Valle okkupato. Il conto non è saldato

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap839Il conto per i consumi di luce, acqua e gas a chi ha occupato per tre anni il Taetro Valle lo pagheranno i due ex dirigenti del dipartimento Cultura di Roma Capitale, ma chi pagherà la Siae per i diritti degli spettacoli messi in scena abusivamente e lo Stato per i mancati introiti delle imposte? La vicenda sull’occupazione della storica sala romana continua a generare interrogativi, che, ancora oggi, a distanza di un anno e mezzo dall’uscita di scena di chi aveva preso possesso abusivamente del teatro, non hanno trovato risposta.

Quello che è certo, per il momento, è che a pagare saranno soltanto i due dirigenti che si sono alternati alla guida del dipartimento Cultura, accusati di aver creato un danno alle casse del Campidoglio per non aver staccato le utenze dopo che il 14 giugno 2011 il Valle è stato «espugnato» da organizzazioni culturali legate a esponenti della sinistra. La Corte dei conti del Lazio ha condannato Mario Defacqz e Maria Cristina Selloni a risarcire il Comune, rispettivamente, per 60.000 e 9.500 euro ciascuno. La procura contabile aveva contestato loro un danno erariale di 140 mila euro, pari alla somma delle bollette pagate dall’amministrazione capitolina fino ad agosto 2014 (data dello sgombero) per i consumi di luce, acqua e gas di cui hanno usufruito «a scrocco» gli occupanti.

Sono invece rimasti immuni da responsabilità i vertici politici che hanno tollerato quella situazione di illegalità. Durante i tre anni dell’occupazione si sono alternati ben tre diversi assessori alla Cultura, di due «colori» politici: Dino Gasperini, per la giunta Alemanno, Flavia Barca e Giovanna Marinelli, per la giunta Marino. Eppure nessuno di loro è stato citato in giudizio. Persino il pm, nell’ultima udienza, ha ammesso che «sul protrarsi della situazione di danno ha inciso lo schierarsi di tutto il mondo politico romano, ivi comprese le istituzioni, a favore degli occupanti». Nonostante questo, i politici l’hanno fatta franca.

Ma c’è un altro nodo irrisolto. Non è stato perseguito dalla Procura contabile chi, per tre anni, ha gestito abusivamente il Valle, collezionando altre voci di danno erariale. A cominciare dagli introiti che sarebbero stati incassati se fosse stata avviata la regolare stagione teatrale: abbonamenti, biglietti, concessioni, sponsor. Alle conseguenze dirette dell’occupazione, si è poi sommata un’altra serie di illeciti. Le persone che hanno preso possesso del teatro vi hanno organizzato al suo interno spettacoli e laboratori, senza assolvere alle prescrizioni e agli obblighi di legge correlati all’apertura e alla gestione della sala: Inps, Inail, Asl, Siae. Non sono stati osservati i contratti nazionali di lavoro del settore «spettacolo dal vivo», è stato omesso il versamento di contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi, è stata violata la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, non sono stati pagati i diritti d’autore. Va da sè che, in quei tre anni, non è stata versata l’Iva e i tributi fiscali per gli spettacoli abusivi che sono stati messi in scena e a cui hanno partecipato volti noti del cinema e della politica, tra cui il giurista Stefano Rodotà. Come ricorda anche la Procura contabile nel suo atto di citazione, non è stato utilizzato in tutti quei mesi il servizio obbligatorio dei Vigili del fuoco, mettendo a rischio la vita non solo degli occupanti, ma di chi frequentava il teatro come spettatore.

Ci sono, infine, una serie di reati che sono stati commessi da chi ha preso possesso della sala e da chi non ha fatto nulla per far cessare quell’illegalità. La procura penale ha aperto due fascicoli contro noti. Tra gli illeciti penali perseguibili vi è innanzitutto l’occupazione di un bene demaniale sottoposto a tutela e vincoli storico-monumentali.

A ciò si aggiungono i reati di danneggiamento e atti vandalici, di resistenza a pubblico ufficiale per le forze dell’ordine che hanno tentato di entrare in teatro e di omissione di atti d’ufficio delle istituzioni preposte alla vigilanza e all’ispezione, che hanno lasciato gli occupanti liberi di fare del Valle casa loro o «cosa loro».

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