Omeopatia. Bimbo morto: a processo padre che curò con erbe

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap340LECCE – Il papà medico omeopata gli curò l’influenza con una tisana al finocchio. Il bimbo, Luca Monsellato, morì a 4 anni in seguito alle complicazioni gastrointestinali dell’influenza che durava da 4 giorni. E’ accaduto a Lecce il 20 ottobre del 2011. Il gip Alcide Maritati ha deciso il rinvio a processo coatto per i genitori, respingendo la richiesta di archiviazione presentata dal pm. Il piccolo Luca, ipotizza il magistrato, morì proprio a causa di cure omeopatiche inadeguate per fronteggiare una brutta influenza. La notizia è pubblicata oggi sul Nuovo Quotidiano di Lecce. Il piccolo, secondo quanto raccontarono i medici dell’ospedale di Tricase, Cardinal Panico, era giunto al Pronto Soccorso già morto e aveva ecchimosi alle gambe, era smagrito e debole a causa di un’influenza con complicazioni gastrointestinali che durava da giorni e che il papà, un medico omeopatico, aveva curato con questo tipo di medicina. I genitori del piccolo, Marcello Monsellato e Giovanna Pantaleo, al magistrato raccontarono invece che il loro figlio era giunto vivo in ospedale e che i medici per circa un’ora gli avevano praticato senza successo manovre rianimatorie. Per questa ragione all’epoca vennero iscritti nel registro degli indagati, oltre ai genitori del bambino, anche tre medici dell’ospedale per i quali fu poi accolta la richiesta di archiviazione, dopo che la consulenza dei medici legali sgombrò il campo sulla responsabilità dei primi soccorritori, stabilendo appunto che il bambino era giunto in ospedale ormai deceduto. Di lì a qualche giorno il magistrato depositò analoga istanza per i genitori del bambino, dopo aver valutato le due consulenze dei medici legali: la prima si pronunciò sulle cause del decesso e sullo stato di salute complessivo del bambino, la seconda su quando si manifestò quella polmonite interstiziale ed alveolare che determinò poi la morte. Il magistrato titolare del fascicolo giunse alla conclusione che non si poteva dimostrare un nesso causale fra il comportamento tenuto dai genitori ed il decesso. Questa interpretazione, però, non è stata condivisa dal gip Alcide Maritati che ha disposto l’imputazione coatta per omicidio colposo, affermando che dovrà essere il processo a chiarire ogni dubbio. “Si tratta di un giudizio probabilistico quello del gip, che cercheremo di ribaltare in aula con le nostre consulenze”, ha detto l’avvocato difensore dei due genitori. “Se arriveremo in aula – afferma il legale emiliano – dimostreremo come il bimbo fosse affetto da una malattia organica deficitaria che impedisce al corpo umano di assimilare le proteine. Ecco perché risultava sottopeso e denutrito, non certo per colpa dei suoi genitori che hanno già sofferto abbastanza per questa tragedia”. Di parere contrario il gip di Lecce Alcide Maritati secondo il quale nei confronti dei due genitori emergerebbero precise responsabilità per omessa cura da parte di chi “aveva il dovere di provvedere ad alimentare a dovere il proprio figlio facendolo vistare da medici specialisti”.

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