LIBIA : Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur (1)

La Libia sarebbe stata divisa in tre protettorati assegnati ciascuno per una sorta di tutela a Stati europei : la Tripolitania all’Italia la Cirenaica all’Inghilterra  il Frezzan alla Francia. Ma mentre Inghiltera e Francia sono già sul campo di battaglia, l’Italia tergiversa: vorrebbe un governo di unità nazionale che non si formerà mai e che poi questo governo di unità nazionale, solo lui, desse incarico di stabilizzare la situazione a una coalizione internazionale guidata dall’Italia e in particoare da Matteo Renzi.

Ma è proprio notizia di ieri che l’Isis ha attaccato e ha guadagnato ancora terreno. E sapwte dove? In Tripoitania  cioè proprio nel protettorato – diciamo così – assegnato all’Italia che continua a essere assente.

Verrebbe proprio da dire Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur 

Eppure in Libia ci sono interessi italiani notevoli che con Stati Uniti Francia e Inghilterra sembrano non avere alcuno sbocco. Perchè mentre in Cirenaica e in Frezzan si potrebbe ancora fare un intervento liberatore con l’ausilio dell’esercito libico di Tobruk e con l’ausilio dell’esercito egiziano di Al Sisi, in Tripolitania l’unica cosa che può nascere è una guerra civile in stile siriano  con i nostri interessi che verrebbero totalmente distrutti. E i nostri interessi sono interessi che risalgono addirittura al lontano 1969, quando Gheddafi, allora un giovane ufficiale nasseriano dell’esercito libico, addestrato nelle accademie militari italiane, prese il potere attraverso un colpo di stato (sponsorizzato dall’Italia)  e quel pronunciamento militare e il nuovo regime libico che ne scaturì fu per gli inglesi una vera e propria sciagura.

E’ da allora che gli inglesi  cominciarono a odiare Gheddafi perché le loro basi militari vennero espulse dalla Libia, i loro interessi petroliferi perduti, soprattutto in Cirenaica, (il re Idris filo-britannico, deposto da Gheddafi, era proprio della Cirenaica). E quindi il colpo di stato in Libia chiudeva un cerchio, un ciclo definitivamente, perché gli inglesi che erano già stati estromessi dall’Egitto dopo la nazionalizzazione del canale di Suez, avevano perso influenza in Iran e in Medio-oriente, in molti paesi africani, anche ricchissimi di materie prime.

Se si apre un atlante geopolitico per vedere che cosa è accaduto in Africa tra il 1957 e il 1962, ci si accorgerà che in quel periodo ben 32 Paesi si liberarono dai regimi coloniali inglesi e francesi e quindi il colpo di stato in Libia fu in qualche modo il suggello di quel processo, l’esito finale che segnò un  ridimensionamento degli interessi britannici nell’area del Mediterraneo, del Medio-oriente e dell’Africa. E qualcosa del genere era accaduto anche per i francesi

La politica di Mattei prima e di Moro dopo aveva fatto sì che l’Italia diventasse un vero e proprio punto di riferimento per questi Paesi emergenti. Questo gli inglesi evidentemente non ce lo perdonarono mai e anzi dai loro documenti e dalle loro analisi risulta con estrema evidenza come l’Italia che essi avevano sempre considerato una sorta di protettorato britannico, un Paese marginale , un Paese ininfluente, per non dire di peggio, era invece diventata ai tempi di Moro una media potenza egemone in un’area del mondo estremamente importante come il Mediterraneo, l’Africa e alcuni settori del Medio-oriente.

Così per il caso Mattei, i documenti diplomatici pubblicati nel libro di Benito Li Vigni, dimostrano una continua ostilità verso Mattei che proveniva dal Foreign Office brittanico, mentre l’amministrazione Democratica di John Kennedy esprimeva addirittura simpatia e si preparava a ricevere il Presidente dell’ENI in visita ufficiale. L’Italia sconfitta in guerra dagli inglesi era diventata nei decenni successivi uan otenza influente anche in altri continenti, fino a toccare tra il ’69 e i primi anni ’70 il punto più alto della propria influenza e a diventare  una potenza economica tra le più forti del mondo: la quinta potenza e sattamente che poi con Craxi nel 1975 divenne  la quarta scavalcando addirittura l’Inghilterra, che era prima la potenza egemone in quest’area. E questo gli inglesi non lo tolleravano.

Mentre l’Italia era potuta crescere grazie anche all’appoggio degli Stati Uniti, che vedevano nel nostro paese la possibilità di contenimento dell’espansionismo francese e inglese, oggi invece l’Italia priva di prestigio, priva di forza, priva di una classe dirigente credibile, non è più in grado di svolgere quel ruolo che gli Stati Uniti d’America sembrano aver ora assegnato, appunto, alla Francia e all’Inghilterra, i suoi patners di tutte le guerre.

L’idea secondo cui quello degli USA sia il principale, se non l’unico imperialismo è un’idea sbagliata. Gli USA stanno attraversando una fase di declino e comunque la repubblica degli Stati Uniti rimane il principale oppositore dell’imperialismo britannico. Ad esempio l’inchiesta del giudice Guido Salvini sulla strage di Piazza Fontana ha rivelato il ruolo di un ufficiale americano, David Garrett che era in contatto con i terroristi della cellulla veneziana di Ordine Nuovo, e che è stato definito erroneamente agente della CIA, in realtà egli era un ufficiale del servizio segreto della marinainglese, ONI (Office of Naval Intelligence) che era praticamente una succursale dell’intelligence inglese.

E’ l’ ONI peraltro che strinse il patto con la mafia di Lucky Luciano durante lo sbarco in Sicilia, non i servizi americani. Ed è vero che Kissinger nel 1974 aveva minacciato Moro di morte, ma è anche vero che Kissinger all’epoca del sequestro Moro, non era più segretario USA. Era agente dell’oligarchia filo britannica negli USA. Lo stesso confessò in un discorso tenuto alla Royal Institute for International Afairs di Londra, un appendice del Foreign Office britannico, nel 1982 di aver agito più negli interessi del governo di Sua Maesta che in quello degli USA!

Questo era ia tempi di Moro e Mattei, i quali non erano due giganti politici ma almeno……………………

Che cosa ha prodotto la seconda repubblica? Lo sciagurato abbattimento del regime di Gheddafi, cui abbiamo concorso anche noi grazie all’imput di quel grandissimo rincoglionito che era il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Allora il primo partner economico della Libia era l’Italia, agente in loco con l’Eni (maggiore produttore straniero di petrolio nel Paese nordafricano fin dal lontano 1959, e quel rapporto era stato ulteriormente rafforzato dopo l’accordo Gheddafi-Berlusconi del 2008.

L’Eni usufruiva del 28% della produzione complessiva. Quando era Gheddafi a dominare la scena politica, le commesse per gli investitori italiani ammontavano a più di due miliardi di euro così suddivisi: un miliardo di euro nelle grandi opere (Impregilo), 740 milioni nelle ferrovie (Ansaldo), 125 milioni nelle infrastrutture stradali (Anas), 68 milioni nelle telecomunicazioni (Sirti), 60 milioni per le piccole e medie imprese. Questi investimenti (circa 2 miliardi e 100 milioni di euro) avrebbero generato almeno 6.000 nuovi posti di lavoro più altrettanti nell’indotto fanno 12.000 nuovi posti di lavoro. Senza parlare delle commesse di Gheddafi per le altre imprese di altre entità nazionali e senza parlare degli investimenti che la Cina si proponeva di realizzare nel Mali (98 miliardi di nuovi investimenti più una centrale idroelettrica).

Invece oggi ridotte le regioni africane in quelle condizioni, private di ogni investimento, esse ci fanno arrivare nella buona stagione una media di 4.000 migranti al giorno che moltiplicati per i 200 giorni della  stagione fanno circa 800.000 migranti ogni anno. Dicasi 800.000!!!!!!! Cioè siamo investiti da un’autentica bomba umana.

Oggi Eni è l’unica compagnia petrolifera internazionale che riesce a continuare a lavorare nella Libia devastata dalla guerra, ma “grazie alla protezione di milizie e tribù assicurata dai partners locali”, che hanno minacciato pesantemente i funzionari Eni ove l’ Italia dovesse appoggiare  iniziative internazionali di guerra.

Ecco perchè vogliamo restare lontani dalla guerra in Libia. Secondo il  Wall Street Journal Eni si sarebbe assicurata “accordi” con milizie rivali fra loro che le consentono ad esempio di operare in siti vicini a campi di addestramento Jihadisti grazie alla protezione della milizia denominata Western Shield che fa parte del gruppo Lybia Dawn.

Allo stesso modo, scrive il quotidiano finanziario, Eni riesce a operare a Wafa, nel Sud della Libia, dopo che i partner locali hanno ingaggiato giovani nella città di Zintan che è alleata con i rivali di Lybia Dawn. Eni “si sta tenendo amici entrambi i fronti” ha detto una fonte araba al Wsj.

Ma quel che non si dice è che questa situazione è probabilmente voluta. Fra qualche anno se la situazione non si sarà sbloccata – come pare – i nostri rifornimenti gasiferi libici saranno sostituiti da quelli inglesi della TAP che infatti si propone di sbarcare a Melendugno nel Salento r di irradiare gas in tutto il territorio nazionale con gasdotti suoi.

Ecco quindi che siamo tornati alla rivalità di sempre la rivalità inglese-italiana del 1969 che si rinnova ma a parti invertite: Inghilterra vince e si espande. Italia perde e si ritira.

Michele Imperio 1. continua

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