Nestlé ammette: casi di lavoro forzato tra i nostri fornitori thailandesi

A cura di: Giuseppe Catapano

Al termine dell’indagine da lei stessa commissionata dopo i casi mediatici e le cause, Nestlé è stata costretta ad ammettere: nella nostra filiera del pesce in Thailandia si annidano casi di lavoro forzato.

D’altra parte il rapporto di Verité parla chiaro: dalle centinaia di interviste con pescatori, allevatori di gamberi e fornitori del colosso svizzero, la ONG ha ricavato un quadro agghiacciante: misure di sicurezza inesistenti, marinai scomparsi, stipendi da fame e lavoratori stranieri comprati e venduti come schiavi.

L’ammissione, accompagnata da un piano per migliorare la trasparenza, è stata ben accolta dagli attivisti che si battono contro questi fenomeni. I quali però, chiedono ora a tutti i colossi che si riforniscono in Thailandia di fare pressioni sul governo perché intervenga.

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