Americana uccisa a Firenze, fermato un uomo. “Il Dna del killer sul corpo di Ashley”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap584Firenze, 14 gennaio 2016 – LA SVOLTA è arrivata in piena notte. La polizia ha infatti eseguito un decreto di fermo disposto dalla procura di Firenzenei confronti di un cittadino extracomunitarioper omicidio aggravato ai danni di Ashley Olsen. I dettagli saranno resi noti questa mattina durante una conferenza stampa nella stessa procura. Gli inquirenti avevano imboccato la strada del mondo della notte, realtà spesso equivoca dove non è chiaro neppure quale sia il ruolo della persona che Ashley ha invitato a casa sua. Pr, buttafuori, spacciatore: un ruolo non esclude l’altro, e forse la bella americana 35enne non sospettava neppure di avere a che fare con una persona già inserita nelle banche dati della forze dell’ordine.

MENTRE gli esiti dell’autopsia dovranno stabilire se, nell’ultima notte dell’americana trapiantata a Firenze, ci sia stata anche droga – si sospetta cocaina –, sicuramente c’è stato sesso con chi l’ha ammazzata. Non un vero e proprio gioco erotico, ma un incontro «spinto», movimentato dall’uso di lacci o forse un cavo, che ad un certo punto, però, è precipitato. In un omicidio. Forse è il movente la parte più intricata del delitto di Santo Spirito, ma in questa prima fase non è stata la priorità assoluta, nella testa dell’equipe di investigatori diretta dal capo della squadra mobile Giacinto Profazio. Viene prima l’identikit del presunto assassino, e quello si è fatto sempre più netto, lineare, con il passare dei minuti.

LE INDAGINI sono cominciate dal Montecarla, il club dove Ashley è arrivata a tardissima serata con le amiche. È qui che viene vista discutere, forse proprio perché lei non ne vuole sapere di andare a casa con loro ma intende restare ancora lì. A questo punto potrebbe materializzarsi l’uomo – africano – con cui successivamente varcherà la soglia del suo piccolo appartamento in via Santa Monaca. Gli investigatori, coordinati dai pm Giovanni Solinas e Luca Turco, hanno sbobinato chilometri di nastri delle telecamere – dodici – disseminate sui possibili percorsi da via de’ Bardi all’abitazione dell’americana. Ma oltre all’occhio elettronico, ci sarebbe una testimonianza oculare fondamentale: Ashley vista in compagnia di una persona. È una tessera di un mosaico che gli investigatori stanno ricostruendo ora dopo ora, con il fiato sul collo dei media di mezzo mondo che hanno annusato un nuovo caso Meredith. Un mosaico che la procura vuole perfetto, inattaccabile.

FORSE anche per questo ieri mattina gli investigatori sono tornati nel monolocale al numero tre di via Santa Monaca, dove è stato usato anche il luminol. Il primo sopralluogo dei giorni scorsi era infatti servito a isolare tracce preziosissime e deperibili. Nell’appartamento ci sono delle impronte e sul corpo della vittima è stato isolato un profilo di Dna. Prove importanti, ma che per stare in piedi devono essere accompagnate da altri riscontri. Quelli che si stanno cercando in queste ore prima di chiudere definitivamente il cerchio. Intanto, si sono conclusi gli accertamenti sul cadavere di Ashley, il corpo è stato così restituito alla famiglia, che si organizzerà per le esequie. Per i verdetti dell’autopsia, serviranno ancora alcuni giorni. Ma a questo punto, potrebbero non essere così fondamentali.

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