno prove in mano, usare l’informazione televisiva per convincere il popolo della colpevolezza del loro indagato preferito.

Ma visto che il tempo è galantuomo, anche se non elimina il pregiudizio instillato nelle menti di chi si affida ai media malati che trasformano le tragedie umane in gossip da salotto, ora sappiamo, da quanto emerso in questi mesi e sta emergendo, che tante convinzioni investigative erano fasulle. Ad esempio il referto finale dell’autopsia in pratica parla di un omicidio avvenuto al canalone. E questo ha cambiato le carte in tavola e da stampella dell’accusa la perizia è diventata puntello della difesa. Ma c’è altro. Ci sono un paio di fermo immagine propinatici in tutte le salse che scompaiono quasi magicamente nel momento in cui più servirebbero all’accusa. Per cui ora sappiamo che è sparita l’auto scura che per la procura alle 8.33 del 29 novembre imboccava la strada del canalone (e questo particolare è importantissimo perché se Veronica Panarello non ha perso tempo per andare al canalone lo spazio temporale disponibile per portare il figlio a scuola aumenta di almeno tre minuti).

Il perito nominato dalla corte è certo e scrive che la videocamera dell’azienda posta all’angolo dell’incrocio inizia a riprendere dal 30 novembre. Quindi è possibile che quel trenta novembre, e non il giorno precedente, un’auto scura, chiaramente non della Panarello, a quell’ora abbia imboccato la via del canalone e che si sia usato un fermo immagine di quel giorno, chiaramente da non mostrare a un perito terzo, per far salire il pregiudizio in tutti i dibattiti televisivi. Sarebbe una vergogna megagalattica se a quell’ora fosse passata l’auto di qualche persona coinvolta nelle indagini, ma davvero è impossibile che un fermo immagine successivo agli eventi sia stato creato e strumentalizzato in maniera perfida e poi portato ai procuratori garantendone l’autenticità (a pensar male si fa peccato ma…)? Anche perché non è la sola auto a sparire misteriosamente, dato che pure quella inquadrata dalla videocamera della pizzeria Borgo Antico alla fine ha fatto “puff” e si è volatilizzata.

In pratica, dato che i fermo immagine in questione li abbiamo visti per mesi e che la procura al perito i filmati sequestrati li ha consegnati tutti, a pensar male quelle strane sparizioni possono far credere che a Ragusa ci sia almeno una persona in malafede che con bufale create ad arte ha fatto credere, ai procuratori prima e ai giudici poi, che l’arresto di Veronica Panarello aveva basi solide. E, tanto per essere chiari, di queste scomparse mai nulla avremmo saputo se la procura stessa non avesse chiesto l’incidente probatorio sui video. E allora, chi a Ragusa disponeva di quei fermo immagine? La Croce Rossa no, la banda musicale neppure e il vescovo nemmeno… quindi signor Petralia? Lei sa chi per primo glieli ha portati in visione.

Il procuratore lo sa, come sa che di quanto accaduto deve risponderne, sia moralmente che giuridicamente, proprio lui che comanda la procura di Ragusa. Pertanto, a parer mio, il signor Petralia dovrebbe presentarsi di fronte a un giudice di Roma per spiegargli in maniera esaustiva come ha vagliato quanto portatogli dai suoi collaboratori e i motivi per cui ha lasciato che alcuni fermo immagine fasulli circolassero liberamente e fossero continuamente commentati in maniera pregiudizievole dai tantissimi opinionisti e giornalai dello scoop. Se non volesse andare a Roma perché chi ha collaborato alle indagini non ha deragliato ma è rimasto sui giusti binari, convochi una conferenza stampa e se non ha scheletri che grattano nel suo armadio tiri fuori i filmati che contengono i fermo immagine e li consegni a un perito terzo e imparziale che chiarisca da dove provengono e quale data abbiano. Se non vuole indire nessuna conferenza, che vadano i media da lui per chiedergli i motivi che hanno spinto la sua procura, in fase di indagine preliminare, ad usare e mostrare immagini pregiudizievoli che a processo non entreranno ma che i prossimi giudici popolari hanno in pratica già visionato centinaia di volte.

Perseverando il silenzio di questi giorni, che stride con la voglia di microfono di qualche mese fa, ci toccherà per forza pensare che son tanti quelli che han preso per i fondelli i giudici che le accuse le hanno sottoscritte sulla fiducia per confermare l’arresto e il carcere per Veronica Panarello.

E non ci vengano a trovare scuse, a dire che le immagini misteriosamente scomparse erano sul dvd rotto (chi l’ha consegnato rotto?) o in quel 15% di filmati non visionabili perché i dvd non davano informazioni (quindi erano dischi vuoti), perché se non hanno dato informazioni al perito non potevano darne neppure a chi li ha guardati prima di lui. Dunque, c’è qualche giornalista serio e coraggioso che si prende la briga di andare alla procura di Ragusa per chiedere spiegazioni? Perché è stato intervistato l’avvocato Villardita e non anche il procuratore Petralia? Forse che il procuratore e il suo sostituto si sono rifiutati di parlare ai microfoni?

Le immagini esistono, ma di che giorno siano non si potrà mai sapere se non vengono consegnate a un esperto. Non vorremmo che grazie al silenzio dei media quelle immagini non presenti in perizia dopo essere uscite dalla porta principale prima o poi rientrassero in aula passando dalla finestra senza che nessun perito terzo le abbia prima vagliate e catalogate. Perché se le immagini che ci hanno mostrato per mesi per il perito di corte non esistono, significa che non erano presenti nei filmati di videosorveglianza del 29 novembre. C’è poco da fare dato che questa verità viene confermata e scritta su un atto ufficiale non dal pazzo del paese che lotta contro i mulini a vento, ma da chi il giudice ha incaricato di periziare e sistemare tutto il materiale video disponibile prima di metterlo in mano sia all’accusa che alla difesa.

Insomma, non stiamo parlando di una scomparsa sovrannaturale ma di una sparizione avvenuta sulla terra. Se potessimo allegramente scherzare sulla tragedia che ha visto morire un bambino e finire in carcere sua madre, potremmo dire che fra gli investigatori c’è qualche prestigiatore in grado di far apparire e sparire qualunque cosa in qualunque momento. Ma qui c’è poco da scherzare, perché c’è chi ha giocato con la vita di Veronica Panarello e un domani potrebbe, allo stesso modo, giocare con la nostra. Per questo è giunta l’ora di criticare e dire che è incredibile che senza validi motivi (perché più passa il tempo più i motivi ritenuti validi svaniscono) l’abbiano pensata capace di un delitto atroce senza darle il beneficio del dubbio né cercare riscontri migliori. E’ incredibile che l’abbiano incarcerata basandosi su un movente che non sta né in cielo né in terra e su una ricostruzione accusatoria inverosimile che non tiene conto neppure del risultato autoptico, dato che al momento dell’arresto la perizia finale del patologo ancora non esisteva.

Genitori che uccidono i propri figli ne esistono, è indubbio, ma questo non significa che tutti i bambini uccisi siano vittime delle proprie madri e che i procuratori debbano fissarsi solo sul figlicidio senza lasciare spazio ad altre più plausibili possibilità. Fra l’altro il figlicidio è un crimine che nasce e si compie sempre all’interno di “regole” che chi indaga dovrebbe conoscere bene, regole che sfociano in stadi investigativi ben precisi. Per cui, prima di valutare una pista del genere occorre far altri pensieri e ha dell’incredibile anche che a Ragusa non si sia nemmeno ipotizzata l’innocenza della madre di Loris. Perché persino i procuratori e i carabinieri hanno (o hanno avuto) dei figli piccoli e c’è da chiedersi, dopo aver visto con quanta velocità si è deciso di arrestare, che rapporto abbiano con loro. Li accompagnano a scuola, li aiutano a fare i compiti, ne sentono la mancanza quando sono al lavoro?

Domande banali che valgono anche per gli opinionisti filo-procure (ma non tutti hanno figli). Domande banali che però, di fronte alle accuse e all’arresto di Veronica Panarello, devono far riflettere dato che crederla una criminale significa non pensarla una buona madre. Una di quelle madri che se non vedono il figlio uscire da scuola perdono il senso del tempo e vengono aggredite dallo strazio mentale. Maura Panarese e Fulvio Gambirasio, due bravissimi genitori, sono usciti in auto dopo la scomparsa di Yara, ma nessuno ha mai pensato che quelle uscite potessero coinvolgerli nelle indagini. Veronica Panarello, a detta di tutti, è sempre stata una bravissima madre. Eppure dopo la morte di suo figlio è stata sezionata come fosse un quarto di bue e ogni suo movimento osservato con ottica colpevolista. Nessuno ha pensato a cosa ha provato dopo la scomparsa del suo bimbo. Tutti dopo pochi giorni l’hanno bastonata moralmente, per primo il marito, dando fiducia alla procura e ai filmati sequestrati dai carabinieri e visionati solo dagli investigatori. E’ giusta tutta questa fiducia regalata a piene mani a persone che come noi possono sbagliare?

Mettetevi per un attimo nei panni di Veronica Panarello e pensate. Siete di fronte alla scuola di vostro figlio, state parlando del più e del meno con altre madri, sorridete e attendete tranquillamente che lo scricciolo che più amate esca. Però i suoi compagni passano accanto a voi uno dopo l’altro e lo scricciolo con loro non c’è. Già siete un po’ agitati, ma comprimete le emozioni negative e andate dalla maestra. In quel momento vi dicono che vostro figlio a scuola non è neanche entrato. E inizia l’incubo peggiore, perché a quel punto il sangue si fa acqua e i muscoli si afflosciano.

E allora vi guardate attorno sperando che tutti vi aiutino a cercarlo. Ma mentre gli altri genitori si allontanano coi loro bimbi al fianco, mentre il piazzale a poco a poco si svuota, vi sentite sempre più soli, sempre più inutili e inermi. Poi lo scatto dovuto all’adrenalina che si alza in automatico vi fa chiamare i carabinieri e qualcuno cui affidare l’altro vostro bimbo. Infine vi aggrappate alla speranza. La speranza che sia stata una birichinata, che il bimbo sia da sua nonna, dalla madre con cui non andate d’accordo (sempre che abbiate una madre con cui non andate d’accordo) perché sapete quanta voglia ha di vederlo, o che i carabinieri riescano a trovarlo vivo in casa di qualche amichetto.

Loro, a iniziare dai procuratori per finire coi pennivendoli e gli opinionisti di parte, non riescono a pensarla una brava madre, a capire quale montagna di fango le sia crollata addosso quel sabato pomeriggio. Voi riuscite almeno a immaginare le ore successive, quando il corpo diventa fuoco perché vostro figlio non è in nessuno dei luoghi che la speranza vi aveva fatto ipotizzare? Riuscite a immaginare il peggiore incubo di ogni genitore? Gli istanti terribili che tolgono il respiro nel momento in cui qualcuno vi dice che vostro figlio è stato assassinato?

Riuscite a capire quale confusione si accumuli nella mente di una madre che dopo aver sperato viene a sapere che suo figlio è senza vita in un canalone? Riuscite a provare la stessa confusione mentale a cui Veronica Panarello è stata obbligata dagli inquirenti nei giorni successivi? Se fosse toccato a voi, avreste ricordato da subito quella svolta che non ha alcun valore ma agli occhi di chi indaga vi fa apparire bugiarda?

Tutto il castello accusatorio si basa sulla fiducia accordata a prescindere a chi indagando ha fissato gli orari dei video, anche di quelli che una volta c’erano ed ora non ci sono più. Dopo quanto è emerso nell’incidente probatorio, si può dire che in procura gli orari e i video li hanno fissati in maniera a dir poco strana. E visto che chi comanda risponde dell’operato dei suoi sottoposti, è arrivata l’ora di criticare aspramente chi ha mandato in carcere una madre usando anche ciò che se non c’è ora non c’era neppure allora.

Perché se è vero che un falso ricordo può essere scambiato per menzogna e farti pensare assassino, è anche vero che la strana scomparsa di due fermo immagine ritenuti indizi rilevanti abbassa il valore dell’indagine e fa pensare male. Ma peggio ancora fa pensare chi, dopo aver chiesto più volte ai cittadini di Santa Croce Camerina di non essere omertosi e parlare e denunciare, invece di presentarsi di fronte alle telecamere per dare spiegazioni preferisce tacere dando, almeno a me, l’idea di coprire qualcosa o qualcuno.

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