Cambio di alleanze in Europa e in Medio Oriente (4)

Il sistema delle alleanze in Europa e in Medio Oriente è molto cambiato dal 2012 ad oggi. Fino a quella data esso è andato avanti nel segno di un atlantismo – diciamo così – non ragionato. Ma oggi alcuni segmenti politici europei e segnatamente francesi e tedeschi hanno cominciato ad aprire gli occhi e a vedere in faccia la realtà e cioè che negli Stati Uniti è in atto una guerra fra chi vorrebbe cominciare la terza guerra mondiale partendo dalla Russia (lobby che fanno capo a Hillary Clinton) chi invece vorrebbe cominciarla partendo dall’Iran (lobby che fanno capo ai candidati repubblicani alternativi a Donald Trunph) chi non la vuole in assoluto (lobby repubblicane che guardano a Donald Trunph).

Ha detto il ministro russo Lavorv: «La terza guerra mondiale, se ci sarà, sarà fondamentalmente diversa da qualunque altra guerra che il mondo abbia visto. Comincerà senza essere ufficialmente proclamata. Farà uso di mercenari (privati contractors militari), si appoggerà a quinte colonne interne a certi Paesi, userà attivamente le tecniche di piazza “Maidan”, il coinvolgimento di media compiacenti la proclamazione unilaterale di sanzioni economiche. Questa guerra non dichiarata sarà scatenata sotto la maschera di una guerra contro il terrorismo e l’Islam radicale, contro un’aggressione russa, contro la violazione di diritti umani. Nel corso di questa guerra, i padroni del denaro, gli azionisti della FED (quindi gli ebrei anglo-americani) vorranno risolvere tutti i problemi che hanno ammassato sul dollaro. Questa corrente instabilità segnala in sé la debolezza del dollaro e del fatto che i padroni della macchina da stampa della Fed si sentono nelle fauci della morte. Ma come animali feriti, combatteranno fino alla fine (secondo una logica – aggiungiamo noi – del muoia Sansone con tutti i filistei)».

Ha dunque  fatto benissimo la Russia a intervenire in Siria dove lo Stato Islamico aveva messo le mani sui pozzi di petrolio, sui giacimenti di gas, sulle miniere di fosfato, sui campi di cotone, sulle colture di cereali, insomma su ogni risorsa estraibile e gestibile nei territori che controllava. E riusciva malgrado l’embargo e grazie all’aiuto di governi compiacenti, a far affluire gran parte di questi prodotti sui mercati, verso i paesi confinanti.

Però oggi il fronte della guerra sia quello che vuol partire dalla Russia sia quello che vuol partire dall’Iran, ha perso pezzi. Ricordate? Era il 2012. «Assad uccide con il gas il suo stesso popolo!!!!!!!!!!!», strillavano i nostri mass media di concerto con quelli anglo-americani. E davano anche cifre precise «Almeno 1.429 persone, tra cui 426 bambini, sono morte a causa dei gas letali». Foto a iosa di poveri innocenti bambini che sembravano dormire, e che invece erano morti asfissiati dal gas. L’orrore, la pietà ci venivano somministrate a piene mani dalla nostra libera stampa. Il tremendo dittatore (l’ultimo laico rimasto nell’area) aveva usato le sue spaventose armi chimiche («di distruzione di massa»,) contro i ribelli che volevano legittimamente rovesciarne il suo regime. Urgeva l’intervento umanitario: «Le armi chimiche di Assad sono una sfida al mondo intero!!!!!!!!!!», proclamò Obama. USA, Francia, Inghilterra,Turchia e Arabia Saudita, tutte insieme appassionatamente, stavano per entrare nel conflitto a fianco dei ribelli siriani che altri non erano se non Al Nusra, Al Qaeda, Daesh, miliziani dell’ISIS, con i loro vestiti neri hollywoodiani a bordo di decine di pickup Toyota nuovi fiammanti, gentilmente concessi dall’esercito degli Stati Uniti, evidentemente su impulso del suo presidente. Che importava se i miliziani dell’Isis aggredivano i curdi, sterminavano gli yazidi , decapitavano  giornalisti e altri operatori occidentali? La guerre c’est la guerre . La verità è che gli arsenali chimici li avevano tutti sauditi in testa e che solo il cattivo dittatore Assad si offrì di eliminare tutti i propri, cosa che fu fatta rapidamente sotto il controllo dell’ONU. Più tardi, Carla del Ponte, la magistrata svizzera, rilevò che erano stati i ribelli a lanciare armi chimiche contro la popolazione civile siriana, per darne la colpa all’avversario Assad e quindi far precipitare l’intervento occidentale. Ma questa volta le dichiarazioni della signora Carla Del Ponte non hano avuto quella stessa diffusione e quella stessa rilevanza che hanno avuto altre volte.

Nell’agosto 2013 lo Human Right Council dell’ONU dichiarò ufficialmente che video e foto che riportavano l’attacco chimico e i cadaverini degli innocenti bambini sterminati da Assad, erano tutti falsi. La Russia dal canto suo fece capire che non avrebbe accettato un intervento armato delle truppe occidentali contro la Siria. Se tu bombardi Damasco, allora noi attaccheremo Riad e Doha disse Putin nell’orecchio di Obama.

Solo questa minaccia fece capire a Obama che l’attacco umanitario a quel punto non si poteva fare più e doveva essere rimandato, anche se non abbandonato. Obama, il talento politico come lo ha definito il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Jep Busch, simulò un risentimento per l’invasione dell’Irak da parte dell’Isis e rinunciò quindi al bombardamento di Damasco dalle navi.

E anzi simulò che – melius reperprense – voleva ora bombardare non più Damasco ma l’ISIS o Daesh o Califfato, Peccato però che molti suoi piloti commettevano marchiani “errori”, colpendo per esempio anzichè postazioni dell’Isis, attrezzature civili del Governo siriano, fra cui i silos granari che il regime del malvagio Assad aveva predisposto per conservare le riserve alimentari per la popolazione rimastagli fedele. Peccato che alcuni agenti della sua intelligence avvertivano i miliziani dell’Isis che stavano per colpire taluni obiettivi sicchè quelli scappavano. Non parliamo poi degli alleati. Quando l’armata siriana liberò Homs all’inizio del 2012, strappandola ai ribelli di Al Nusra, essa catturò coi jihadisti ben 13 ufficiali francesi. Che ci facevano tredici ufficiali illuminati del Paese di Voltaire insieme agli oscurantisti wahabiti tagliagole? La notizia era così imbarazzante, che i nostri media non hanno avuto nemmeno il coraggio di pubblicarla.

Eppure il sistema delle alleanze sarebbe riunasto tal quale se il 7 gennaio 2015 non ci fosse stato a Parigi l’eccidio di Charlie Hebdo.Come ho già detto in altro articolo la ragione principale di quell’attentato è che quello stesso giorno si teneva a Waschinton una conferenza stampa per denunciare le ingerenze dell’Arabia Saudita negli attentati dell’11 settembre e dunque bisognava distogliere l’attenzione del mondi da quella conferenza.

Ma alla base dell’attentato vi è un’altra considerazione. Se viene fatto un attentato dell’Isis a Parigi – ha presumibilmente ragionato il talento politico Barak Obama – ciò significa che bisogna mandare altre truppe in Siria per debellare l’Isis ma queste truppe possono non essere associate all’esercito regolare siriano bensì possono rinforzare i “ribelli moderati”. E ciò che fa Obama a partire dal marzo 2015 Egli invia altri 400 addestratori militari (oltre a quelli che già sono sul campo da tre anni) per formare al combattimento qualcosa come 5400 ribelli anti-Assad ogni anno, per tre anni, quindi un totale di 16.200 ribelli. I campi di addestramento vengono installati in tre Paesi circonvicini: Turchia, Qatar, Arabia Saudita. Capirai! All’inizio dell’anno arrivano a Istanbul due Generali USA d’alto profilo, Michael Nagata e Daniel Rubinstein. I due incontrano i capi dell’opposizione siriana per informarli del nuovo programma di addestramento.

Ovviamente gli americani avranno cura di selezionare per l’addestramento esclusivamente terroristi islamici moderati, non come quelli di prima: i quali, ripetutamente, dopo essere stati armati  addestrati e finanziati dagli Stati Uniti, si erano poi uniti alle truppe del Califfo. Ultimi, in ordine di tempo, i  miliziani della brigata “moderata” Al Yarmuk Shuhada, duemila guerriglieri armati e formati a spese della CIA in Giordania, i quali erano passati anche loro nelle file dello Stato Islamico, portando tutto l’armamento americano, i veicoli e l’equipaggiamento ricevuto.

Sicché i takfiri dell’ISIS sono stati talvolta ripresi dalle telecamere ad alloggiare in tende che portavano la scritta «US Army», come se fossero proprio soldati americani, invece che terroristi islamici che l’America avrebbe dovuto debellare.

Come ho già detto altre volte Hollande è espressione di Israele all’interno della classe politica francese che ha punti di vista diversi da quelli dei falchi liberali dell’amministrazione Obama. Evidentemente Israele comprende la strumentalizzazione e non ci sta. Quindi l’attentato di Charli Hebdo da ad Hollande il motivo per riprendere l’attacco contro l’Isis in Irak  ma questa volta con intenti diversi da quelli che avevano caratterizzato il primo intervento e soprattutto con inbtenti simili a quelli dell’iuntervento russo in Siria, che tanto aveva scompagionato i piani americani. Sull’onda dell’emozione dell’attentato, l’Assemblée nationale (il Parlamento) vota, a maggioranza totale (488 voti contro 1) la prosecuzione della guerra in Iraq, ma «con licenza di estensione l’intervento ad altri territori vicini e quindi anche in Siria».. Il 14 gennaio 2015 Hollande manda in Irak la portaerei nucleare Charles de Gaulle. gioiello della marina francese, scortata dalla fregata Chevalier Paul, dalla petroliera per rifornimento Meuse e da un sottomarino nucleare. la De Gaulle«imbarcherà uno stato maggiore al completo, 12 caccia multiruolo Rafale marine, 9 caccia Super Étendards Modernisés (SEM), 1 aereo da ricognizione Hawkeye e 4 elicotteri. I marinai impiegati saranno 2.600. Andranno a rafforzare il contingente già dispiegato nell’ambito dell’Operazione Chammal tra il Golfo di Aden e il Golfo Persico: sul posto sono infatti già presenti 15 caccia tra Mirage e Rafale, 1 aereo radar e un’aviocisterna, In questo modo l’intero GAN (Groupe AéroNaval) sarà di stanza nel Golfo Persico.

Basta un attentato per determinare tutto questo dietro front nell’alleanza fra Franmcia e Stati Unit6i? In un’intervista a Russia Today Hollande si difende dall’accusa di aver sotenuto movimenti tereroristici dicendo che aveva avuto rassicurazioni dagli Stati Uniti (e quindi da Obama) che quegli appoggi andavano ai ribelli moderati e non ad Al Qaeda. Assicurazioni che si sono rivelate false , .

Gli attacchi parigini dello scorso novembre, sono stati quindi comandati dal governo degli Stati Uniti contro il governo francese.  periodo nel corso del quale gli  ambienti strategici americani propongono alla Casa Bianca un’altra strategia: essendosi rivelato il regime di Assad più forte del previsto e sostenuto dalla popolazione più di quanto era stato previsto, e essendosi rivelati i ribelli siriani più islamisti e traditori del verosimile, tanto valeva prenderne atto. E proporre una serie di cessate il fuoco locali fra le forze regolari di Assad e l’opposizione. Tale proposta veniva avanzata da Foreign Policy, la rivista dello storico think tank CFR, e da David Ignatius, influentissimo editorialista del  Washington Post. Finanche il delegato Onu Staffan De Mistura era stato mobilitato per sondare il terreno, ottenendo il sì della Siria. Incontri per definire questa nuova strategia si erano  tenuti alla Casa Bianca fra il 6 e il 13 novembre, presieduti da Obama in persona. E quindi  in contemporanea con la preparazione degli attacchi del Bentelan contro la Francia. In contemporanea con la scoperta di sette camion turchi pieni di armamenti (fra cui RPG e Razzi anticarro) che stavano passando il confine tra Turchia e Siria. Armi destinate ad Al Qaeda in Siria (o ISIS, chiamateli un po’ come volete), bloccate al confine dal procuratore turco della città di Adana, che ha mobilitato anche le truppe a sua disposizione,

Il procuratore – Aziz Tkaci – è stato rimosso e i soldati, avendo scoperto che il «carico umanitario» consisteva in realtà in tonnellate di munizionamento e centinaia di razzi probabilmente forniti dall’Ucraina (le scritte sulle casse erano in cirillico) sono stati incriminati dai Magistrati fedeli al  Governo Erdogan per «spionaggio» (20 anni di galera). Huseyin Celik, il vice presidente del partito di Erdogan, ha spiegato che i camion viaggiavano con l’autorità del MIT (i servizi turchi); «Che cosa c’è dentro non è affare di nessuno. Questi procuratori non conoscono limiti, e saranno chiamati a rispondere» – ha detto.

Qualcuno non era d’accordo su questa nuova strategia e su quel cessate il fuoco?

Se è così quel qualcuno si trova negli Stati Uniti e ha scavalcato nella strategia della guerra perfino il Qatar. Episodio di qualche giorno fa. Almeno 26 cacciatori del Qatar sono stati rapiti da uomini armati nel deserto iracheno vicino al confine con l’Arabia Saudita. A darne notizia è anche la Bbc che cita fonti ufficiali irachene. Il governatore della regione di Samawa, Falih al-Zayady, ha spiegato che il sequestro è avvenuto in una zona di caccia desertica a circa 130 chilometri a sud di Baghdad. Le forze di sicurezza hanno avviato un’indagine su larga scala per trovare i rapiti. «Un gruppo di uomini armati che guidavano decine di pick-up hanno rapito almeno 26 cacciatori iracheni dal loro campo nella zona desertica di Busaya a Samawa vicino ai confini sauditi», ha detto al-Zayady. Gli uomini avevano l’autorizzazione del ministero dell’Interno iracheno per poter cacciare in territorio iracheno. Secondo alcune fonti non confermate tra gli ostaggi ci sarebbe anche un membro della famiglia reale.

Michele Imperio

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