Omicidio Ashley, c’è la svolta. “Il volto del killer nelle telecamere”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap571Firenze, 13 gennaio 2016 – LA VERITÀ si avvicina. Un frammento dietro l’altro gli investigatori della squadra Mobile di Firenze avrebbero composto il mosaico della morte di Ashley Olsen, la trentacinquenne americana trovata morta sabato nel monolocale preso in affitto nel fantasioso quartiere di Santo Spirito in Oltrarno. Hanno lavorato giorno e notte, gli investigatori coordinati dal procuratore Giuseppe Creazzo, hanno ascoltato decine di persone, si sono ‘bruciati’ gli occhi a scorrere chilometri di filmati delle telecamere, poi hanno portato i risultati delle loro ipotesi in Procura. C’è finalmente il volto di un uomo. E non è il fidanzato.
Certo, nessuno parla. Dire che le bocche sono cucite è un eufemismo che non rende l’idea della chiusura a riccio degli inquirenti. Un intero piano della questura, quello della sezione omicidi, è stato chiuso a chiave con gli investigatori con i loro segreti, i loro sospetti. Ma la verità supera tutte le porte, anche quelle sprangate, e l’ipotesi che i poliziotti della Mobile abbiano imboccato ‘la’ pista, quella con la lettera maiuscola esce dall’antico palazzo.

COME si è arrivati a trovare una ipotesi di killer? Per un paio di motivi fondamentali. In primo luogo perché come dicono tutti gli ‘sbirri’ veri, quelli che conoscono in faccia i criminali, l’assassino lo devi trovare entro i tre giorni di indagine altrimenti tutto si ingarbuglia, diventa più difficile. Per questo nessuno si è risparmiato in queste ore. Gli inquirenti hanno salutato le famiglie, dimenticato i pasti, e si sono messi a incrociare i pochi dati, a sentire decine di testimoni. Per Ashley è stata come una catena.
Gli uomini della ‘omicidi’ della Mobile, coordinati da Giacinto Profazio, il capo, sono partiti dalla persona che l’aveva vista viva per l’ultima volta al Montecarla, un locale della movida noto in città, e si sono ‘arrampicati’ lungo quel filo di ricordi fino a incrociare la strada del possibile assassino e arrivare a un suo preciso identikit. Non basta. Non bisogna mai innamorarsi di una ipotesi. Oltre alle testimonianze ci sono le telecamere. L’assassino sarebbe stato ‘intrappolato’ nelle immagini di ‘Città sicura’ mentre si avviava a casa di Ashley. Sembra proprio in compagnia di quella che di lì a poco diventerà la sua vittima. E questo sarebbe un ulteriore elemento a suo carico.

POI c’è l’autopsia: strangolata, e in casa ci sono diversi oggetti che potrebbero essere stati utilizzati dall’assassino, compreso un cavo. E ci sono i rilievi della polizia scientifica che sono risultati fondamentali a corroborare quella che era l’ipotesi investigativa tradizionale. Una indagine senza intercettazioni ambientali, senza intercettazioni telefoniche, sembra quasi impossibile. E comunque il telefono ha la sua importanza. Ha ‘parlato’ anche lui in mano agli inquirenti. I tabulati e le celle telefoniche hanno fissato i passi della morte. Forse anche il telefonino del presunto killer che ha agganciato la stessa cella di quello di Ashley è stato tracciato. L’indagine prosegue, anzi corre. Ma con diversi elementi in più.

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