Siamo arrivati alla guerra atomica?

Dopo una maratona di incontri a Monaco di Baviera, Russia e Stati Uniti avevano assicurato di aver trovato un compromesso sulla data dell’atteso cessate il fuoco. La Russia, impegnata in prima linea a sostenere l’avanzata governativa e iraniana, chiedeva una tregua per il primo marzo. Gli Stati Uniti, che sono alleati di Arabia Saudita e Turchia, sponsor e finanziatori a vari livelli palesi e occulti di insorti anti-regime e di terroristi vari (Isis, Al-Nusra-AlQaeda ecc. ecc.), invocavano invece un interruzione delle ostilità immediato. Non so fino a che punto era giusto che Arabia Saudita e Turchia fossero ammessi a delle trattative per via delle loro disgustose compromissioni. Comunque alla fine l’accordo è stato trovato per un cessate il fuoco a partire dal 19 febbraio.

Senonchè si è saputo che i cosiddetti ribelli moderati siriani (sempre loro!) emuli dei ribelli moderati libici non accettano questa tregua e quindi l’Arabia Saudita ritiene irreversibile il proposito già manifestato un suo intervento armato di terra in Siria. Riad Hijab, presidente dell’Alto consiglio dell’opposizione siriana, chiaramente d’intesa con l’Arabia Saudita ha detto: “Nessun accordo è possibile fino a quando rimarrà in carica il presidente Al Assad e fino a quando rimarranno in Siria i pasdaran iraniani.». Così questo signore da solo ha bocciato la decisione di un’intera comunità internazionale. Ma chiaramente dietro di lui c’è re Salman un pazzo totale autore di 47 esecuzioni in un solo giorno, uno che fa mozzare le mani alle domestiche  asseritamente infedeli, prende a frustate gli apostati, vorrebbe distruggere tutte le chiese cattoliche nel mondo .

Quindi sauditi ribelli siriani e ora anche turchi non sono paghi di quanto accaduto finora (250.000 morti, undici milioni di sfollati, un’intera nazione distrutta) vogliono continuare a combattere.

Ma ecco che la propaganda americana accusa di questa volontà non già i ribelli siriani ma il presidente siriano Assad, il quale ha detto soltanto di voler rispettare la tregua meno che con i terroristi di Isis e di Al Nusra (cosa ovvia) e si è detto fiducioso di poter riunificare tutta la Siria che è una delle due ipotesi sul campo in uno con quella – mal vista da tutti – di una sua divisione settaria.

Voglio ricordare che il 22 ottobre scorso  il giorno dpo l’incontro al Cremlino tra Putin ed Assad il primo fece sapere alla  comunità internazionale che “Assad era pronto a dialogare con quelle forze dell’opposizione siriana che si sarebbero mostrate disponibili” a unire le proprie forze con quelle di Assad contro lo Stato Islamico. Il governo siriano era quindi disposto a “stabilire contatti” con quelle formazioni, che la stessa Russia era disponibile a sostenere. “Ad Assad – raccontò Putin – ho chiesto: come vi rapportereste al fatto che noi supportassimo milizie di opposizione ma che sono contro l’Isis?. E lui ha risposto positivamente”.

A quanto è dato sapere i governanti americani si irritarono moltissimo di fornte a questo  tappeto rosso srotolato ai piedi di un presidente con cui – secondo loro – i russi avrebbero dovuto soltanto trattare sulle modalità della sua uscita di scena. Ma su questo punto, il presidente russo Vladimir Putin ha sempre pazientemente dissentito dal presidente americano. “Porre il problema in questo modo non è corretto – spiegò ad  Obama – Come possiamo decidere da fuori, porre la domanda se deve abbandonare il potere il capo di un qualunque Stato o meno? Questo lo deve decidere il popolo siriano stesso, attraverso un processo elettorale trasparente“. E anche Putin come tutti come anche i vescovi maroniti del Libano per esempio. considerava poco auspicabile l’ipotesi di una scissione della Siria in due diverse entità nazionali. “Credo che questa sia una variante pessima – disse – Non porterà alla soluzione del conflitto, anzi è una condizione per il suo ampliamento e la sua continuazione”.

Quindi nessuna meraviglia se ieri il presidente Assad ha detto di essere fiducioso di poter riunificare tutta la Siria.

Ma ecco che il rappresentante del potere americano John Kerry ha subito rivoltato la frittata: “Se il presidente siriano Assad non terrà fede agli impegni presi e l’Iran e la Russia non lo obbligheranno a fare quanto hanno promesso – ha detto –  la comunità internazionale non starà certamente ferma a guardare: è possibile che ci saranno truppe di terra aggiuntive”.

Truppe di terra aggiuntiva a quali altre truppe? Alle truppe turche e saudite che stanno per invadere illegittimamente la Siria? E in base a quale delibera dell’Onu o a quale invito di un governo legittimo stanno per fare questo? E a quale titolo questo signore questo signor John Kerry parla a nome della Comunità Internazionale quindi anche a nome vostro nostro di noi di voi di tutti? Chi lo ha delegato.

La brama di potere e di soldi ormai ha dato alla testa di questi signori e nojn li fa più ragionare. Ormai è chiaro quali sono gli obiettivi altamente criminali che gli americani perseguono in Siria. L’unico scopo di Washington è quello di deporre Assad e sostituirlo con un burattino che attui il piano della Qatar Petroleum (sostenuto da Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Stati Uniti) per sostituire Gazprom sul mercato europeo del gas e del petrolio. In Europa da ovest arriverebbe il gas schale degli Stati Uniti e del Canada. Da est quello dell’Azebarjan socio dell’Inghileraa e quello appunto della Qatar petroleum, che, cadendo Assad potrebbe aprire i varchi necessari su confine turco-siriano per far transitare le proprie condotte dalla Turchia verso l’Europa   La guerra civile in Siria è stata attivata solo per questo espresso motivo. Sicchè da questo punto di vista, il famigerato Stato islamico, che combatte contro l’Esercito nazionale siriano fedele a Bashar al-Assad è un alleato di fatto degli Stati Uniti e il presidnte degli Stati Uniti Barak Obama è il suoprimo affiliato. Buffone!.

L’Isis è comandata da soggetti americani evidentemente molto vicini al presidente  Barak Obama e al suo lacchè John Kerry.. Gli attacchi di Parigi lo scandalo della Wolkswagen, la bomba umana della migrazione verso l’Inghilterra e la Germania il mancato attentato contro l’aereo inglese in Egitto gli attentati ancor più gravi di quelli di Parigi che ci saranno secondo le informazioni del presidente francese, sono tutti attacchi contro paesi europei se questi paesi non si allineano rigidamente a questa politica criminale americana. La prova che Isis e Stati Uniti sono d’accordo la avevamo avuta già prima dopo che nonostante più di 2000 attacchi aerei da parte degli Stati Uniti in Siria, la capacità combattiva dell’Isis era rimasta intatta e non era diminuita neppure di una virgola. ll vice capo dello stato maggiore russo Andrei Kartapolov in una intervista al tabloid Komsomolskaya Pravda   aveva  definito gli attacchi aerei degli Usa contro l’Isis “una messinscena, una farsa”.

Un’ulteriore prova è stata data a suo tempo dalle migliaia di camioncini Toyota usati dallo Isis e prodotti negli Stati Uniti con le modifiche richieste dall’esercito degli Stati Uniti, probabilmente appartenenti ai militari statunitensi dispiegati in Iraq e in Afghanistan. Chi glieli ha dati se non il presidente americano Barak Obama?

Invece sono bastate due settimane di bombardamenti russi dall’aria e dall’acqua per modificare l’inerzia del conflitto in Siria e per provocare riallineamenti fra le forze in campo. Sin dai primi giorni americani, arabi e turchi hanno denunciato il fatto che, diversamente da quello che dichiaravano ufficialmente, i russi non stavano colpendo le posizioni dello Stato islamico, ma quelle degli altri gruppi ribelli antiregime. E facevano bene!

L’accusa corrisponde a realtà: l’80 per cento delle bombe e dei missili sganciati da aerei ed elicotteri di Mosca o sparate da navi della flotta russa hanno colpito le forze di Jabhat al-Nusra (Al Qaeda in Siria), Ahrar al-Sham (salafiti armati e finanziati da Turchia e Arabia Saudita) e della galassia di gruppi formalmente affiliati al Libero Esercito siriano (Lsa), e solo un 20 per cento circa i capisaldi siriani dell’Isis. Ma la cosa ha le sue spiegazioni.

La Russia è intervenuta militarmente in Siria per evitare il tracollo del regime del presidente Assad, Però in questo momento le forze che minacciano più da vicino i centri nevralgici del paese controllati dal governo non sono quelle dell’Isis, ma quelle degli altri gruppi. Le province maggiormente bisognose di un intervento che alleggerisca la pressione ribelle sui governativi erano quelle di Latakia, Aleppo e Hama, ed è lì che i russi hanno concentrato i loro sforzi del loro intervento. Per Latakia e Hama si è provveduto per Aleppo si sta provvedendo ora.

In tutte e tre le province la minaccia principale per i lealisti non proviene dallo Stato islamico, ma da coalizioni di gruppi ribelli capeggiate quasi sempre da Jabaht al-Nusra (Al Qaeda) e da Ahrar al-Sham. Tranne che in alcuni casi nei quali vigono accordi di non belligeranza, queste coalizioni sono anche un bersaglio dell’Isis. Che non si è affatto limitato a difendersi dai bombardamenti russi o ad attaccare le postazioni governative, ma ha guadagnato terreno rispetto agli altri ribelli: nell’area compresa fra Aleppo e il confine con la Turchia. l’Isis ha sottratto tre villaggi e una città ai ribelli anti-Assad proprio negli stessi giorni in cui si osservava l’escalation dell’intervento russo.

La linea d’azione che Mosca e Damasco si sono date sembra dunque dipendere da un obiettivo strategico: stringere i ribelli in una morsa formata dalla coalizione russo-iraniana-governativa da una parte e dall’Isis dall’altra, per arrivare il prima possibile a uno stato di cose dove ad affrontarsi restano lo Stato islamico e le forze pro-Assad. E quindi consentire alla Siria dipotersi riunificare. Questo obiettivo finale passa attraverso la realizzazione di un obiettivo intermedio, molto più ravvicinato nel tempo: semplificare lo scenario delle forze in campo costringendo i gruppi minori, soprattutto quelli filo-arabi e filo-turchi ad abbandonare la partita o a integrarsi coi due gruppi islamisti radicali più forti: Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham.

L’americano Institute for the Study of War ha censito l’esistenza di ben 166 distinti gruppi armati antiregime in Siria e quindi ci sono almeno 166 uomini d’affari arabi che li finanziano e sono un  ostacolo insormontabile a qualsiasi soluzione negoziata della crisi. Il problema vero è che il completo assorbimento delle altre formazioni ribelli da parte dei gruppi islamisti più radicali accrescerebbe la legittimità politica e morale delle iniziative militari su suolo siriano dei tre governi di Mosca, Teheran e Damasco. E metterebbe in crisi la strategia dello sciancato negro con le orecchie a sventola nonché quella dei turchi e dei sauditi, i quali hanno sempre creduto di poter trarre vantaggi tattici dall’azione di Jabhat al-Nusra e dello Stato islamico contro le forze del regime e contro i curdi, rimandando la vera guerra contro di loro a dopo la caduta di Assad.

Solo una dozzina dei 2.641 attacchi aerei finora condotti dalla coalizione a guida americana contro l’Isis in territorio siriano hanno colpito anche Jabhat al-Nusra, e risultano invece tutti concentrati contro la cellula chiamata Gruppo Khorasan, composta di veterani di Al Qaeda. Gli americani non hanno mai attaccato Jabhat al-Nusra, nemmeno quando essa uccideva combattenti e comandanti di formazioni del filo-occidentale Libero Esercito siriano. Negli ultimi tempi si è registrata  un’escalation di forniture militari americane e arabe a tutti i gruppi ribelli che si trovano nel mirino dei russi.

Ora non bisogna farsi ingannare dai nomi. Il cosiddetto Esercito libero siriano è in realtà è un esercito di mercenari addestrati e armati dagli Stati Uniti e finanziati da Arabia Saudita e Qatar. Si addestrano in Turchia sotto la guida di contractors americani, insieme ad Al Qaeda e allo Stato Islamico L’obiettivo degli attacchi della coalizione americana contro la Siria da parte di Esercito libero siriano AL Qaeda e ISIS è di costringere Assad a dimettersi. Dopo di che al suo posto ci andrebbero i “capi dell’opposizione ad Assad”, come vengono chiamati sui mass media (si tratta di tre statunitensi di provenienza siriana) che per prima cosa spaccherebbero il Paese in tre: il nord alla Turchia, la parte centrale sarebbe offerta ad Israele (che però ha rifiutato) per creare nuove colonie, e il resto come base dell’ISIS, magari per combattere uan guerra più ampia contro la Russia. Un piano al tempo stesso semplice e criminale: pensate solo a cosa significhi per 10 milioni di persone finire nelle grinfie dell’IS e del suo estremismo religioso. Sarebbe un bis dell’Afghanistan dei talebani.

A noi pare che tutta questa assurda sarabanda debba finire. Quando nell’ultima guerra mondiale i giapponesi non vollero condividere la tregua accettata dai tedeschi (gli italiani erano già passati prima sul carro del vincitore come al solito), gli americani fecero una cosa molto dolorosa ma che pose fine alla guerra: due bombe atomiche su due città giapponesi Hiroschima e Nakasaki. A me pare che siamo arrivati allo stesso punto di allora: arabi e turchi come i giapponesi dell’ultima guerra mondiale non accettano di perdere e quindi non vogliono cessare di combattere. Contro Atrabia Saudita e Turchia serve purtroppo la stessa cosa, altrimenti questa guerra, questi attentati, queste migrazioni non finiranno  più. E sarà la fine per tutti.

Michle Imperio

 

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