Quarto, cronache di un dramma molto più che morale

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap577Quarto è un comune di 40mila anime in provincia di Napoli. Da qualche settimana è diventato il palco su cui va in scena un dramma a firma M5S, in tre atti. La protagonista è il primo cittadino Rosa Capuozzo, eletta il 15 giugno scorso sfiorando il 70% delle preferenze, risultato così rotondo anche grazie all’azzeramento delle liste di centrodestra e centrosinistra, escluse dal Tar. Sullo sfondo della vittoria del primo sindaco grillino in Campania si muovono gli attori della prima parte del dramma: a inizio giugno viene intercettato Alfonso Cesarano, imprenditore in odore di legami con la camorra, che al telefono col figlio chiarisce impegno totale affinché il M5S vinca e fa riferimento ad un accordo con Giovanni De Robbio, il consigliere 5stelle più votato, e sospeso dal movimento il 14 giugno. Cesarano in principio aveva puntato sui democratici ma, esautorati dalle elezioni, si era rivolto verso più probabili vincitori.

Per il secondo atto entrano in scena De Robbio, la Capuozzo e il noto magistrato alla Direzione antimafia di Napoli Henry John Woodcock. E’ lui che tiene sotto osservazione De Robbio, lui che scoprirà la tentata estorsione ai danni del sindaco di Quarto. Il consigliere infatti, in base ad intercettazioni e deposizioni della stessa Capuozzo, minaccia la prima cittadina di render noto un abuso edilizio sull’area di casa sua se non cederà alle richieste: la nomina di un assessore all’urbanistica compiacente verso Cesarano e l’affidamento allo stesso del campo sportivo del Comune. La Capuozzo non cede, ma nemmeno denuncia De Robbio. Il 22 dicembre il nome di De Robbio finisce nel registro degli indagati per estorsione ai danni del sindaco e voto di scambio; solo una settimana prima il M5S l’aveva espulso. Quello che sembra un colpo di spugna sulla vicenda si rivela una pietra tombale per l’amministrazione grillina, nonché lo scoppio di un caso nazionale.

L’ultimo atto del dramma grillino non si è ancora concluso. Dopo l’allontanamento dagli ambienti grillini di De Robbio, emergono le responsabilità del sindaco, colpevole agli occhi dell’integralismo morale dei 5stelle di aver omesso di denunciare il suo ricattatore e di aver nascosto un abuso edilizio in casa. Su Quarto si avventano oppositori al grillismo, giornali e telecamere di tutto il Paese e soprattutto si condanna la permeabilità del movimento alle infiltrazioni mafiose. Grillo e i suoi tacciono fino a che la pressione dei media si fa insostenibile, e la posizione della Capuozzo si complica. Nonostante un’iniziale difesa del sindaco, i vertici del partito rifiutano ogni lezione di morale dal Pd e infine decidono prima per la richiesta di dimissioni, e poi per la procedura di espulsione per la prima cittadina, affinché si ritorni alle urne e nessuno possa dire che il M5S sia compromesso moralmente. Ma la Capuozzo, nemmeno stavolta, pare voler cedere.

Il moralismo che viene sbandierato da tutte le parti, qui dal M5S che rivendicano la gestione della vicenda come vittoria degli anticorpi legalitari, lì dai Dem che brindano al passo falso dei grillini, nasconde due problemi più gravi e reali: l’affarismo inestinguibile che si crea tra i gruppi di potere locali e l’immaturità amministrativa dei grillini. Il M5S, nel difficile compromesso tra savonarolesca morale e appetito politico, sta proponendo una classe dirigente impreparata e spesso esposta a figuracce, come a Livorno, o peggio ai rischi della compromissione con i lobbismi. Il movimento è un corpo politico troppo forte e promettente per non attirare l’interesse di sciacalli del governo locale. A Gela, assessori cacciati accusano il sindaco pentastellato di aver ceduto ai poteri economici. A Quarto i Cesarano hanno investito sul M5S perché considerato il cavallo vincente. La Capuozzo ha tenuto testa alle pressioni, ma oltre ai già citati nodi sull’abuso e sull’omessa condanna, si è resa protagonista di una gestione dell’amministrazione approssimativa e poco limpida; il 17 dicembre l’assessore Iovine ha denunciato la sua estromissione dalla vita politica del Comune, dimettendosi.

A tenere banco oggi è la condotta politica del M5S. Nessun attivista immaginava di dover fare i conti così presto con una questione morale, ma Grillo è fermamente intenzionato ad evitare che un caso isolato e circoscritto presti il fianco ad accuse di ipocrisia in futuro. Meglio tirare una riga sull’intera storia grillina di Quarto, quindi. Tuttavia l’affaire Quarto diventa nazionale quando la Capuozzo sostiene, nelle intercettazioni con una consigliera, che nel Direttorio nazionale grillino, almeno dalla fine di novembre, si conoscessero le minacce subite da parte di De Robbio. In particolare sono citati Luigi Di Maio, il favorito di Grillo e informato della situazione dallo stesso sindaco, e Roberto Fico, presidente della vigilanza Rai, padrini della vittoria della Capuozzo e spesso presenti sul territorio. Se Di Maio fosse stato davvero informato, ma lui ha già smentito, non sarebbe anche lui in pericolo di espulsione perché non denunciò le pressioni? Non spetta anche per lui il beneficio del dubbio che ha condannato il sindaco? Difficile conoscere la verità, ma non c’è dubbio che Di Maio resterà sotto l’ala protettiva di Grillo, troppo importante per la strategia del M5S: un altro segno della mutazione del movimento anti-sistemico in partito.

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