Mafia Capitale Da Poletti a Minniti Governo teste in aula

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap471«Così finalmente affronteremo in aula anche questa storia dei servizi segreti». Appare soddisfatto a fine udienza l’avvocato di Massimo Carminati Bruno Naso. Ha appena verificato che nella lista dei testimoni ammessi dal tribunale al processo Mafia Capitale c’è anche il nome di Marco Minniti, sottosegretario del governo Renzi ai servizi di informazione e sicurezza chiamato dalla difesa del “Cecato” a riferire in merito ai presunti contatti di quest’ultimo con esponenti degli 007 nostrani.

È solo uno dei nomi noti della politica e delle istituzioni citati dalle difese che dovranno sfilare nell’aula bunker di Rebibbia dopo che ieri i giudici hanno sfrondato le richieste testi presentate dagli avvocati degli imputati. Dal migliaio di nomi sottoposti al giudizio del tribunale è scaturita una lista di centinaia di persone, in cima a cui svetta il nome del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, citato da Buzzi. Ci sono poi gli ex sindaci Gianni Alemanno e Ignazio Marino (respinto per Buzzi, ammesso per la difesa di Fiscon). La difesa dell’ex ras delle cooperative ha ottenuto l’esame in aula del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del suo ex capo di gabinetto Maurizio Venafro, di un tris di prefetti di Roma passati e attuali (Mario Morcone, Franco Gabrielli e Giuseppe Pecoraro), di Goffredo Bettini, dell’ex assessore alla Legalità Alfonso Sabella, dell’ex vicesindaco Luigi Nieri, dell’ex assessore comunale all’Ambiente e Rifiuti Estella Marino e del consigliere regionale del Lazio Francesco Storace.

Gli avvocati di Carminati, di Riccardo Brugia e di Fabrizio Testa Ippolita e Bruno Naso si sono visti ammettere quasi tutti i testimoni richiesti tra cui (oltre ai nomi di Alemanno, di Sveva Belviso, di Alfio Marchini, del prefetto Marilisa Magno e di quattro a scelta tra i sei capigruppo in comune durante la scorsa consiliatura) spicca il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini. A Rebibbia testimonieranno in aula anche il presidente di Anac Raffaele Cantone, la capo dipartimento del Viminale per le libertà civili e l’immigrazione Angela Pria e pure l’ex generale Mario Mori. Un no sbattuto in faccia al Comune di Roma. Il Campidoglio non sarà parte civile nello stralcio di Mafia Capitale in cui viene giudicato in abbreviato l’ex assessore alle politiche abitative Daniele Ozzimo. A deciderlo è stato il gup per vizio di forma. Ammessi Regione, Ama e il Pd. In aula Ozzimo che si è difeso dalle accuse di corruzione. Per smontare l’accusa di aver ottenuto in cambio dei propri favori l’assunzione di una persona in una delle coop di Buzzi, l’ex assessore ha prodotto una mail che dimostrerebbe, nel tono cauto e dimesso della segnalazione, la sua buona fede. «Non vorrei proprio che, purtroppo come tanti, a causa della perdita del lavoro sprofondasse nell’emergenza abitativa», scrive Ozzimo nella mail che riporta nell’oggetto la frase «qualora aveste disponibilità».

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