Come e perchè il Medio Oriente – nonostante tutto – può tornare a essere una regione normale (1)

Il gas diventerà il principale combustibile del 21° secolo e sostituirà o quanto meno fortemente ridurrà i consumi di petrolio. Il gas infatti è una fonte energetica più pulita e meno costosa del petrolio. Però il gas non sarà, come oggi, importano soltanto da paesi come Norvegia, Russia, Venezuela, Brasile e monarchie del Golfo Persico. Esso sarà importato anche da altri Stati come Stati Uniti, Canada,Libia Siria, Israele, Grecia. Da Stati Uniti e Canada per le nuove produzioni di schale gas che queste nazioni avranno messo a punto far qualche anno e sarà esportato in Europa in grandi rigassificatori. Da Isreale Libano Siria (se esisterà ancora) e Grecia per i grandi giacimenti gasiferi scoperti nei fondali dei loro mari e ancora da Irak e Libia per i grandi giacimenti che pare ci siano nel sottosuolo e di cui le ricerche delle imprese cinesi fin quando sono potute rimanere in quelle regioni ne hanno potuto appurare l’esistenza.

Molti paesi che oggi si approvigionano di gas dall’estero diventeranno autosufficienti o potranno comunque ridurre sensibilmente le loro importazioni. Però nonostante questo l’esportazione di gas sarà comunque una fonte di ricchezza e una rendita per chi lo produce anche secondo i metodi tradizionali. La guerra che si sta attulmente svolgendo in Siria in Libia e in Irak è quindi in realtà una guerra  occulta per il controllo dei giganteschi giacimenti di  gas scoperti nel sottosuolo o nei fondali marini di questi paesi e dei tracciati di percorrenza del gas. Inoltre per quanto riguarda la Libia si è scoperto che nel sottosuolo di questo paese c’è la presenza anche di immensi depositi sotterranei di shale gas e di acqua potabile che in un prossimo futuro potrà valere ancor più del petrolio. In Libia grazie ad accordi che risalgono ad Enrico Mattei e ad Aldo Moro quando era ministro degli Esteri Gheddafi ci aveva affidato la gestione di un terzo dell’economia libica che è la nona economia petrolifera del mondo. Figurarsi se in base alle nuove scoperte la lasciavano a noi! Anche la Siria è oggetto di particolare attenzione perché la  Siria oltre a possedere grangi giacimenti off schore rappresenta anche uno snodo cruciale per il passaggio delle condotte che dal Qatar e dalla Arabia Saudita o alternativamente dall’Iran possono portare il gas di questi paesi sui mercati europei.

Dunque Libia Siria e Irak possiedono risorse in termini di giacimenti gasiferi maggiori di tutti gli altri paesi arabi. E quindi questa particolare evoluzione del mercato energetico è una prima ragione di tutti gli attriti e gli scontri che sono arrivati a un livello tale da essere giustamente definiti come l’inizio di una terza guerra mondiale e che da ultimo sono sfociati anche in gravi atti terroristici perché l’isis e i fratelli musulmani rappresentano agli occhi di certi sovrani sunniti l’espansione dei sunniti in territori (Siria e Irak) prima amministrati dagli sciiti e in territori (libia) prima amministrati da dittatori legati all’islam moderato comunque non dipendenti da loro e non ammettano che queste conquiste territoriali ottenute attraverso l’isis siano messe in discussione, anzi chiedono che siano ulteriormente espanse (ecco perchè Assad se ne deve andare!).

Delle tre monarchie criminali sunnite (Arabia Saudita Kuwait e Qatar) operanti In Medio Oriente e in Nord Africa, il Qatar è stato in prima linea nel sostenere, economicamente e non, i gruppi islamisti estremisti in Siria e in Libia, diventando nel caso di quest’ultima un forte beneficiario della guerra e della caduta di Gheddafi e continuando a sostenere le milizie islamiste anche a conflitto finito.
I sovrani del Qatar si sono anche resi conto che le economie europee sono al collasso e che quindi si offre loro una buona opportunità per colonizzare. L’Europa o parte di essa. In Europa, il Qatar, insieme ai sauditi, punta a partecipare alla subdola colonizzazione economica del continente, che ha interessato sopratutto la Francia, ma che sta avendo buoni frutti anche in Italia.

Nel paese transalpino e in Belgio, il Qatar ha effettuato un investimento a fine 2012, di ben 50 miliardi di dollari nelle banlieus, che ha portato a una crescente radicalizzazione islamista tra i giovani delle stesse balieus, da cui provenivano, tra gli altri, i fratelli Kouachi, gli autori della strage terroristica al Charlie Hebdo e gli autori delle stragi di Parigi.

Coincidenza o meno, il Qatar, così come anche l’Arabia Saudita, diffondono nei paesi arabi e in quelli europei una versione integralista dell’Islam, conforme all’interpretazione fondamentalista che regge nei due paesi.

In Italia grazie alla Qatar Charity Foundation, il Qatar ha finanziato l’edificazione di luoghi di culto in tutta l’ Europa.

Tenendo presente anche l’ipotetica intenzione di cercare di radicalizzare una buona parte delle comunità islamiche presenti in Italia, sembra chiaro che l’obiettivo del Qatar e dell’Arabia Saudita è  quello di penetrare sempre di più in Europa e gradualmente colonizzarla.

Con tutto questo, le cosiddette “élite” europee e i maggiori paesi occidentali finora ci sono andati a nozze, visto che praticamente in Nord Africa e in Medio Oriente le strategie militari e geopolitiche dei regimi del Golfo, dei potentati imperialisti statunitensi ed europei e dei gruppi islamisti erano le stesse: eliminare gli “ostacoli” a una loro maggiore penetrazione costituiti dagli stati fondati sull’Islam moderato (paesi come la Libia,Siria,Egitto ecc ) o sull’Islam sciita (Iran e Iraq pre ISIS ).

Ma accanto a questa prima ragione di appoggio all’Isis dei paesi occidentali ce ne è una seconda che attiene al grave decadimento morale delle società occidentali che non disdegnano di fare affari finanche con società legate al terrorismo sunnita e la volontà dei paesi arabi sunniti di escludere dallo sfruttamento del petrolio africano e mediorientale le compagnie occidentali non omologate.

Come ha rivelato il presidente russo Vladimir Putin ai margini dell’ultimo G20 ci sono società di quaranta paesi che direttamente o indirettamente finanziano il terrorismo sunnita alcune delle quali di stanza in paesi che fanno parte del G20. Inoltre  come ha giustamente osservato  Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino l’Occidente «ha capito la necessità di cooperare con la Russia nella lotta al terrorismo internazionale” ma ”un accordo è impossibile” perche’ l’Occidente è diviso nei suoi approcci alla lotta a questo fenomeno.

Comunque è un passo avanti perché finora di accordi tra Occidente e Russia non era neanche a parlarne. Anzi la parola d’ordine era guerra alla Russia e “Assad se ne deve andare!” affinchè i sunniti si impadronissero con la forza anche dei giacimenti off schore della Siria (che la Siria peraltro ha già ceduto alla Russia) e delle condotte che dal golfo persico conducono ai mercati europei.

A proposito di questo ultimo aspetto si guardi per esempio a ciò che è avvenuto in Nigeria con il gruppo terroristico denominato Boko Haram.

Dal 2005 circa, i baroni musulmani del nord della Nigeria hanno operato per mettere le mani sugli impianti petroliferi del delta del Niger. Queste persone sono diventate azionisti di società che hanno acquistato le infrastrutture delle compagnie occidentali che erano vittime degli attacchi dei terroristi di Boko Haran. Quando è cambiata la proprietà, quando cioè l’impianto è è passato da una compagnia ocidentale a una piccola compagnia indigena questi attacchi sono cessati.

“Prendiamo per esempio  la Afren Plc fondata da tal Rilwanu Lukman, un ingegnere nigeriano che ha tenuto diversi incarichi ministeriali nel governo federale nigeriano, prima di diventare addirittura segretario generale dell’OPEC. La società Afren Plc na cominciato dal nulla nel 2005, ma beneficiava dell’esperienza e degli appoggi di Lukman. Oggi è la principale società locale nell’ambito dell’esplorazione e della produzione di petrolio e gas. Come altre società locali, Afren ha acquistato alcuni impianti centri di produzione regolarmente attaccati da Boko Haram fino al giorno in cui hanno cambiato proprietario. Lukmann era un uomo molto rispettato nel nord della Nigeria, dove alcuni membri della sua famiglia sono giudici religiosi e fanno applicare la sharia con severità e rigore.

Un altro esempio è quello della società Seplat, una società che ha fatto il suo ingresso alla Borsa di Londra nell’aprile 2014. Anch’essa non ha avuto nessun incidente dopo avere acquistato infrastrutture da colossi come la Shell, costretta a vendere poiché perdeva troppo denaro a causa dei continui attacchi armati di cui era vittima. Ufficialmente il fondatore di Seplat è il medico ortopedico Bryant Orkjiako, identificato dalla Nigerian Economic and Financial Crime Commission come il più grande riciclatore di denaro per conto del generale Ibrahim Babandiga, ex presidente golpista nigeriano dal 1985 al 1993. Babandiga non è mai apparso ufficialmente ma alcune malelingue pensano addirittura che egli, partigiano di un islam radicale, sarebbe addirittura uno dei principali mentori di Boko Haram.

 “Alcuni attori finanziari occidentali come la banca BNP Paribas sono specializzati nel finanziamento di società come Afren e si sono persino occupati della loro quotazione presso la Borsa di Londra, naturalmente traendone un loro tornaconto.

Vi è poi un altro esempio: la forte progressione di una banca islamica denominata Jaiz Bank. Questa banca è nata nello stesso periodo di Boko Haram e il suo maggior business plan si concentra nel nord della Nigeria dove ha aperto delle succursali. Da notare che nel Nord-Nigeria le altre banche vanno letteralmente in fumo. Si tratta della prova che gli affari in quella regione non sono difficili per tutti. Senza dimenticare che il già citato Rilwanu Lukman era membro del consiglio d’amministrazione anche di questo istituto bancario”.

 “Nel marzo 2014 il senatore Ita Enang ha affermato che l’80 per cento degli impianti di produzione nigeriani si trovano ora in mano ai baroni del nord della Nigeria grazie ai legami tra il finanziamento dell’estremismo musulmano del nord e le società indigene che gestiscono  il petrolio nel sud.

Questa cosa potrebbe ancora avere margini di comprensibilità se non fosse che al revanscismo nazionale si accompagna il revanscismo religioso nel senso che i musulmani del nord non vogliono che dei proventi del petrolio e delle banche siano partecipi anche i cristiani del sud, che dunque vengono massacrati e indotti alla migrazione. E questo è intollerabile.

Michele Imperio 1. continua

 

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