Indagine sul “nero” di papà Boschi: dalla Procura ci fu un sollecito al fisco

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap677Arezzo, 27 gennaio 2016 – Aperto il 17 dicembre 2013 e chiuso in meno di un anno, il 1 dicembre 2014. Il fascicolo è il numero 7482/2013, l’evasione fiscale imputata a Pierluigi Boschi, il padre del ministro, i 250 mila euro in nero a lui pagati dal professor Marco Apollonio, zoologo dell’università di Sassari, per l’acquisto di una porzione (due ettari con fabbricati annessi) della tenuta di Dorna, dalle parti di Badia al Pino. Nel mezzo c’è anche un sollecito all’agenzia delle entrate del procuratore capo Roberto Rossi che mira a definire gli eventuali aspetti penali dell’illecito fiscale nel più breve tempo possibile.

Un dato che pare contraddire chi ha supposto un trattamento di favore per papà Boschi dopo il convegno del 23 ottobre 2013 organizzato da prefettura, camera di commercio e procura, cui parteciparono, fra gli altri, la ministra più popolare del governo Renzi e lo stesso Roberto Rossi. Ma torniamo ai 250 mila euro, sulle cui tracce la Finanza era dal 24 marzo 2010, quando le fotocopie delle banconote erano state trovate in casa di Apollonio, ad Arezzo. Li ho dati a Boschi come contropartita in nero dell’acquisto, disse il professore interrogato dalla Finanza, da Rossi e dall’allora procuratore capo Carlo Maria Scipio.

Ma i reati ipotizzati, la turbativa d’asta indetta dall’università di Firenze e poi l’estorsione, per la quale il padre del ministro fu iscritto nel registro degli indagati il 4 febbraio 2013, non trovarono riscontro nelle indagini della Finanza e si arrivò alla prima richiesta di archiviazione, il 7 novembre 2013. Morto un fascicolo, il 499/2010, ne nasce subito un altro, appunto il 7482/2013, sempre ad opera del procuratore Rossi che si muove in seguito al processo verbale di contestazione stilato dalla Finanza.

Vi si imputa a Boschi di non aver denunciato al fisco i 250 mila euro. Il 17 scatta di nuovo l’iscrizione nel registro degli indagati,. Ma la cifra non può essere contestata per intero a Boschi ma va ripartita pro-quota con l’altro socio della Tenuta di Dorna Srl, ossia Francesco Saporito. Passa un mese senza che nessuno  delle entrate faccia comunicazioni ufficiali in procura e il 14 marzo Rossi invia un sollecito  al dottor Francesco Anatrini, funzionario dell’agenzia: diteci se c’è materiale da reato.

Il 3 aprire arriva la risposta del direttore Margherita Giunta: dentro c’è uno specchietto con la ripartizione delle imposte evase fra i soci: a Boschi si imputano 38.576 euro per la sua quota del 36,2%, a Saporito 65.775, pari al residuo 63,8%. Poichè al tempo la soglia di punibilità penale è di 50 mila euro, è chiaro che per Boschi senior siamo al di sotto e che l’inchiesta è morta lì. Il 15 aprile, infatti, il procuratore capo chiede di archiviare il fascicolo a carico del padre del ministro. Ci penserà otto mesi dopo, il 1 dicembre, il Gip AnnaMaria Lo Prete a mettere la parola fine, decretando la definitiva archiviazione.

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