La rapina alle Poste finisce in «far west»

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap865Una rapina alle Poste con sparatoria da Far West, senza esclusione di colpi. Venti in tutto. Rapinatori contro polizia. Nessuna vittima, nessun ferito. In fuga i due balordi, romani, e in serata portati in Questura alcuni sospetti. Magro il bottino: poco più di 300 euro. E alla fine altrettanti clienti dell’ufficio postale colti da malore per lo spavento. Poteva essere una strage di passanti ieri mattina dopo le 9 in via Val Pellice, zona Nuovo Salario. Una pallottola è finita contro la vetrina del parrucchiere di fronte, gestito da cinesi, sull’altro lato del marciapiede. Altri sulle carrozzerie di una coppia di auto in sosta. Sull’asfalto quattro proiettili sparati dai malviventi, probabilmente con un revolver, visto che non sono stati trovati bossoli. E 14 dagli agenti, che hanno centrato lo scooter dei balordi, un Suzuki Burgman trovato circa un’ora dopo abbandonato in viale Somalia, all’altezza del civico 18. Di loro sono rimaste solo le immagini registrate dalle telecamere interne alla filiale, che hanno ripreso le fasi della rapina. Sul Suzuki, invece, la polizia scientifica non ha rilevato impronte digitali: forse i due indossavano guanti. Ma sono ottimisti gli investigatori della Squadra mobile di Luigi Silipo. I poliziotti potrebbero avere un’idea di chi sono i due. E forse hanno colpito in altre occasioni.

Nonostante l’inferno scatenato nessuno si è fatto male. Per puro caso. Lo stesso che sembra sovrintendere a tutta questa vicenda. La ruota degli eventi gira intorno alle 9. La prima scena. I balordi arrivano con le idee chiare. Parcheggiano nella via lo scooter rubato qualche giorno prima ed entrano alle Poste infilandosi il passamontagna. «Fermi tutti, questa è una rapina», avrebbero detto agitando le pistole in aria e con accento romano. Nella filiale pochi clienti e oltre una decina tra impiegati, funzionari e direttore. Forse i due pensano a un colpaccio, uno di quelli che rende bene e per qualche giorno dà da vivere. I criminali però pare non vogliano perdere troppo tempo. Si fanno consegnare il denaro in cassa: poco più di 300 euro. Poi si voltano e imboccano l’uscita. Tutto ripreso dalle telecamere interne.

Inizia il secondo fotogramma. A pochi metri, in mezzo alla strada davanti si trovano un poliziotto accanto a una Smart di colore nero. Ha la pistola in pugno con la canna puntata verso di loro: «Fermi, polizia», grida l’agente. Lui è della Squadra mobile. Persona d’esperienza, che sa mantenere il sangue freddo. È in servizio antirapina. Deve girare attorno a banche e uffici postali per controllare che tutto vada bene e non succedano movimenti strani. Come quelli di ieri in via Val Pellice.

È il terzo ciak. Il poliziotto si accorge che qualcosa non funziona come dovrebbe. Le pareti delle Posta sono a vetro, si vede tutto dall’esterno. Allora capisce. Avvisa la sala operativa del 113, ferma l’auto e scende, aspettando che appaiano i due con i soldi ancora addosso. Però le cose si complicano. I malviventi non cedono, reagiscono. Fanno fuoco. Sparano al poliziotto. Colpiscono la Smart varie volte, proprio sul montante dello sportello sinistro aperto. Danno l’impressione che non hanno paura di uccidere. Anche l’agente risponde al fuoco. Preme il grilletto e svuota il caricatore della sua semiautomatica.

Il quarto atto di questo teatro criminale sono quelle pallottole che tagliano l’aria in pochi metri quadrati di via Val Pellice, sibilano tra un passante e l’altro e non feriscono nessuno. Forano le carrozzerie di due auto in sosta, si conficcano nella Smart del poliziotto, una oltrepassa il lato esterno del vetro di un negozio di parrucchiere, quasi accanto al muro. In serata portati alcuni sospetti in Questura.

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