Ambrogino ai ferrovieri aggrediti: “Grazie, adesso mai più violenza”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap432Milano, 18 novembre 2015 – «Grazie. Abbiamo apprezzato l’iniziativa del Giorno e apprezziamo il riconoscimento che ci viene dal Comune di Milano». Sono due ragazzi semplici, modesti, Carlo Di Napoli e Riccardo Magagnin. Ringraziano con poche parole quando, in mattinata, Adriano Coscia, segretario regionale dell’Orsa, telefona la notizia: i due capitreno aggrediti con un machete da una banda di sudamericani, la sera dell’11 giugno, sulla linea Rogoredo-Rho, sono fra i milanesi che il 7 dicembre riceveranno la Benemerenza civica nella consueta cerimonia al Teatro Dal Verme. L’Ambrogino d’oro a due giovani ferrovieri poco più che trentenni che hanno rischiato la vita nel loro lavoro. Ha avuto successo l’iniziativa del Giorno, sostenuta dalle adesioni di tanti lettori e dai consiglieri Andrea Mascaretti (Forza Italia), Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), Luca Lepore (Lega Nord).

I medici hanno salvato il braccio sinistro di Carlo, praticamente amputato dal machete. Più interventi chirurgici. Po il lungo percorso della fisioterapia, non ancora concluso. Carlo Di Napoli è apparso in pubblico per la prima e finora volta il 27 ottobre, nell’aula del Consiglio regionale, quando con Riccardo, è stato insignito della medaglia al merito civile per volere dell’assemblea del Pirellone. Aveva risposto a qualche domanda, distillando poche frasi sincere, il suo piccolo-grande credo di lavoratore che aveva rischiato di rimanere menomato a vita soltanto per avere chiesto il biglietto. Il lavoro, la famiglia. Annamaria, la moglie, “la Roccia”, come l’aveva definita. «La sua presenza è stata importantissima. Quando si affrontano lunghi periodi di inattività, capita che si attraversino momenti negativi. La mia fortuna sono mia moglie e la mia bimba di nove mesi».

Il ricordo dell’aggressione. Senza odio. «Ricordo tutto di quella sera. No, non tocca a me giudicare che mi ha fatto del male. Io a loro non penso. Sarà la giustizia a decidere». Uno sguardo al futuro racchiuso in una breve frase: «Voglio tornare a lavorare».
Quando Di Napoli era stato colpito dal fendente, Magagnin non aveva esitato prima a correre in suo aiuto e poi a soccorrerlo tentando di arrestare l’emorragia. «Ho semplicemente fatto quello che mi è sembrato giusto fare e spero che questi gesti diventino la normalità», aveva detto Riccardo ritirando l’onorificenza, prima eclissarsi, schivo e riservato com’è nel suo carattere, evitando giornalisti, fotografi, televisioni. «Questo – è il commento del segretario Coscia – è il giusto riconoscimento per lavoratori che hanno operato per svolgere il loro ruolo professionale in modo compiuto e per farlo hanno messo a repentaglio la loro vita. Purtroppo, nonostante questo, sui nostri treni continuano le aggressioni al personale. Anche l’altro giorno si è verificato un problema sulla linea Milano-Varese».

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