Legge stabilità: ok da CdM, Chiamparino convoca Conferenza Regioni

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap145“Attendiamo di conoscere il testo del disegno di Legge di Stabilità in tutte le sue articolazioni per poter esprimere un giudizio nella Conferenza delle Regioni già programmata per il prossimo 22 ottobre”: così il Presidente Sergio Chiamparino ha commentato le prime anticipazioni sulla Legge di stabilità.
I contenuti – in linea di massima – della prossima legge di stabilità sono stati infatti anticipati dal presidente del consiglio nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta subito dopo il consiglio dei Ministri del 15 ottobre che ha dato il via libera al Disegno di Legge di Stabilità.
Fra gli argomenti largamente anticipati rientra senza dubbio il tema dei costi standard la cui applicazione in sanità “può finalmente vedere realizzate battaglie storiche come i Livelli essenziali di assistenza Lea e il nomenclatore delle
Protesi”, ha spiegato Renzi ribadendo che rispetto allo scorso anno “ci sono più soldi” per la Sanità, con 111 miliardi per il Fondo sanitario nazionale 2016, ma ha anche sottolineato l’importanza dell’applicazione dei costi standard.
In riferimento poi alle sollecitazioni delle Regioni, che hanno più volte sostenuto come tale cifra del Fondo 2016 non sarà sufficiente a garantire l’applicazione dei nuovi Lea e del nomenclatore, Renzi ha risposto dicendo che “è chiaro che le
Regioni vorrebbero più soldi”. Tuttavia, ha sottolineato il premier, “se si riesce a ridurre sui costi standard” si potranno garantire altri ambiti quali, ad esempio, ”i farmaci innovativi”. E’ “comprensibile – ha aggiunto – che le Regioni chiedano di più”. Però, con i costi standard, ha concluso, “è chiaro che quello che si paga in una regione si deve pagare anche in un’altra”.
Rispetto poi alle linee generali della manovra Renzi ha sostenuto che “fino a qualche anno fa il mondo tirava, l’Italia arrancava. Adesso l’Italia é ripartita e il mondo non si sente benissimo. Non sappiamo cosa accadrà prossimi mesi ma il punto è che va sottolineato con forza è che l’Italia è tornata alla crescita. Lo slogan di questa legge di stabilità è Italia con segno più.
Poi ha preannunciato un “Taglio Ires al 24% dal 2017”, che – “qualora fosse riconosciuto” dall’Unione europea l’ulteriore margine di flessibilità – sarà anticipato al 2016”.
Contro la povertà saranno stanziati “600 milioni quest’anno, 1 mld nel 2017 e altrettanti nel 2018. Più 100 mln nel rapporto proficuo con le fondazioni bancarie, i comuni e il terzo settore”.
Quanto alla previdenza “non c’è alcun incremento di costo ma è già nelle voci di bilancio già previste”.
Una sottolineatura per la spending review: “è quella che ci aspettavamo, al netto delle tax expeditures. Sostanzialmente sono 5 miliardi”.
Il risparmio della spending review deriva ”in parte dalla pubblica amministrazione centrale, con tagli ai ministeri, in parte dalla norma sugli acquisti, sui costi standard, che impone attraverso una procedura dove si valorizza Consip, di ridurre il costo degli acquisti. In parte – ha aggiunto – sono interventi su singoli voci legate sia all’acquisto di beni informatici sia al mancato incremento di alcune voci come quella sul personale, perché la riduzione sui dirigenti tiene basso il tetto complessivo del personale nonostante il fondo dedicato alla nuova contrattazione aziendale”.
“Ci sono anche misure ‘one shot’ di spending review: la voluntary disclosure vale circa 2 miliardi sul 2016 ma non sarà replicata nel 2017 e nel 2018”.
“I tagli dei singoli ministeri nella legge di stabilità sono orientativamente intorno al 3%: non sono lineari, ma specifici e puntuali”.
Circa un miliardo dovrebbe provenire dalla tassazione sui giochi.
Resta l’obiettivo di “ridurre le tasse sulla prima casa” per “ridare fiducia agli italiani. Con molta franchezza dico che nella tassazione sulla prima casa non c’è
nulla di male, in altri Paesi c’è. Ma per come stanno cose in Italia vuol dire immettere un elemento fiducia e ha un valore simbolico, evocativo. Si scrive legge di stabilità si legge legge di fiducia”.
Le aziende poartceipatye dovrebbnero passare dalle attuali 8000 a 1000, ma , avverte Renzi, “alcune misure di spending review sono sacrosante ma non producono un risparmio. Riduciamo ad esempio il numero delle partecipate ma a questo non corrisponde una riduzione del bilancio pubblico: non è che riduco i soldi che il Comune teneva da parte per i cda delle aziende. I sindaci se li terranno e li spenderanno in altro modo, io spero per infrastrutture”.
Molto soddisfatta per il risultato ottenuto sui LEA (livelli essenziali di assistenza) è il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin:”dopo tanti anni una svolta: 800 milioni per i livelli di assistenza e il nomenclatore delle protesi’”.
Sul fronte delle Regioni il presidente del Veneto, Luca Zaia, lancia l’allarme. “Il Presidente del Consiglio dei Ministri racconta oggi alla stampa che i fondi per la sanita’ aumentano: “109 miliardi un anno fa, 110 oggi e saranno 111 nel 2016”, ma “il testo del Patto Nazionale per la Salute, tuttora vigente e siglato dal suo Governo il 10 luglio 2014, ai commi uno e due dell’articolo uno, recita invece che il Fondo 2014 sarebbe dovuto essere di 109 miliardi 928 milioni, quello 2015 di 112 miliardi 062 milioni, quello 2016 di 115 miliardi 444 milioni. Il tutto, applicando quanto previsto dal decreto legislativo 68 del 2011 dal titolo, oggi ironico,determinazione dei costi e dei fabbisogni standard Regionali”. Poi Zaia rincara la dose: “non ci vuole certamente un premio Nobel dell’economia per capire che le cifre messe nella legge di stabilità sono inferiori a quelle contenute in un altro documento ufficiale del Governo. Sono di meno e non di più, a differenza di quanto affermato da Matteo Renzi”. Se qualche collega Presidente di Regione dovesse ritenere “che io o il documento che ho citato riportiamo cifre sbagliate e che i fondi per la sanità siano aumentati, si alzi e lo dica. In questo caso io farò ammenda. Nel caso io invece abbia ragione, qualcuno al Governo, o non conosce la matematica, o considera scritto sul ghiaccio un Patto solenne”. “Quanto allo ‘spendiamoli meglio’ – conclude Zaia – Renzi sa come si fa: introduca subito i costi standard. Basta volerlo, a meno che non si voglia continuare a dare la paghetta agli spreconi”.
Critico anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti, che è anche vicepresidente della Conferenza delle Regioni: “la pressione fiscale non scende con questa finanziaria e, ancora una volta, la spending review si riduce a una cosa modesta: il governo riesce benissimo a strangolare Regioni e Comuni, ma quando si tratta di mettere a dieta i ministeri sembra restio a farlo”, afferma all’Adnkronos.
Riguardo alle risorse per la sanità e ai 111 mld di euro del Fondo sanitario 2016, previsti dalla manovra, Toti sottolinea: “Aspettiamo di vedere tutte le voci e come sono strutturate. Certamente il Fsn è meno di quanto era previsto ossia 111 mld invece di 113 mld quindi 2 mld di tagli ci sono di sicuro. Non mi è ancora chiaro – prosegue – come vengono contabilizzati i previsti esborsi in più per i farmaci innovativi, a partire da quelli per l’epatite, che certamente costeranno e certamente sono investimenti nella salute”.
Si attende di avere chiarezza anche sulla sforbiciata da oltre 2 mld di euro, legata alla passata finanziaria del governo Monti, che incombe sulle Regioni: “ci sono poi oltre 2 mld di tagli su altre voci, che sono francamente troppi. Si è discusso su come, eventualmente, mitigare l’impatto del provvedimento, ma non la portata”.
“Il governo continua a fare la stessa politica delle tre carte degli ultimi tempi – prosegue Toti – Roma finge di abbassare le tasse tagliando risorse agli enti locali che saranno costretti prima o poi o a tagliare i servizi ai cittadini o ad aumentare le imposte locali. Di fronte al combinato disposto della legge di riforma costituzionale, che riordina i poteri di Stato e Regioni a favore dello Stato, e di fronte a continue finanziarie che tagliano risorse viene da chiedersi quale autonomia si vuole dare – conclude il Presidente – Se il disegno è un brutale neocentralismo romano lo dicano e ne discutiamo, ma una strisciante centralizzazione non fa bene al Paese”.

 

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