Quelle coraggiose inchieste di denuncia che Rai1 passa di notte

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap648«Ci sono delle zone in cui lo Stato è visto come un nemico»: si è aperta con una considerazione molto dura la puntata di sabato di «Cose nostre», la meritevole inchiesta di Rai1 che racconta le vite e le professioni di giornalisti italiani al lavoro in territori difficili, sotto la costante minaccia delle mafie (a mezzanotte, ma non si potrebbe trovare a questo bel programma una collocazione meno periferica?).

Una durezza che ha trovato presto ragione nelle situazioni e nelle immagini con cui l’inchiesta ci ha messo a confronto intervistando Amalia De Simone, autrice di importanti reportage in una terra martoriata da organizzazioni criminali di varia origine, italiane e internazionali. Vedere il litorale Domizio, intorno a Castel Volturno, scempiato da costruzioni frutto della speculazione edilizia e dell’abusivismo, trasformato in una zona fantasma, abitata dal degrado e soprattutto da della mafia nigeriana, attiva nel mercato delle armi, nel racket della prostituzione e nello spaccio di eroina, è stato un vero colpo allo stomaco.

Sembra non ci sia fine all’abbandono cui certi luoghi sembrano destinati e il crudo racconto di questa inchiesta l’ha dimostrato in modo molto chiaro. Seguendo Amalia De Simone sono emersi gli aspetti più interessanti del suo lavoro: è una che va sul posto anche quando non è consigliabile farlo, che lavora a stretto contatto con le sue fonti, che spesso scova piste investigative poi raccolte e alimentate dalle forze dell’ordine, come nel caso della radio locale che trasmetteva attraverso le canzoni neomelodiche e le dediche messaggi cifrati per i boss della camorra.

Come altri colleghi, De Simone ha dovuto fare i conti con minacce di vario genere che però non l’hanno mai scoraggiata, anzi uno dei passaggi più belli della lunga intervista è stato quello dedicato al ruolo della paura nel suo lavoro, un sentimento che la accompagna senza mai fermarla.

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