NAPOLI. MARIA, LA FIDANZATA DI GENNY CESARANO, UCCISO IN UN AGGUATO: “UN GIORNO CI RITROVEREMO

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap502Composta, con lo sguardo basso che di tanto in tanto alza sospirando. Maria, quando le si chiede di Genny, riesce a trattenere le lacrime, ma gli occhi diventano lucidi. È la fidanzatina del ragazzo ucciso in un agguato lo scorso 5 settembre nel rione Sanità. Parla di lui sempre al presente, mentre sfila con i suoi amici nel corteo di “Un popolo in cammino”. «Sono la ragazza di Genny – dice – che è ancora qui con me. Anche oggi in questa manifestazione. Non mi ha mai lasciato e so che siamo lontani soltanto fisicamente, ma un giorno ci rincontreremo». Quindici anni, una vita davanti, ma da tre mesi un dolore immenso che l’ha segnata nel profondo. «Mi manca tutto di Genny – ammette Maria – perché persona solare, per me innanzitutto un amico, un fratello. Mi ha sempre accontentato in ogni mia richiesta, molto protettivo e anche geloso». Arrossisce mentre lo dice, quasi per il pudore nel dover rivelare particolari intimi di un sentimento delicato. «No, non me l’aspettavo che finisse così – ripete – non doveva succedere». La si nomina con rabbia la parola camorra nel gruppetto di compagni di Gennaro Cesarano, per tutti Genny, ennesimo caduto inconsapevole di una guerra che ha lasciato traccia indelebile in un’alba di fuoco di inizio settembre. Si stringono attorno a Maria, tenendo in mano palloncini bianchi ed indossando la maglietta con la foto dello sfortunato diciasettenne. «Partecipiamo a quest’iniziativa – spiega uno dei suoi migliori amici – perché siamo arrabbiati. Andavamo insieme a scuola, uscivamo in comitiva, quello che è successo a Genny poteva capire a chiunque di noi. Quei colpi di pistola potevano colpire anche me in piazza San Vincenzo alla Sanità, dove ci riuniamo la sera. E se adesso siamo qui, è per chiedere che queste morti assurde non capitino più». È rimasta sì la paura, che serpeggia in ogni azione quotidiana, ma nessuno ha intenzione di abbandonare il quartiere. «Se ne devono andare loro, non noi» rimarca forte Luciano, il cugino di Genny. «Da quando l’hanno ucciso – aggiunge Anna – nel rione ci sono più controlli e macchine della polizia. Di certo ci danno maggiore sicurezza». Ma basta? No, si sentono derubati. «Del futuro – spiega la fidanzata -. Non sappiamo cosa ci aspetta». Maria ha fissi nella memoria tutti i momenti trascorsi con Genny, non riesce a raccontarne uno in particolare, non vuole, farebbe torto a quei ricordi che le dicono ancora di un’appassionata storia d’amore tra adolescenti. Di quelle semplici, normali, senza tempo se non quello dell’attesa che separa due innamorati. «Ci siamo conosciuti su Facebook – racconta, accennando un sorriso -. Io sono di Forcella, l’avevo visto in giro e gli chiesi l’amicizia. Lui mi rispose subito con un buonasera e da quel saluto ci siamo fulminati». Un participio passato errato che, però, sintetizza correttamente il colpo di fulmine vissuto insieme, nello stesso istante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: