Cambio di alleanze in Europa e in Medio Oriente (5)

Quest’oggi vi vogliamo parlare di un’altra alleanza storica che sta per decadere quella ormai secolare fra Stati Uniti d’America e Arabia Saudita

Amo essere complottista ma a prescindere da ciò,  dico con convinzione che tutti gli episodi a rilevanza globale di queste ultime settimane dai  test missilistici dell’Iran alla cadute delle borse cinesi passando per le 47 esecuzioni capitali coeve dell’Arabia Saudita, per il test atomico della Corea del Nord, e – forse – per la bomba cibernetica che ha incendiato il grande hotel di Dubai, sono tutti episodi fra loro concatenati  e che contengono messaggi che le varie nazioni in conflitto si stanno inviando l’una con l’altra per minacciarsi reciprocamente e che stanno lentamente portando a dissolversi una delle alleanze storiche che ha unito scelleratamente due popoli in quest’ultimo quarto di secolo il popolo degli Stati Uniti d’America e il popolo dell’Arabia Saudita.

Mi confortano in questo senso le dichiarazioni di Evgueni Satanovski, presidente dell’Istituto russo del Medio Oriente, il quale ha dichiarato che «un confronto diretto  tra Teheran e Riyadh si concluderebbe inevitabilmente nel crollo, forse nell’annientamento, dell’Arabia Saudita e questo malgrado le immense ricchezze del Regno. In caso di conflitto diretto, infatti, Teheran troverebbe sufficienti alleati nella regione, mentre Riyadh, certa del sostegno americano, rischierebbe invece di non riceverlo”. E mi confortano altresì le dichiarazioni del premier iraniano Ruani  il quale ha dichiarato che dopo l’assassinio dell’iman  Kmeir sull’Arabia saudita si abbatterà una vendetta di tale forza da apparire una vendetta divina.

Invero la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei rapporti già tesi fra Iran e Arabia Saudita è la questione degli Huti sciiti nello Yemen, i quali si erano recentemente ribellati spontaneamente senza alcun sostegno iraniano perchè non reggevano più la dominazione discriminatoria ai loro danni dei sunniti pro-sauditi. Mentre anche qui i regnanti nazisilamisti dell’Arabia Saudita stava imprudentemente per fare ricorso a un’altra massiccia sfornata di mercenari alcuni dei quali da ingaggiare addirittura dalla Colombia, paese tristemente famoso per essere l’epicentro dei traffici mondiali di cocaina, ai quali non è estraneo – pare – l’ineffabile George Soros.

Qiondi l’Iran ha cominciato a ottobre scorso a testare alcuni missili facendo filtrare  l‘informazione  che essi sarebbero stati dati in dotazione agli Huti per potersi difendere dai saudti. Al che  gli americani avevano minacciato l’Iran di ulteriori sanzioni richiamando una delibera Onu del 2010 (non quindi quella sul disarmo nucleare del 2015) che vietava agli iraniani di testare missili che potevano in ipotesi trasportare anche testate nucleari. Gli iraniani avevano giustamente obiettato che un conto era l’armamento nucleare un conto era l’armamento missilistico e che essi iraniani dovevano comunque potersi difendere. Com’è, come non è, il giorno di capodanno le Guardie della Rivoluzione iraniana avevano sparato “diversi razzi non guidati” a soli 1.370 metri dalla USS Harry S. Truman, la USS Bulkeley e la francese FS Provence e di altre navi commerciali occidentali che stavano passando in quel momento nello stretto di Hormuz, all’interno di una linea di traffico marittimo riconosciuto internazionalmente come commerciale con il rischio quindi di colpirle e avevano annunciato l’avvio dell’esercitazione via radio solo 23 minuti prima della sua esecuzione. Quindi chiaramente una doppia grave provocazione dell’Iran, una rivolta verso gli Stati Uniti d’America per la estrema vicinanza delle navi militari  l’altra rivolta verso l’Arabia Saudita perché lo Stretto di Hormuz si trova di fronte alle coste saudite.

Improvvidamente Barak Obama aveva preso ancora una volta le parti dell’Arabia Saudita contro l’Iran e  aveva minacciato nuove sanzioni contro quest’ultimo stato l’Iran, richiamando la vecchia teoria dell’asse del male e  scomodando finanche la connection tra Iran e Corea del Nord. Infatti tra le varie ragioni per le nuove sanzioni contro l’Iran Obama lamentava anche gli stretti legami tra Pyonyang e Teheran relativamente al programma missilistico, visto che l’Iran avrebbe comprato componenti per i missili dalla Korea Mining Development Trading Corp, un’azienda di proprietà statale nordcoreana, già in regime sanzionatorio da parte di Usa e Ue e   riteneva che Teheran avesse inviato propri tecnici in Corea del Nord negli ultimi due anni per lavorare in coordinamento allo sviluppo di un missile da 80 tonnellate.

Peggio di lui il senatore John McCain, presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, ha risposto all’incidente di Sabato con rinnovata critica verso l’accordo nucleare 5 + 1 e Iran.

“Una corsa a sanzioni sollievo rischia di incoraggiare un regime iraniano sempre più aggressivo che non ha alcuna intenzione di normalizzare le relazioni con l’Occidente o di ritirarsi da una politica maligna destinata a destabilizzare il Medio Oriente”, aveva  detto McCain in una dichiarazione rilasciata mercoledì 6 gennaio 2016.

Nel frattempo, un alto funzionario americano ha detto che gli Stati Uniti d’America stavano  prendendo in considerazione la designazione di un certo numero di obiettivi supplementari per le sanzioni relative al programma dei missili balistici. Il Congresso è stato informato di quelle delibere, ha detto il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato perché non era autorizzato a rendere pubbliche le informazioni.

Il Wall Street Journal ha poi riferito che il Dipartimento del Tesoro stava preparando sanzioni anche contro diverse aziende in Iran, Hong Kong e negli Emirati Arabi Uniti, dove il 31 dicembre a Dubai è  esplosa una arma cibernetica che ha incendiato un grande albergo di Dubai come già prima di allora aveva incendiato alcune industrie chimiche in Cina, aveva deviato due aerei della Malesia e di Taiwan facendoli precipitare in mare o al suolo e aveva contribuito ad abbassare la quota dell’aereo russo abbattuto nel Sinai perchè potesse essere colpito dai ijadisti. Infine aveva deviato il corso di un missile sparato contro un aereo inglese il 23 di agosto sempre in Sinai evitando un’ennesima tragedia. Anzi relativamente a questi ultimi due episodi va ricordato che i russi,  su imbeccata di Israele, hanno potuto arrestare i due contractors ingaggiati dall’Arabia Saudita che operavano nello Yemen con le armi cibernetiche e che sono tuttora in stato di fermo a Mosca.

Domanda complottista sconvolgente: l’arma cibernetica è per caso posseduta  dai monarchi dell’Arabia Saudita?  Altra domanda: E’ per questo motivo che essi non hanno paura di nessuno e vogliono gestire l’agenda mondiale?

Nel mentre gli Stati Uniti minacciavano queste nuove sanzioni contro l’Iran, ecco che l’Arabia Saudita, bastione dell’Islam sunnita, annunciava a sorpresa sabato 2 gennaio l’esecuzione di 47 persone indicate come “terroristi”, tra i quali uno Sheikh sciita, l’imam Nimr al Nimr generando immediatamente la dura condanna degli sciiti e una risposta popolare violenta in Iran con l’ambasciata saudita a Teheran presa d’assalto da decine di manifestanti, che hanno lanciato bombe incendiare contro la rappresentanza diplomatica saudita e l’hanno saccheggiata, prima di essere dispersi – tardivamente – dalla polizia.

Mentre la Corea del Nord chiamata in causa dall’improvvido  Obama testava una potentissima bomba atomica che generava un terremoto di magnitudo 5,1 in tutta la regione e che la Corea del Nord diceva essere una bomba all’idrogeno. Come dire: le vostre sanzioni non ci spaventano e siamo pronti al conflitto globale. Ma conflitto globale tra chi? Non certo fra Corea del Nord e Stati Uniti!

Ma allora chi c’è dietro la Corea del Nord? Potrebbe esserci la Cina come pensano i new con americani i quali, per ritorsione, hanno fatto nuovamente crollare le borse cinesi, lì  dove alcuni mesi fa sparirono 3.000 miliardi  di dollari per iniziativa del solito George Soros, ma ci potrebbe essere anche la stessa Arabia Saudita perché – come scrive magistralmente Carlo Jean su “Il Messagero” –  la bomba atomica coreana ha destato propositi di dotarsi di una propria bomba atomica anche da parte del Giappone e della Corea del Sud, propositi che se attuati porterebbero alla nuclearizzazione globale (come già voleva fare Craxi negli anni 80, ne riparleremo) e – quindi – inevitabilmente alla realizzazione di una bomba atomica anche da parte dell’Arabia Saudita, a quel punto unico stato del mondo inibito a crearsi una propria bomba atomica. Con inevitabili nuove tensioni fra Stati Uniti e Arabia Saudita.

Per evitare queste prospettive si aprirebbero allora due ipotesi alternative o un colpo di stato degli Stati Uniti contro la dinastia Saud dell’Arabia Saudita oppure la rottura delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Stati Uniti d’America con conseguenze apocalittiche come il ritiro dei 27 mila soldati Usa di stanza in Arabia Saudita e negli Emirati, la chiusura delle basi Nato nel Golfo Persico,il ritorno di 4.500 miliardi di dollari in favore dell’Arabia Saudita, che è la somma cui ammonta il debito pubblico americano in favore della monarchia saudita.

Un’altra alleanza storica quindi quella fra Arabia Saudita e Stati Uniti sta per dissolversi. D’altra parte sono venuti meno tutti i pressupposti su cui quell’alleanza si fondava.

Il petrolio ormai non si vende più nelle quantità di prima e quindi non è più decisivo per le sorti del dollaro. Lo sono invece le materie prime in generale di cui è ricca l’Africa ma non l’Asia, Arabia Saudita e Stati Uniti d’america sono diventati concorrenti nella vendita del petrolio in quanto gli Stati Uniti hanno perfezionato le tecniche di estrazione del petrolio dalle rocce bituminose e avrebbero bisogno  che il petrolio salisse di prezzo ipotesi alla quale l’Arabia saudita è fortemente contraria. L’Arabia Saudita ha bisogno a questo punto del denaro concesso in presitto agli Stati Uniti negli anni passati in quanto non ha gas il suo petrolio sta per esaurirsi e quindi anche l’Arabia Saudita deve cominciare a diversificare la sua economia come già hanno fatto le altre monarchie del golfo, mentre gli Stati Uniti rischiano di fallire se l’Arabia Saudita non rinnova le cedole.

Ma è sul piano politico che insistono le maggiori difficoltà per una continuità del rapporto Arabia Saudita-Stati Uniti. I monarchi sauditi hanno sabotato il. tentativo americano di trasformare l’Arabia saudita in una monarchia costituzionale attraverso libere elezioni in cui si candidavano anche tredici donne, mandando al voto solo il 25% degli elettori.  Tra le 47 esecuzioni capitali del primo gennaio spicca quella di un religioso sciita lo sceicco Nimr al-Nimr, influente esponente della comunità sciita, minoritaria in Arabia Saudita (10-15% della popolazione) ma forte nella provincia del Qatif, affacciata sul Golfo Persico, ricca di riserve petrolifere (produce 500 mila barili al giorno dal 2004) e vicina al Bahrein dove pure gli sciiti sono maggioranza (70% della popolazione) ma soggetti alla monarchia sunnita degli Al Khalifa.. Il poveretto non aveva capito il carattere di farsa delle primavere arabe del 2011, e quindi era diventato una figura di punta nella contestazione al regime saudita e nella richiesta di maggiori diritti per le minoranze religiose che c’è stata in quel periodo anche in Arabia Saudita e di cui la stampa libera internazionale ovviamente non ha mai parlato.
Gli sciiti del Qatif avevano anche cominciato a chiedere la separazione dall’Arabia Saudita e l’annessione al Bahrein, e la richiesta aveva fatto scattare la feroce repressione dei regnanti sunniti dei monarchi  Al Khalifa i quali hanno chiesto l’intervento armato dell’Arabia Saudita che prontamente ha mandato in Bahrein l’esercito, con tanto di forze corazzate, informazioni che stiamo avendo solo adesso.

Ora se gli Stati Uniti continuassero a identificarsi con l’Arabia Saudita le proteste delle fazioni sciite in Iraq, in Libano, nello Yemen e in Bahrein e in molti altri paesi musulmani sciiti si ritorcerebbero anche contro di loro.

Infatti ’accusa che anche l’Iran è uno “Stato che sostiene i terroristi”. è un’accusa che un solo debole riscpontro le carte trovate nel covo di Obama Bin Laden quando è stato assassinato.  Invece desta una sfavorevole impressionenell’opinione pubblica mondiale che l’ Arabia Saudita, abbia iniziato il 2016 esattamente come aveva concluso il 2015 e cioè ammazzando oppositori politicima  in forte aumento rispetto al passato sicchè al secondo giorno dell’ anno siamo già a un terzo di tutti gli  oppositopri uccisi nel 2015 (157, secondo il calcolo delle diverse organizzazioni umanitarie) e più della metà di quelli uccisi nel 2014 (87), la circostanza che in contemporanea con le 47 esecuzioni capitali l’Isis  abbia trasmesso in diretta l’esecuzione di cinque presunte spie britanniche, abbia definito il leader inglese  Cameron un imbecille, abbia ripreso Donald Trunph il candidato republicano alla Casa Bianca in chiaro segno di minaccia e di sfida, che anche il candidato sdemocratico alla Casa Bianca Hillay Clinton abbia dichiarato che l’Arabia Saudita deve rendere contop di queste esecuzioni

Gli analisti più attenti ritengono che l’Arabia Saudita abbia voluto mandare un messaggio di provocazione e di sfida sia agli Stati Uniti che alla Gran Bretagna già rei si loro occhi di aver chiuso un accordo sul nucleare con l’Iran e di avere partecipato a raid aerei non più farlocchi contro l’Isis stimolati dall’intervento militare russo nella regione e – evidentemente – per la conclusione che Stati Uniti e Gran Bretagna intendono dare alle crisi in Siria e nollo Yemen.

A quet’ultimo proposito pare che i sauditi abbiano voluto ricordare agli Stati Uniti che il patto col diavolo va  rispettato fino all’ultimo  e quindi se gli Stati Uniti sventolano la bandiera della democrazia e della sua diffusione in tutto il Medio Oriente, le maggioranze soggette a minoranze possono farsi sentire altrove, tipo in Siria. Ed essere anche armate, finanziate, organizzate, sponsorizzate in ogni dove. Ma non in Bahrein. Mentre invece l’Arabia Saudita può fare ciò che vuole: appoggiarsi a una delle versioni dell’ islam più retrive per giustificare la repressione politica, esportare il credo wahabita nel mondo, finanziare quasi tutti i movimenti islamisti più radicali, fomentare guerre civili, intervenire militarmente in altri Paesi, bombardare villaggi e città dello Yemen (quasi 6 mila morti nella guerra contro i ribelli sciiti Houthi), appoggiare gli islamisti in Siria. E gli Stati Uniti possono solo seguirla se non vogliono la revoca del fido di 4.500 miliardi di dollari che è la misura del debito pubbico americano detenuto dall’Arabia Saudita

Del resto quando parliamo dell’Arabia Saudita stiamo parlando di un paese che ormai si colloca al di fuori della storia che ha come gran muffì ossia come suo capo spirituale l’ultraretrogrado Abdul Aziz Alal-Sheikh, noto per aver dichiarato il 15 marzo 2012, che: “tutte le chiese della penisola arabica devono essere distrutte”. E per aver emesso una fatwa nel mese di aprile 2012, che consentiva alle ragazze saudite di sposarsi a 10 anni insistendo sul fatto che le ragazze sono pronti per il matrimonio già a 10 anni o a 12 anni: “Le nostre madri e le nostre nonne – ha dichiarato – si sono sposate quando erano appena dodicenni. E’ buona regola che una ragazza sia pronta a svolgere tutti i doveri coniugali già a quell’età “. Pazzesco!

E non c’è paragone fra il livello culturale e economico dell’Iran e quello dell’Arabia Saudita. I sauditi in questi anni non  hanno mai diversificatoi i loro investimenti non hanno mai investito in villaggi turistici in acquisto di compagnie aeeree come pure hanno fatto altri emirati del golfo. Hano investito solo in  imponenti forniture di armi che fanno dei sauditi i maggiori acquirenti al mondo di armamenti (negli ultimi due anni primi, con soli 20 milioni di abitanti, davanti all’ India, seconda che di abitanti ne ha circa 1,3 miliardi.

Sicchè la loro economia ancor oggi dipende quasi totalmente dalle esportazioni di greggio. Mentre Teheran ha una economia assai più diversificata, ha un apparato industriale nazionale già molto sviluppato, ha una popolazione colta e specializzata, mentre l’Arabia Saudita dipende quasi esclusivamente dalla manodopera specializzata straniera. E dunque fra Arabia Saudita e Iran voi chi scegliereste?

Michele Imperio 5. continua

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