Cesena calcio, Lugaresi: “Siamo noi gli ostaggi dei giocatori”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap675Cesena, 27 gennaio 2016 – Giorgio Lugaresi, presidente del Cesena calcio. L’inchiesta ‘Fuorigioco’ cita il caso del passaggio del centravanti Erjon Bogdani dal Chievo al Cesena nel 2011.

«Non ho nulla da dire. In quella stagione il presidente non ero io».

Infatti la lente degli investigatori è puntata sul suo predecessore, Igor Campedelli. Detto questo per il calcio non c’è pace…

«Quando ho letto dell’inchiesta mi è venuto da dire che nel calcio chi sta meglio ha la rogna…».

Nel senso di ‘si salvi chi può’?

«Nel senso – a parte gli scherzi – che mi pare più una bolla mediatica che altro. Provando a leggere tra le righe mi pare una tempesta in un bicchier d’acqua».

L’ordinanza del Tribunale di Napoli però va giù pesante. Fatture fittizie da parte dei procuratori dei giocatori alle società che, a loro volta, approfittavano dell’indebito vantaggio di potersi completamente dedurre dal reddito imponibile queste spese.

«Mi sembra esagerato parlare di evasione. Anzi mi pare non si voglia mettere mano al problema vero».

Che sarebbe, secondo lei?

«Quello che solitamente avviene con i giocatori. Il problema nasce quando i giocatori non vogliono pagare la commissione al loro procuratore».

Quindi interviene la società?

«La società non può fare del nero ed è praticamente costretta a pagare lei per il giocatore».

E questo pagamento come viene fatturato?

«Il nodo è questo. Tu come società hai bisogno di una fattura che giustifichi l’uscita ma il procuratore quella stessa fattura non la può emettere perché il contratto ce l’ha con il giocatore, non con la società sportiva».

Quindi alla società che fattura arriva?

«La società ha bisogno comunque di una pezza che in qualche modo giustifichi l’operazione…».

Sono i giocatori che alimentano questo costume?

«Beh in qualche modo sì e sarebbe opportuno che anche l’associazione calciatori si facesse carico di un cambiamento».

Nei fatti, da quello che trapela, secondo gli inquirenti sarebbe un modo per avvantaggiarsi non legale.

«Non sono certo io a dire che nel calcio va tutto bene. Di cose da correggere ce ne sono tante. Ma queste liste di indagati credo si risolveranno in poco».

La società Milan, investita dall’inchiesta ‘Fuorigioco’, si dice convinta che tutto sarà presto archiviato. Si trova d’accordo?

«Credo di sì. Mi sembra una gogna basata su fatti strani. Il rischio è quello di costruire un’altra campagna ad effetto senza, nella pratica, mettere mano ai cambiamenti di cui il calcio avrebbe bisogno».

Da come parla sembra che le società siano vittime di un ‘metodo’ voluto dai calciatori?

«A voi non sembra? Le società sono costrette ad accollarsi costi che dovrebbero sostenere i calciatori con i loro procuratori. Le società non dovrebbero entrare nel rapporto tra assistito e agente».

Detta così sembra semplice.

«Se fosse davvero semplice? Forse basterebbe poco. Invece costruiamo bolle mediatiche che mettono in mezzo un sacco di persone senza, poi, mettere mano alle riforme necessarie».

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