Legge di stabilità: le prime valutazioni delle Regioni

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap289Una forte preoccupazione per quello che potrà rappresentare la manovra in termini di sostenibilità per i bilanci delle Regioni, ma soprattutto la ferma volontà di trovare soluzioni e ricercare vie di collaborazione, testimoniata anche dalla richiesta urgente di un confronto con il Governo. Questo in sintesi l’orientamento emerso nel corso dell’audizione di fronte alla commissioni riunite bilancio di Camera e Senato da parte dei rappresentanti della Conferenza delle Regioni, guidati dal presidente Sergio Chiamparino (della delegazione hanno fatto parte anche la presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini, il presidente della Sardegna , Francesco Pigliaru, l’assessore della Lombardia, Massimo Garavaglia, e del vicepresidente del Veneto Forcolin).
Le esigenze delle Regioni e le proposte sono state suffragate da una serie di slide e di dati lasciate agli atti del Parlamento.
Dalla lettura di tali dati emerge che nel triennio 2016-2018 i tagli ai ministeri registrerebbero una flessione del 45 per cento, mentre quelli imposti alle Regioni aumenterebbero dell’80%.
Il complesso delle manovre e degli interventi proposti dai diversi governi dal 2012 al 2016 (comprendendo anche il ddl di stabilità 2016) si avvicina a i 10 miliardi.
Per la sanità il patto per la salute 2014-16 prevedeva per il 2016 oltre 115 miliardi, a seguito delle ultime leggi di stabilità l’entità prevista per il fondo è scesa a 111 miliardi stabilendo un incremento rispetto al 2015 di 1 solo miliardo. Vengono però finanziati a carico dello stesso fondo 800 milioni (secondo le stime fatte dal governo) per i nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA) , 300 milioni di costi aggiuntivi per il piano vaccini, 500 milioni per i farmaci innovativi e le risorse necessarie per il rinnovo del contratto del comparto sanità. Tutto ciò va poi letto alla luce del contributo che il settore sanità ha già assicurato al risanamento dei conti pubblici che per il 2015, sommando gli effetti delle diverse manovre, è stato di 12,5 miliardi.
Le Regioni propongono poi un’azione congiunta con il Governo per accelerare la spesa per gli investimenti a partire dal fondo di sviluppo e coesione attraverso incentivi e valorizzazione di chi ha dimostrato buone performances nella capacità di spessa dello stesso FSC e permettendo al paese anche di utilizzare ala massimo la flessibilità chiesta all’Unione Europea.
A dimostrazione della necessità di ricercare una efficace collaborazione istituzionale le Regioni hanno avanzato anche alcune proposte in materia di utilizzo delle risorse derivanti dalla legge sul pareggio di bilancio in particolar modo per tornare a stimolare gli investimenti.
Una nuova fonte di preoccupazione è poi l’ulteriore taglio di 72 milioni che andrebbe a colpire il fondo nazionale trasporto (in tutto poco meno di 5 miliardi), un settore già oggi in forte sofferenza.
Infine in 8 punti le proposte delle regioni per rendere più sostenibile la futura legge di stabilità:
1) premiare efficienza, efficacia e qualità dei servizi;
2) costi standard per tutti i livelli istituzionali (a partire dalle Amministrazioni centrali);
3) legare i risparmi sulla spesa sanitaria a quelli sulla spesa pensionistica (le due spese sono strettamente correlate, pertanto dovrebbe applicarsi a entrambe lo stesso trend di crescita) e stabilizzare nel triennio il rapporto con il PIL del 2015;
4) attribuire anche agli enti territoriali una parte della «espansività» della manovra per gli investimenti, la manovra per le Regioni è addirittura restrittiva;
5) ottimizzare i flussi finanziari di competenza delle Regioni;
6) lasciare nel comparto le eventuali sanzioni per il mancato rispetto del pareggio di bilancio;
7) naccelerare la spesa per gli investimenti a partire dal Fondo di Sviluppo e coesione (programma 2014 – 2020) attraverso le Regioni e province autonome che hanno dimostrato buone performance nella programmazione e realizzazione degli interventi;
8) proseguire nel percorso di efficientamento del settore Trasporto pubblico locale incentivandolo con adeguati finanziamenti del Fondo Nazionale.
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