Strage al poligono, la Procura indaga per disastro colposo

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap574Ferrara, 13 gennaio 2016 – Un fatto grave, forse «l’unico nel nostro Paese» con conseguenze così devastanti. Un incendio talmente «virulento da devastare tutto ciò che ha trovato davanti a sé. Comprese, purtroppo, le persone che si trovavano all’interno».

A fare il punto sulle indagini, a 48 ore dall’incendio che ha devastato il poligono di Portomaggiore portandosi via le vite di tre clienti (Lorenzo Chiccoli, 73 anni, Paolo Masieri, 47 anni e Maurizio Neri, 66 anni), è il procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi.

I lavori, ha preannunciato il procuratore, saranno «lunghi e complessi». La procura (il fascicolo è affidato al pubblico ministero Ombretta Volta) procede per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. L’obiettivo primario è quello di «individuare il punto di innesco dell’incendio e le modalità con cui si è sviluppato». In seguito le indagini si concentreranno «sulle modalità di costruzione e di gestione» del tiro a segno.

Aspetto quest’ultimo che ha dato il ‘la’ al capo della procura per una riflessione sulle norme che regolano l’attività dei poligoni di tiro privati. «A quanto ci risulta – ha evidenziato Cherchi –, l’apertura di un tiro a segno privato non necessita di particolari autorizzazioni. È sufficiente avvisare dell’apertura l’autorità di pubblica sicurezza. Insomma, si tratta di una normativa piuttosto labile».

Nel frattempo proseguono le attività all’interno del capannone di via Cattaneo. Il lavoro è stato complesso perché «non era possibile mettere in sicurezza l’edificio con le strutture ordinarie. Il pericolo era di un crollo improvviso». Gli inquirenti, una volta recuperate le salme, si sono messi all’opera per repertare tutti gli oggetti scampati alle fiamme e che potranno diventare elemento di prova.

Sulle cause dell’incendio il procuratore non si sbilancia. «Al memento è difficile farne – ha premesso –. Sono dati che devono essere sviluppati dal consulente tecnico (l’ingegner Cristiano Cusin, ex comandante provinciale dei vigili del fuoco, ndr)».

Da qui il duplice obiettivo che si sono posti gli inquirenti. «Dobbiamo capire – ha ribadito Cherchi – come funzionava il poligono e come è stato costruito. Accerteremo che tutte le regole fossero state rispettate». Cherchi si sofferma poi sul recupero delle salme, ora affidate alla medicina legale.

«Per i riconoscimento dei resti – ha aggiunto – potrebbe essere necessario un esame del Dna». Resta possibilista infine sull’ipotesi di allargare la rosa degli indagati (al momento limitata a tre persone: i due titolari, padre e figlio, e la tesoriera dell’associazione). «Valuteremo – ha concluso – soltanto dopo che i vigili del fuoco avranno depositato la loro relazione».

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