Applausi e sputi per le donne in divisa

A cura di: Giuseppe Catapano

C ’è la poliziotta dell’ispettorato di pubblica sicurezza in Vaticano, che ieri notte, brillando come un angelo, assieme ai colleghi ha assistito una clochard nel dare alla luce una bambina, all’ombra del Colonnato. Applausi. E poi c’è la ragazza in servizio nell’Esercito, impegnata, in clima di allarme terrorismo, a sorvegliare la stazione Metro Cipro. Lei, invece si è beccata uno sputo. Da due cosiddetti «nuovi italiani», marcantoni benvestiti di origine senegalese e guineana che poi, alla doverosa richiesta di documenti, hanno opposto rifiuto, perchè nel «loro Paese» (com’era quella dell’integrazione?) «le donne sono considerate solo puttane».

Dopo lo sputo, gli applausi li facciamo noi. A lei. Come agli altri, donne e uomini in Divisa, protagonisti di tante storie, in cui salvano, proteggono, consolano, rischiano, tutti i giorni. Lasciateci respirare, al riparo del fetore di tante brutte vicende, l’aria buona delle cose sane.

Perché ne abbiamo bisogno, perché è questo ciò che resta di quello Stato in cui vorremmo credere ancora.

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