L’Arma custode della memoria

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap470«L’Arma Custode della Memoria», il migliore esempio di questo titolo-concetto è stato dato ieri alla presentazione della mostra al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri a Roma, in piazza Risorgimento, esponendo la prima Bandiera di Guerra dell’Arma, tornata dopo delicati restauri e una serie di affreschi trafugati 30 anni fa circa da una tomba del IV secolo a.C. nell’area di Paestum.

A celebrare l’evento, Dario Franceschini, ministro per i Beni Culturali e il Turismo, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, il Generale di Brigata, Mariano Ignazio Mossa, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma e Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum.

Sono due storie di recupero del tutto diverse nel segno del ripristino di testimonianze, dell’affermazione della storia, della memoria. «Questi affreschi provengono da Paestum, risalgono al 300 A.C. circa – ha detto Gabriel Zuchtriegel – Rappresentano momenti della vita di un giovane guerriero dell’aristocrazia lucana, il suo rientro con un bottino di guerra, accolto dalle donne della casa. A Paestum ce ne sono centinaia anche se ogni tomba è unica. Non ne conosciamo la collocazione e non ne abbiamo il corredo perché la tomba è stata saccheggiata da scavi clandestini. Ci fa riflettere su quanto è andato perduto in decenni di trafugamenti».

Inizialmente i cinque pannelli con gli affreschi della tomba sannitico-campana erano nelle mani del trafficante Pasquale Camera, detto «o’ Capitano», monopolista degli scavi illegali in zona. Foto degli stessi affreschi erano state trovate anche nell’archivio di un altro noto ricettatore internazionale, Giacomo Medici: più canali si stavano quindi muovendo per piazzare queste opere. Il tutto è stato frutto di un’indagine avviata nel 1995 con la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per contrastare gli scavi clandestini e la ricettazione di reperti archeologici tra Casal di Principe, Mondragone e Aversa. Camera, già pedinato e intercettato telefonicamente, morì in un incidente al casello autostradale di Cassino. I militari dell’Arma trovarono nella sua auto e nell’abitazione, una ricca collezione di foto su reperti archeologici da vendere o già ricollocati. Tale patrimonio di immagini come quelli di altri grandi trafficanti, a cominciare dal siciliano Gianfranco Becchina, hanno arricchito il database dei carabinieri Tpc: oggi fanno parte del più efficiente e ricco sistema informatico esistente al mondo sulle opere d’arte e reperti spariti, sistema connesso anche a un’applicazione per smartphone per riconoscimenti immediati e per la consultazione dati. I cinque pannelli sono stati rintracciati meno di un anno fa a Campione d’Italia e riconosciuti grazie alle foto del database Tpc. Erano stati acquistati da un cittadino svizzero che non sapeva provenissero da uno scavo clandestino.

Franceschini ha posto l’accento sul compito dei carabinieri Tpc. Dal 1969 la loro tecnologia e l’operatività, «hanno permesso di recuperare migliaia e migliaia di opere d’arte. Nell’attività dei Caschi Blu della Cultura dell’Unesco, i nostri militari hanno un compito preponderante e si lavora in aree a rischio, come in Siria, sia nel mercato internazionale delle opere trafugate. Queste competenze oggi sono in azione ai massimi livelli per il furto al Museo Civico di Castelvecchio a Verona». Si tratta di 15 dipinti d’autore rubati lo scorso 19 novembre: tra questi, tele del Mantegna, Rubens, Pisanello e Tintoretto.

All’inaugurazione della mostra anche la prima Bandiera di Guerra dell’Arma risalente a fine 1800: ha vissuto diversi campi di battaglia, uno per tutti il Primo Conflitto Mondiale quando, prima insegna fra le altre, raggiunse le trincee il 24 maggio 1915. Poi fu nascosta all’occupazione tedesca del 1943 e ritirata fuori nel 1944. Con l’avvento della Repubblica fu sostituita da una bandiera senza le insegne del Regno. Grande l’opera di recupero svolta in sette mesi dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, lavoro presentato dal direttore Gisella Capponi: indagini chimiche e biologiche, impiego di speciali aghi e fili per ripristinare linee di forza consolidando la bandiera anche con l’impiego di supporti nuovi, in poliestere foderati in seta o tulle di seta.

Gli affreschi dell’antica sepoltura rimarranno al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri fino al 10 gennaio 2016 (ingresso gratuito) prima di tornare a Paestum.

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