Amanti diabolici, orrori e bugie su Gloria Rosboch

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap860Torino, 24 febbraio 2016 – I RICCI appena fatti dal parrucchiere si schiacciano contro il sedile della Twingo, la voce è un soffio: «Cosa fai?». Gloria Rosboch sta per morire e lo capisce. Un laccio per stendere i panni le stringe il collo, riesce ad afferrarlo, ma qualcuno da dietro tira più forte.Roberto Obert racconta ai magistrati la sua versione di una storia sempre più agghiacciante. Insiste: è stato Gabriele Defilippi, il giovane amante. «L’ha uccisa lui cogliendola di sorpresa, io pensavo volesse solo intimorirla. La signora è riuscita ad afferrare la corda con una mano e io gli ho detto che c… fai? cercando di prenderla a mia volta. Ma lui tirava più di noi». La fine è nota: «Gloria ha perso i sensi, credo abbia solo detto con un filo di voce ‘cosa fai’ ed è mancata. Arrivati nello spiazzo Gabriele l’ha tirata giù dall’auto, l’ha messa sul prato e poi ha tirato di nuovo la corda intorno al collo». Nelle 44 pagine del verbale spunta anche la pistola semiautomatica che la madre della professoressa aveva segnalato agli inquirenti durante le prima fase dell’indagini.  Obert indica il luogo dove sarebbe stata nascosta: «È stato Gabriele a darmela, dopo l’omicidio, in un sentiero sterrato di Rocca Canavese».

DICE di averlo aiutato a sbarazzarsi del cadavere «per pietà». E di avere paura che qualcuno possa fargli del male in carcere, «perché non so con chi sia invischiato Gabriele. Frequentava persone poco raccomandabili». Il giovane dai mille volti continua a sorprendere. Racconta della donna spogliata, dei vestiti e oggetti dispersi in diversi punti di Torino. E quel particolare: «Quando abbiamo gettato Gloria nell’acqua era ancora viva e si lamentava». Il grande bugiardo viene smentito anche dall’autopsia: morta strangolata con un laccio di tessuto leggero e solo dopo gettata nella cisterna dove è stata trovata lo scorso venerdì. Le carte si confondono, il gioco è al rilancio.

Obert ammette al gip Marianna Teseo la sudditanza psicologica: «Mi comportavo come un servo perché ero affascinato e mi faceva paura». «Sto nominando un consulente – fa sapere l’avvocato Pierfranco Bertolino che difende il ragazzo e sua madre –, mi sembra una personalità strana. Non dico un’infermità totale, ma una seminfermità potrebbe esserci». Obert nega di avere ricevuto i 187mila euro della truffa alla Rosboch.

Defilippi però racconta un’altra storia: «Definirei Obert come colui che mi ha rovinato, perché si è preso tutti i soldi». Ai magistrati spiega lo stato della relazione: «Quando ero ancora minorenne abbiamo avuto rapporti sessuali, erano molestie nei miei confronti». Avverte: «Obert non è la persona che sembra: sapeva della Rosboch, mi ha sempre dato lui le dritte su come muovermi». E la grossa somma sarebbe finita nelle sue tasche: «Ottenuto il denaro l’ho consegnato a lui, sapeva come gestirlo e me l’avrebbe dato se ne avessi avuto bisogno. Sono stato fregato». Poi Gloria lo contattò: «Non potevo ridarle quanto mi chiedeva. Obert mi disse che gli erano rimasti solo 55mila euro, gli altri li aveva spesi». Quanto al luogo del ritrovamento del cadavere, Gabriele sostiene di averlo visto per la prima volta l’11 gennaio, due giorni prima del delitto, «quando io e Roberto siamo andati a imboscarci». Una miseria tira l’altra. Lo zio materno di Gabriele ritrova in cantina il portatile del nipote, si spaventa e lo consegna alla Scientifica. La casa di Gassino è sotto sequestro come quella di Castellamonte, come le due auto di Obert e le due di Defilippi.

RESTA da decifrare la posizione di Caterina Abbatista, mamma di Gabriele. Il 13 gennaio, giorno della morte di Gloria, l’infermiera ha fatto e ricevuto chiamate da un telefono intestato a Obert, ma non lo ha mai riferito. Secondo il gip la sua ricostruzione «è del tutto inveritiera». Ai magistrati la donna ha detto di non essersi mai allontanata dall’ospedale di Ivrea e di avere timbrato il badge alle 14,47 e alle 22,55. Risulta invece che alle 19,19 stesse chiamando da Montalenghe. Via WhatsApp disse che il figlio quel 13 gennaio «era via», mentre agli inquirenti ha sempre detto che si trovava in casa con il fratellino di 13 anni.

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