Vedi, qui c’era Marino

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap104Finalmente sono arrivate le dimissioni di Marino, sindaco assente e a quanto pare cenante e viaggiante a sbafo. Anzi no, finalmente mafia capitale è riuscita a cacciarlo. Entrambe le frasi hanno la loro validità, entrambe la loro menzogna: ciò che sfugge fra queste due antinomie è che l’operazione Marino è nata a suo tempo proprio all’interno del blocco di potere della città. Scegliere un sindaco del tutto incapace di amministrare e del resto poco interessato a questa attività, uno che tendenzialmente si fa i fatti suoi, era in un certo senso l’ideale per poter condurre tutti gli affari in santa pace.

Invece l’inazione del sindaco e i relativi malumori dei cittadini sono detonati prima a causa della magistratura e poi sotto la pressione del giubileo anticipato: a questo punto l’eccentrico e isolato inquilino del Campidoglio si è trasformato in una mina vagante per il milieu politico timoroso che per salvare se stesso Marino facesse il pazzo, in un feticcio di presunta onestà per gli scampoli di pervicaci illusioni, in un problema per l’amministrazione cittadina che infatti ha dovuto commissariarlo. In realtà l’uomo ha continuato a fare ciò che faceva prima: vale a dire nulla, condendolo con interventi e polemiche al limite dell’autolesionismo. Un nulla che deriva da un totale ed elitario distacco dalla vita reale dei cittadini e anche dai doveri amministrativi, cose che al di là di ogni ragionevole dubbio non sono certo armi efficaci per combattere la corruzione, ma semmai per prenderne le distanze senza toccarla.

La verità è che Marino aveva lasciato intatti i personaggi chiave del patto tra politica e criminalità e il suo non sapere coincideva semmai col non voler sapere perché – poche chiacchiere – la sua candidatura è passata anche con l’imprimatur delle stesse. Per non parlare delle ultime mosse: quella di chiamare un torinese senza alcuna competenza a risolvere i problemi della viabilità e del trasporto di Roma, o meglio a gestire 50 milioni di finanziamento, non sembra davvero uscita dal cesto dei buoni propositi. Chiunque avesse davvero a cuore la buona e corretta amministrazione, non poteva pensare che un sindaco attaccato con il nastro adesivo alla poltrona e ormai totalmente alieno alla città, abbandonata a se stessa, potesse davvero scardinare gli assets di potere.

Quindi i lamenti per Ignazio che salgono dalla sedicente sinistra salottiera, che vive del medesimo distacco e autoreferenzialità marinesca sono pura ipocrisia. E non perché sia falsa la tesi secondo cui il suo licenziamento venga dai “poteri forti” che vogliono banchettare sulla città e sul giubileo nonostante le indagini su mafia Capitale, ma perché Marino ha in qualche modo galleggiato su queste logiche e in ogni caso non aveva più la credibilità necessaria né per opporvisi e nemmeno per coprirle. La verità vera è che in un Paese dove non c’è più una concreta opposizione di sinistra, dove al contrario esiste una grande e generosa disponibilità a giubilare i diritti, cancellare le regole e distruggere la Costituzione, fare di Marino un eroe è una simulazione, un trompe l’oeil.

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