I rifiutati

A cura di: Giuseppe Catapano

Probabilmente ancora sotto shock dopo l’ultima strage in una scuola statunitense (Roseburg, Oregon – 2 ottobre, 10 morti e 7 feriti, l’omicida 26enne Chris Harper Mercer morto in uno scontro a fuoco con la polizia), la direzione di un liceo dell’Idaho ha deciso in questi giorni di chiudere i battenti per precauzione.

Uno degli studenti del liceo, 15enne, ha infatti minacciato di “uccidere tutte le ragazze” presenti nella scuola. Sapete perché?Nessuna di loro ha voluto mandargli proprie foto di nudo.Sommamente oltraggiato, il giovane idiota ha condiviso i suoi piani di sterminio su Facebook e Twitter: come avrebbe portato un fucile a scuola, come avrebbe assassinato le ragazze e come poi si sarebbe suicidato per non dover andare in galera.

E’ stato un compagno di classe a svelare il progetto di “vendetta”, dopo uno scambio di messaggi di testo.

“Vuoi fare questo per dei fottuti nudi? – scrive il compagno – Ma per piacere.”

“E’ perché nessuna me li vuole dare. – si lamenta l’altro – Mi odiano tutte. E io odio in particolare (nome di una ragazza). E poi mi ucciderò.”

L’aspirante omicida-suicida continua esprimendo la speranza che tutti/e nella sua classe abbiano fatto testamento. “Siamo ragazzi. – gli risponde il compagno – Non abbiamo niente di valore. Eccetto le nostre vite, per cui lasciaci in pace.”

Aveva problemi, hanno spiegato poi altri studenti, specificatamente con le cheerleaders (i gruppi di ragazze che ballano, cantano, ecc. per incoraggiare la loro squadra durante competizioni agonistiche): era con loro che insisteva per avere quelle foto di nudo.

Questa creatura, a soli 15 anni, si sente legittimato al possesso dei corpi delle donne al punto di credere che le sue coetanee siano in dovere di fotografarsi nude e poi di spedire le immagini a lui: e naturalmente devono essere quelle che si avvicinano di più al sacro standard di scopabilità e provano, diventando “sue”, il suo status di eccellenza mascolina. E se tali pietosi desideri sono frustrati quale opzione resta, al povero ragazzo, se non fare una strage?

Il 23 giugno scorso, a New York, un venticinquenne si è ucciso infilando la testa in un cappio e fissando il laccio ad un ascensore così, come ha lasciato scritto, “in pratica non può essere considerato suicidio. E’ un omicidio.” Il suo nome era Tyrelle Shaw e “Mr. Talentuoso” lo pseudonimo assai modesto con cui si presentava sul web. Alla polizia che lo cercava, invece, era noto come il delinquente che girava la città sfasciando visi di donne asiatiche sconosciute e mandandole all’ospedale. Infilava un oggetto pesante in una borsa e la roteava a mo’ di fionda colpendo i volti delle donne. Lui lo chiamava “Il gioco del naso” e lo spiegava così:

“In meno di 350 giorni ho parlato a circa 1.500 donne asiatiche e nessuna di loro ha preso un po’ di tempo per dirmi ciao. Sono diventato furioso. Non ho mai accettato la violenza ma sapevo che l’unico modo per andare oltre la sensazione dell’essere respinto sarebbe stato assalire le donne che mi avevano spensieratamente rigettato.” Chiariamo il quadro. Il tizio gira per strada, vede una donna asiatica a lui completamente estranea, le indirizza dei “complimenti”, come dice lui, e questa continua a farsi gli affari propri e non gli risponde! E’ stranissimo! E del tutto inaccettabile!

“Io proprio non riuscivo a capire perché le donne asiatiche non mi trovassero attraente. Di colpo, ho ipotizzato che quelle che piacevano a me usassero cocaina, così ho deciso di fare un gioco: fracassare il naso delle donne asiatiche di modo che smettessero di sniffare cocaina e mi dessero una possibilità. All’inizio pensavo che avrei potuto arrivare ad un milione di nasi, ma alla sesta vittima mi sono sentito un po’ scoraggiato.”

Se visitate http://whenwomenrefuse.tumblr.com/ , che raccoglie le testimonianze di donne aggredite per aver rifiutato le “avances” di uomini sconosciuti, il campionario di orrori sotto i vostri occhirenderà le due vicende sopramenzionate orribilmente normali. Ma potrebbe bastarvi intavolare l’argomento con le vostre amiche, parenti e conoscenti. Perché non si tratta solo di uomini per strada, al bar, negli uffici pubblici, in discoteca, al cinema, al supermercato, ecc. che non avete mai visto prima.

La convinzione che, in virtù del loro essere maschi, abbiano diritto alla soddisfazione immediata dei loro capricci e delle loro fantasie è strutturata culturalmente anche per fidanzati, mariti, amanti (i quali, per esempio, possono pensare che sia vostro dovere fornirgli sesso sempre e comunque, vi piaccia o no) e per colleghi/superiori, compagni di scuola, associati vari che si sentono titolati a commentare il vostro aspetto, valutarvi e allungare le mani.

Nelle loro testoline bacate basta essere uomini per conseguire il diritto di esaminare, sondare e usare i corpi delle donne, nonché di controllare le loro vite. Pensate al virile ventenne di Lecce che, l’8 settembre scorso, di fronte al rifiuto della fidanzata di fornirgli la password per la propria pagina Facebook prima la pesta come una bistecca e poi, quando lei gli sfugge correndo per strada e rifugiandosi nella sede di un’azienda, prova a sfondare il cancello della ditta con la sua automobile e minaccia i lavoratori che cercano di calmarlo. “Per nulla intimorito dalla presenza di altre persone”, notano i giornali e “solo l’arrivo della polizia” gli ha rinfrescato un attimo il cervello.

Diritto acquisito. Rifiuto. Vendetta. Non importa quanto spesso lo schema si ripeta, la violenza che ne deriva continua ad essere trattata come isolata, come se esistesse in un vuoto anziché in una cultura che ancora glorifica un’antiquata visione della mascolinità e della sessualità maschile.”

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