Delitto di Ancona, la ragazza finisce in carcere: “Non gli ho detto io di sparare”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap372Ancona, 11 novembre 2015  – TRE GIORNI prima di andare in questura con la moglie per chiedere alla polizia di intervenire per costringere Antonio ad allontanarsi dalla figlia, Fabio Giacconi, il papà della sedicenne, aveva postato sul suo profilo Facebook una foto che la dice lunga: “L’aldilà esiste? Tocca mia figlia e lo scoprirai presto“. È vero che l’immagine è diventata quasi virale nelle ultime settimane sui social, ma se inserita nel contesto della tragedia di Ancona assume contorni quasi inquietanti. Potrebbe voler dire, infatti, che non solo aveva ormai deciso di far troncare quella relazione ‘pericolosa’ alla figlia: sarebbe stato disposto a molto di più. Antonio racconta agli inquirenti di essersi armato proprio per le minacce ricevute dal papà della fidanzata. Dice che Fabio un giorno gli avrebbe anche mostrato una sciabola e lui si era molto impaurito perchè faceva il militare e sapeva maneggiare bene le armi.

EPPURE il delitto l’avrebbe premeditato solo lui, tanto da procurarsi una pistola e scrivere dei biglietti prima di aprire il fuoco. Ha fatto tutto lui: un ragazzo di 18 anni mai sfiorato neanche da una denuncia. Possibile? Ha sparato come un killer di mafia, un colpo alla testa per Roberta, uno alla nuca perFabio. E poi che fa? Dopo aver sparso sangue a volontà, chiama i genitori mentre sta scappando con la fidanzata. E invece di far perdere le tracce, anche solo tentare di farlo, si lascia prendere alla stazione di Falconara. Nella notte poi, scarica un po’ di colpa sulla ragazza. “È stata lei a dirmi di sparare”. Ma come: confessa il delitto, lo premedita, si giustifica addirittura con gli inquirenti di aver scritto i biglietti in cui annunciava il delitto per paura che qualcuno potesse poi sospettare del padre visti i suoi trascorsi e poi tira in ballo la fidanzata?

CHE C’ENTRAVA? Fatto sta che per il fatto di essere stata lì con lui quel pomeriggio e non avergli materialmente impedito di aprire il fuoco contro i genitori, né di aver accennato al minimo tentativo di soccorso, la sedicenne ora rischia di essere rinchiusa in un carcere minorile. Il procuratore dei minori Giovanna Lebboroni ha chiesto e ottenuto la misura cautelare più estrema. La tesi degli inquirenti è chiara: ritengono che la ragazza sia complice di Antonio Tagliata. Per la fidanzata inizia una fase terrificante della sua vita: a 16 anni si ritrova in carcere. Lo ha deciso ieri sera il Gip motivando la convalida del fermo e il trasferimento presumibilmente nella casa detentiva di Roma con otto pagine di motivazioni. La ragazza non ha più la mamma e il padre è in fin di vita. Lontana da tutti, dagli amici di sempre, dalla scuola, dagli affetti. I tempi delle serate al chiaro di luna al Passetto con Antonio e con le amiche sono un ricordo lontanissimo e struggente.

DURANTE l’udienza di convalida, durata più di tre ore ieri, gli avvocati della ragazza Paolo Sfrappini e Augusto La Morgia hanno puntato molto sul fatto che la minorenne non ha alcuna responsabilità nel delitto. Certo, è vero che lei era lì e non ha fatto nulla per impedire ad Antonio di sparare, “ma era terrorizzata e temeva per la sua vita”, ha detto Sfrappini. “È molto provata, ha chiesto spesso del padre e non di Antonio – dice Sfrappini –. È assistita da alcuni psicologi che l’hanno anche preparata al peggio. Ha meditato molto in queste ore. Solo oggi ha saputo di quello che ha dichiarato Antonio: non è un’operazione molto saggia scaricare la responsabilità su di lei”.

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