Toh, i sindaci arancione sono tra i più odiati d’Italia

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap547E i primi (cittadini) divennero gli ultimi. Se fosse una classifica di serie A, si potrebbe dire cheBologna, Genova e Napoli, città che indossano la maglia arancione, se la passano veramente male, a due passi dalla zona retrocessione. Nella lista stilata oggi da Il Sole 24 Ore sui sindaci più amati d’Italia, i primi cittadini dei capoluoghi campano, emiliano e ligure figurano infatti nelle parti basse, dove la loro casacca spot della rivoluzione arcobaleno rischia di diventare una maglia nera.

Luigi De Magistris, che pure proverà a ricandidarsi a Napoli, naufraga al 76mo posto, perdendo 2 punti di gradimento rispetto allo scorso anno; Virginio Merola, che ha provato a “genderizzare” il Comune di Bologna, varando una serie di discutibili iniziative Lgbt, galleggia all’85mo posto, con un gradimento inferiore al 50%; peggio ancora di lui fa Marco Doria, il sindaco di Genova, che quasi fa rimpiangere (ed era dura) il suo predecessore Marta Vincenzi, finendo all’89mo posto.

Potrebbero essere sufficienti questi dati per far comprendere che la rivoluzione sinistrorsa in chiave civica, comunismo più partecipazione dal basso, con una spruzzata di giustizialismo e ideologia sui diritti gay, ha fallito miseramente dovunque ha provato ad attecchire. Nella classifica, ahinoi, manca per ovvie ragioni Ignazio Marino, che altrimenti avrebbe sicuramente ottenuto il gradino più alto del podio… cominciando dal basso. Si salva solo Pisapia (è 18mo), non per meriti propri va da sé, ma per la percezione di un miglioramento della città legato a Expo, di cui lui ha beneficiato in modo passivo (ricordiamo infatti che il sindaco di Milano era stato tra i primi a opporsi al modello-Expo).

Basta invece alzare la testa verso le prime posizioni della classifica per accorgersi che dove il centrodestra governa, con uomini validi, programmi seri e coalizioni non raffazzonate, si possono raggiungere risultati amministrativi eccellenti. In prima posizione c’è infatti Paolo Perrone, sindaco forzista di Lecce, che si riconferma ai vertici tra i sindaci più amati d’Italia. E subito dietro di lui figura Luigi Brugnaro, il primo cittadino anti-ideologico per eccellenza, il frutto (buono) dell’imprenditoria e della società civile veneta, quello che ha avuto la tenacia di dire no all’indottrinamento gender negli asili e viene apprezzato dai lagunari per il tentativo di salvare Venezia dopo lo sfascio-Orsoni. Come lui anche il sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci, che ha aperto una lotta senza quartiere a rom, accattoni, musulmani, senza cedere a retoriche terzomondiste e filo-immigrati, che sappiamo quanto continuino a nuocere a grandi città europee (vedasi ciò che è accaduto a Colonia, per rinfrescarsi la memoria).

Piccola nota: i sindaci Cinque Stelle dei capoluoghi italiani figurano rispettivamente 49mo (Federico Pizzarotti a Parma), 77mo (Filippo Nogarin a Livorno) e 86mo (Federico Piccitto a Ragusa). Non una grande performance per un Movimento, che si proponeva di avvicinare la politica ai cittadini e di essere da quelli ricambiata con voti e gradimento. Chissà, forse il sindaco di Quarto avrebbe fatto meglio…

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