Aurora lasciata morire di fame e sete. I genitori rischiano 24 anni di carcere

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap239Milano, 27 ottobre 2015 – «Grave disidratazione, iponutrizione cronica e gravissima unita a un esteso danno polmonare». La piccola Aurora, la bimba di nove mesi morta lo scorso 27 febbraionella sua casa di via Filippo Severoli, periferia sud-ovest di Milano, è morta di fame, di sete e di stenti. Una sentenza terribile confermata, nei mesi, dagli esiti delle perizie. Aurora è morta in un contesto di degrado talmente straziante, che i poliziotti della Squadra mobile che hanno effettuato i sopralluoghi e condotto le indagini, in questi mesi, si sono dovuti far assistere da uno psicologo inviato dal Ministero. Ora il pm Cristian Barilli ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio.

Nei confronti dei genitori della piccola, Marco F. e Olivia Beatrice G., di 41 e 37 anni, ha contestato l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte e dal fatto che siano stati commessi ai danni di una minorenne, sottolineando che il decesso della bambina «non era voluto, ma era prevedibile». Rischiano una condanna da 12 fino a 24 anni di carcere. I genitori non erano seguiti dai servizi sociali e dalle indagini non sarebbe emersa una situazione di indigenza della famiglia. Poco prima della morte della piccola, la coppia aveva acquistato un’auto nuova. Entrambi disoccupati, vivono grazie alla pensione del nonno materno, che abita con loro nell’appartamento di via Severoli, e grazie all’aiuto economico della famiglia di lui. Nei giorni successivi alla morte, i due avevano ripulito la casa per evitare che emergessero condizioni di degrado. Nei primi sopralluoghi, però, i poliziotti avevano trovato scarafaggi anche nel frigo e condizioni igieniche estreme. 

La piccola aveva una fortissima dermatite perché nessuno le cambiava regolarmente il pannolino. Nella dispensa della cucina solo biscotti, latte vaccino allungato con acqua e camomilla. Secondo l’accusa, Aurora veniva lasciata nella culla per ore senza che le cambiassero posizione. Dall’autopsia è emersa una deformazione del cranio e una piaga sulla schiena provocata dalla mancanza di movimento e danni ai polmoni provocati dell’ingestione dei liquidi e del cibo, che spesso assumeva quando era sdraiata.La piccola non era mai stata visitata da un pediatra. In due occasioni era stata portata dai genitori al pronto soccorso dell’ospedale San Carlo con febbre alta, ma poi i due erano andati via prima della chiamata. Il pm aveva iscritto nel registro degli indagati per omesso referto il medico che la visitò la seconda volta, 20 giorni prima della morte, perché nonostante lo stato di «magrezza patologica» il sanitario non fece segnalazione alle autorità. Il magistrato chiede ora l’archiviazione per il medico in quanto, pur a fronte a una condotta «superficiale», non ha comunque ravvisato il dolo.

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