Feti nati morti, indagati 5 medici

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap861Ferrara, 24 febbraio 2016 – C’è un fascicolo in procura con dentro una ‘storia’ di quelle che mai vorremmo raccontare. Parla di una gravidanza difficile, sfociata ben presto nella disperazione per la perdita prematura di quelle che sarebbero state due belle gemelline. Invece sono rimaste piccoli feti di poco più di 21 settimane, venuti alla luce senza vita quattro giorni di distanza l’uno dall’altro. Oggi per quei fatti, il pm Barbara Cavallo ha indagato cinque medici degli ospedali di Cento e Cona: quattro ginecologi e un neonatologo, iscritti a vario titolo per interruzione di gravidanza e omissioni d’atti d’ufficio legati anche a unapresunta scomparsa di un feto.

Dramma. Una storia che parte dal Centro di riproduzione di Valencia dove Martina (nome di fantasia, ndr), 43 anni ferrarese, assieme al marito avevano deciso di recarsi per avere un figlio. Tutto procede bene, le settimane e i primi mesi portano sorrisi. Poi qualcosa si inceppa. Dolori di stomaco continui la spingono a chiedere un consulto all’ospedale Santissima Annunziata: è il 31 ottobre 2014. Qui, secondo le prime ricostruzioni, Martina viene sottoposta ad un ciclo di esami per poi essere subito dimessa. Ma il male non diminuisce. Il giorno successivo, l’1 novembre, arriva al pronto soccorso del Sant’Anna: nuove analisi con i feti arrivati a 21 settimane. Via via la situazione si complica, fino a diventare drammatica: il 14 novembre il primo feto viene alla luce naturalmente ma già morto. La diagnosi era ben chiara: nessun battito cardiaco già nelle ore precedenti all’evento. Lo stesso giorno il padre dà l’autorizzazione all’ospedale per la cremazione e la collocazione delle ceneri in Certosa. Ora si tenta l’impossibile per salvare il secondo feto, ma la speranza durerà solamente quattro giorni. Tutto è finito.

Il giallo. Passano le settimane e la mamma, dopo momenti delicatissimi dal punto di vista clinico, riprende contatti con la Spagna per riprovarci. Ma da Valencia, prima di una nuova inseminazione, vogliono capire cosa è successo e chiedono entrambi gli esami istologici. Le risposte che arrivano da Cona, però, lasciano solo dubbi nei genitori. Secondo i quali non vi sarebbe traccia del secondo feto. Amsefc, con una nota del 29 luglio 2015, parlerà di «ritiro di un solo feto indicato come partorito da Martina».

L’inchiesta. Partono gli accertamenti, cinque medici finiscono tra gli indagati. Per la procura, a vario titolo, avrebbero provocato «colposamente l’interruzione della gravidanza gemellare tra il 14 e il 18 novembre». Non solo. Tra le ipotesi di reato, c’è anche quella di presunte omissioni nel conservare e trasmettere i certificati «di espulsione di prodotto abortivo o di concepimento» per ottenerne «le necessarie autorizzazioni al trasporto e allo smaltimento». Da via Mentessi vengono nominati ben quattro consulenti: dovranno spiegare le cause dell’aborto e accertare tutti i passaggi successivi legati, soprattutto, al secondo feto.

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