Blitz antidroga, Genny ‘a Carogna scappa

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap346Non conoscono fine i guai giudiziari per Gennaro De Tommaso, meglio conosciuto come «Genny a Carogna», l’ultras del Napoli protagonista degli scontri tra tifosi e forze dell’ordine nella serata in cui restò ucciso, a colpi di arma da fuoco, il tifoso partenopeo, Ciro Esposito. Dopo le peripezie calcistiche (che gli sono costate una condanna a due anni e due mesi di reclusione inflitte dal tribunale di Roma) De Tommaso è ora protagonista di una storia di traffico internazionale di droga tra le piazze di Napoli, l’Olanda e la Spagna. De Tommaso comunque è riuscito a sfuggire (assieme ad un cugino omonimo) al blitz delle forze dell’ordine che, durante l’operazione hanno arrestato gli zii dell’ultras, Gaetano e Giuseppe, meglio conosciuto come «Peppe l’assassino». I magistrati di Castello di Cisterna che hanno curato l’indagine hanno scoperto il giro di droga che De Tommaso e il suo gruppo riuscivano a movimentare, sottolineando nell’ordinanza di custodia cautelare la «potenzialità delinquenziale in ragione della capacità sistematica di importare dall’estero, in questo caso dall’Olanda, ingenti quantitativi di stupefacente e di reimmetterli sul mercato campano». A tirare in ballo De Tommaso sull’affare della droga era stato, storia di pochi mesi addietro, un collaboratore di giustizia napoletano che ha raccontato ai giudici dei giri di droga che riguardano il quartiere napoletano di Forcella (lo stesso quartiere, per intenderci, dove abita De Tommaso, il cui padre è già rimasto invischiato in fatti di camorra). «La droga i clan di Ponticelli la compravano da un tale Genny la carogna che dovrebbe essere di Forcella – ha raccontato ai giudici della distrettuale antimafia di Napoli il pentito Domenico “o cinese” Esposito – Per la consegna era utilizzata una Renault Scenic modificata, che ci veniva lasciata parcheggiata con le chiavi presso il cimitero di Ponticelli. Noi mandavamo a ritirare la macchina che poi restituivamo». Una doppia vita quella di Genny quindi: una doppia vita divisa (come tanti altri colleghi capi tifosi finiti in guai analoghi) tra lo spaccio di droga e le curve. Ed è proprio nelle curve che Genny da il meglio di se: «è un anarchico, che non riconosce la polizia e la sua autorità. Un soggetto pluripregiudicato, capobranco, istigatore di faziosi violenti, e non di veri tifosi, fomentatore degli istinti primordiali ed estraneo alla societas civica» scriveva il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza che lo aveva arrestato in seguito agli scontri romani avvenuti tra Ponte Milvio e piazza Mazzini. Quel giorno ( prima del fischio d’inizio della finale di coppa Italia 2014) era lui alla testa di «un gruppo di tifosi in assetto da guerriglia, pressoché tutti indossanti cappucci calati sul viso e scaldacollo alzati (siamo a maggio, e l’abbigliamento di copertura specie del viso aveva il solo scopo di sottrarsi ai riconoscimenti), tutti o i più dei quali muniti di bastoni, mazze ed aste. Tutti costoro – scrive il Gip – parte della tifoseria napoletana e organici alle frange più estremiste degli ultras, marciano in modalità militare, con incedere in allineamento compatto, a spalle ravvicinate e con utilizzo dei tifosi in prima linea di bastoni e aste rigide portate in senso orizzontale, a garanzia del mantenimento dello schieramento serrato volto ad intimidire le forze di polizia schierate per evitare i cercati e voluti contatti con la tifoseria fiorentina per dare sfogo evidentemente al peggio».

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