La Procura è certa La natura mafiosa verrà confermata

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap323Decine di migliaia di pagine compongono il fascicolo che ha alzato il sipario dietro al quale andava in scena Mafia Capitale. Informative, ordinanze di custodia cautelare, intercettazioni, interrogatori, testimonianze, pedinamenti e atti di ogni sorta. Il materiale probatorio redatto dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, grazie al lavoro dei carabinieri del Ros Lazio, è ampio. In quei fogli e tra le parole che le centinaia di persone chiamate a testimoniare proferiranno in aula si gioca la partita del processo italiano più seguito dell’anno.

Le accuse sono molte e pesanti e i pm, in sede di abbreviato, hanno già affermato di non aver fatto il passo più lungo della gamba e di aver contestato solo le accuse ritenute essere schiaccianti. L’associazione mafiosa verrà o meno confermata? È questa la domanda principale. Secondo i pm l’organizzazione sarebbe stata guidata da Massimo Carminati. “Er Cecato”, con un passato nell’estrema destra romana e vicino banda della Magliana, negli anni è stato accusato di numerosissimi reati, ma quasi sempre è stato assolto. Al fianco del presunto boss, avrebbe fatto parte della Mafia Capitale anche Riccardo Brugia, in qualità di “spezzapollici”. Il Braccio imprenditoriale era Salvatore Buzzi mentre alla corte dell’organizzazione vi sarebbero stati Luca Gramazio (ex consigliere comunale e consigliere regionale Pdl), Fabrizio Franco Testa, che si occupava dei rapporti istituzionali insieme a Claudio Caldarelli, e l’ex Ad di Ama Franco Panzironi. Ancora: Gli imprenditori Cristiano Guarnera e Giuseppe Ietto. Agostino Gagliano e il pubblico ufficiale Carlo Pucci. Nella terra di mezzo vi era anche chi gestiva i distributori di carburanti per l’organizzazione, Roberto Lacopo. Fabio Gaudenzi invece avrebbe riciclato il denaro reinvestendo i guadagni mentre la collaboratrice di Buzzi, Nadia Cerrito, era la custode del libro nero. Un testo contenente i bilanci dell’organizzazione. Un manuale noto anche ai sodali Alessandra Garrone e Paolo Di Ninno. Stessa accusa anche per Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, vicini alla cosca ’ndranghetista Mancuso. Non solo mafia. Dalle minacce passando per le estorsioni, le intimidazioni, la corruzione, fino alla turbativa d’asta e la rapina le accuse non mancano. A partire da oggi i pm sono pronti a dimostrarle.

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