La Malalingua 347

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap99Se non muore nel suo letto, è difficile che a un probo e coscienzioso servitore dello Stato vengano dedicate vie o piazze d’Italia. Queste tristi considerazioni mi sono venute in mente, vedendo che a Mazara del Vallo una strada ricorda Franco Restivo, il politico siciliano che aveva retto il dicastero dell’Interno dal 1968 al 1972 e che, certo, non apparteneva alla razza di Mario Scelba, l’uomo che, col suo pugno di ferro, aveva salvato la democrazia nel secondo dopoguerra. Mi sono ricordato allora delle pagine dedicate da Indro Montanelli e da Mario Cervi – nel libro Milano ventesimo secolo (Ed. Rizzoli) – a Libero Mazza, il prefetto di Milano che aveva inviato a Restivo un rapporto, in data 22 dicembre 1970, in cui si denunciava il movimento eversivo – da quello studentesco ad Avanguardia Operaia – che, forte di ventimila effettivi, avrebbe messo a soqquadro la capitale morale.

Mazza prevedeva lucidamente quella che fu poi la stagione del terrorismo ma fece la fine di Cassandra: il suo Ministro lo congedò, infastidito dalle denunce dell’uccello del malaugurio, senza neppure stringergli la mano e l’ineffabile sindaco di Milano, Aldo Aniasi – al quale, manco a dirlo, sono state dedicate strade in Lombardia – gli rimase irriducibilmente ostile. Sono episodi come questi che ti fanno vergognare di vivere in una comunità politica avvolta sempre da fitte nebbie ideologiche che impediscono di scorgere i reali contorni delle cose. Non è questione di Nord e Sud: Mazza  era pisano e Scelba calatino mentre Restivo era nato a Palermo e Aniasi a Palmanova. Il problema, o meglio il dramma di questo paese, è lo ‘stile politico’ dei nostri governanti che è quello del mediatore non quello del decisore: è un ‘costume di casa’ che porta ad assecondare la corrente, per contribuire ad attenuarne portata e violenza, non a  predisporre argini sicuri per difendere l’ordine e la legge.

‘Normalizzare’ il fascismo, riportare nell’alveo della Costituzione le generose intemperanze sessantottesche: sono le furbate che ci hanno consegnato vent’anni di dittatura e oggi una nazione allo sbando completo.

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