A Montesacro il “monopoli” dei rom

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap736Terzo Municipio di Roma, Stazione Nomentana, via Val D’Aosta. Prosegue la raccolta firme per l’eliminazione di tutte le baraccopoli. Ha già oltrepassato quota 700 sottoscrizioni e continuerà in altri quartieri. Intanto, i nomadi fatti sgomberare quasi due settimane fa dagli spazi accanto ai binari sotto al cavalcavia del Ponte delle Valli, si sono spostati di poco più di 500 metri, sempre accanto alla strada ferrata ma vicino alle abitazioni di via Val Brembana-via di Pietralata.

Sembra di assistere al solito gioco del gatto col topo, al Monopoli, le pedine si spostano e ricomincia il giro, li si fa andare via ma si scostano appena o ritornano nello stesso luogo, uno spettacolo cui la gente assiste da anni fra sconforto e rabbia. Da qui la raccolta firme iniziata la sera del 28 gennaio proprio davanti allo scalo ferroviario Nomentana, dove il giorno prima era stato sgomberato un insediamento abusivo con circa 40 nomadi. Nel quartiere Sacco Pastore – Espero, l’iniziativa è stata voluta e portata avanti da Manuel Bartolomeo, Giordana Petrella, Cristiano Bonelli e Jessica Palmira De Napoli, consiglieri municipali d’opposizione, da subito appoggiata da comitati di quartiere. I moduli di raccolta sono passati anche nei condomini.

«Abbiamo iniziato da qui – sottolinea Manuel Bartolomeo – ma questa raccolta firme è per chiedere al Prefetto Gabrielli di eliminare ogni campo abusivo dal Municipio, evitarne il ritorno, liberare i quartieri dalla morsa dei continui furti negli appartamenti e nelle auto, dai fumi tossici che salgono dai roghi accesi nelle baraccopoli, rendere di nuovo sicure le strade soprattutto la sera».

«Si continuerà a Vigne Nuove – aggiunge – dove la gente ha a che fare con uno dei più longevi accampamenti, quello al viadotto dei presidenti dove, in origine, doveva esserci una stazione per la metro leggera diretta fino a Cinecittà. Si passerà in ogni quartiere a cominciare dalle zone dove si sente di più il peso della vicinanza con i campi abusivi».

Compiendo un giro sotto al Ponte delle Valli, accanto ai binari, lì dove stavano le baracche, si scopre che a terra e fra la vegetazione è rimasto tutto il pattume e il materiale risultante dalla demolizione, scarpe rotte, stracci, resti di cibo e di cavi elettrici dati alle fiamme dai nomadi per ricavarne il rame: alcune botole di Ferrovie sono aperte e i cavi in vista. Il fetore è insopportabile, la zona avrebbe bisogno di essere disinfestata, soprattutto nel punto utilizzato dai rom come bagno pubblico-cloaca «en plein air» aperta verso la pista ciclabile che i residenti dovrebbero utilizzare in pace.

Gli sbaraccati si sono spostati poco lontano, attraversando la Nomentana, giù per via Val Brembana. Nella macchia verde fra i binari ferroviari, la strada e i condomini, ecco la nuova baraccopoli. Condizioni igieniche pessime, resti di cibo nel fango, una porzione utilizzata per bisogni corporali all’aperto e gli inevitabili falò: il fetore di plastica bruciata continua ad ammorbare la gente.

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