Bankitalia, ispettori drastici: “Anomalie ipoteche, gravi carenze sulle sofferenze”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap585Arezzo, 14 gennaio 2016 – Bankitalia aveva lanciato l’allarme sulla progressiva crescita delle partite deteriorate, quelle che porteranno prima al commissariamento e poi al default. Ma nel mirino entra anche il modo in cui le sofferenze venivano gestite a livello documentale.

«Significative carenze», dice l’ispezione chiusa il 27 febbraio 2015. I segugi di Bankitalia, guidati da Giordano Di Veglia, analizzano 103 sofferenze, classificate tra il settembre 2013 e lo stesso mese del 2014. E rilevano numerose anomalie.

«Le garanzie consortili – si legge nella relazione al punto 13 ( contestato al presidente Lorenzo Rosi, ai vice Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, ai membri del cda Claudia Bugno, Andrea Orlandi, Luciano Nataloni, Luigi Nannipieri e Claudio Salini, nonchè all’ex direttore generale Luca Bronchi e ai membri del collegio sindacale Massimo Tezzon, Paolo Cerini, Gianfranco Neri, Carlo Polci e Giovanna Magnanensi) – sono risultate non attivabili nel 23% dei casi a motivo del mancato pagamento delle commissioni o del mancato invio di lettere di messa in mora».

C’è di più: «Le fidejussioni rilasciate dai garanti nel 91% dei casi erano prive di efficacia ai fini del recupero, anche per il mancato monitoraggio sui beni». Gli ispettori notano anche che circa un terzo delle pratiche analizzate era segnato da un «ritardo medio di crica tre mesi nella lavorazione delle pratiche dal momento della classificazione a sofferenza».

«Il 30% delle posizioni deteriorate aventi linee ipotecarie (1072 esposizioni su 5126) presentavano valutazioni immobiliari non adeguate: in particolare per il 20% erano non aggiornate da almeno 18 mesi (per oltre la metà erano antecedenti al 2008) e per il restante 10% il valore di recupero era calcolato prendendo a riferimento valutazioni e perizie non conformi agli standard Abi».

Quanto alle sofferenze, sotto verifica ne era finito un campione (di importo inferiore a 50 mila euro) e altrettanto per gli incagli, in quest’ultimo caso senza soglie di importo. «Dall’analisi – si legge nel verbale – è emerso» che il 57% dei rapporti (307 posizioni su 509) «non risultava allineato alla policy aziendale di svalutazione (meno rigorosa) vigente fino al 29 dicembre 2014». Per ciò che invece riguarda gli incagli, «il 20% dei rapporti (53 264) era da riclassificare a sofferenza mentre, con riguardo alle rettifiche di valore, il 37% (98) non risultava allineato alle suddette regole interne».

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