Salvini: “Cara Giorgia fai le primarie”

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap47«Matteo, ti presento l’ultimo “fruttarolo” italiano rimasto nel rione: ha messo la bandiera italiana per farsi riconoscere, illustra un membro del comitato di quartiere. «È assediato praticamente, risponde il segretario della Lega Nord stringendoli la mano. Viene accolto così a Torpignattara, quartiere popolare di Roma, Matteo Salvini. In una piazza blindata per motivi di sicurezza dalle forze dell’ordine e con un vento gelido ad attenderlo, cinque giorni dopo l’aggressione subita qui da tre simpatizzanti che gestivano il banchetto delle “primarie verdi”, ci sono un centinaio tra abitanti della zona e militanti e, dall’altra parte di piazza Malatesta, alcune decine di manifestanti della galassia dei centri sociali con lo striscione «Via Salvini da Roma». Da una parte i selfie e le richieste al segretario del Carroccio («Matteo qui non c’è lavoro», «Libera Roma dal degrado, anche i topi ci assaltano adesso…»), dall’altra i cori di contestazione («Fuori razzisti e politicanti»). Proprio ai contestatori il leader del Carroccio ha dedicato le prime parole del comizietto improvvisato alle spalle del primo banchetto del tesseramento ufficiale di Noi con Salvini: «In un Paese normale i balordi dei centri sociali non devono stare in piazza, ma in galera, sono quattro sfigati figli di papà che non hanno niente da fare e a cui prudono le mani. Non mi aspetto tutta questa polizia a difendere i cittadini ed è assurdo impegnare tutti questi agenti per fare un banchetto». Dopo aver sistemato i contestatori, però, l’occasione è troppo ghiotta per gli abitanti per non chiedergli direttamente di candidarsi: «Me l’hanno chiesto di candidarmi a sindaco di Roma – ha risposto Salvini – Noi diamo il nostro contributo, ma io direttamente non mi candido, non l’ho fatto a Milano e non lo faccio a Roma che merita un candidato di centrodestra vincente, unitario e che venga scelto dai cittadini romani». La spiegazione del concetto l’aveva data per esteso in mattinata – ospite ad Omnibus – dove ha ribadito le perplessità e accarezzato la soluzione: «Su Roma quella di Bertolaso non è la candidatura migliore, soprattutto dopo quello che ha detto dopo essere stato candidato investito». Silvio Berlusconi, però, non è d’accordo. E in serata rilancia a sorpresa. «Bertolaso sarà candidato a Roma con o senza alleati», taglia corto il Cavaliere a «Virus» su Raidue. «Stiamo parlando a Salvini», aggiunge. «Con Bertolaso ci siamo conosciuti nel 2008, abbiamo lavorato spalla a spalla e ho dovuto costatare che è un fuoriclasse capace di decidere, di organizzare, di gestire e di darsi degli obiettivi. Ed è anche capace di farsi amare dai suoi collaboratori». «Gli altri candidati di Roma fanno ridere», insiste il leader di Forza Italia che pure poco prima aveva «aperto» alla possibilità di Primarie nel centrodestra.

Delle Primarie parla Salvini. Giorgia Meloni? «Ben venga. Si fan le primarie e i romani decidono che il candidato è lei? Per me il candidato è lei, però veniamo a uno». Insomma, a distanza di 24 ore dall’aut-aut, l’exit strategy del segretario leghista è il seguente: pressing sul coinvolgimento del leader di Fratelli d’Italia. Nel frattempo non sono mancate le polemiche: Salvini ha preso di mira il presidente della Repubblica Sergio Mattarella («È in visita all’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti quando ci sono un milione di bimbi sotto la soglia di povertà. Che cazzo ci va a fare?!») e, dopo la notizia di due vittime italiane in Libia, è tornato a polemizzare con il premier Renzi: «In Italia tifa e libera i delinquenti, sull’immigrazione è complice del terrorismo internazionale». Adesso le attenzioni sono tutte rivolte a ciò che accadrà tra oggi e domani, quando Silvio Berlusconi – che ha rinviato l’operazione all’occhio proprio per concentrarsi sulle vicende romane – parteciperà, anche se solo con una telefonata, alla convention di Antonio Tajani dove sarà presente, in veste di candidato in pectore di Forza Italia e Fratelli d’Italia, Guido Bertolaso. Tra gli scenari che sono circolati ieri, vi sarebbe comunque l’intenzione da parte di tutte e tre gli alleati di trovare un accordo per evitare una frammentazione traumatica. C’è chi ha parlato ad esempio di un’ipotesi di ticket Bertolaso-Meloni, eventualità che non andrebbe bene alla Lega perché non passerebbe dalle primarie. Se gli sforzi di intesa non dovessero bastare, ognuno potrebbe correre per sè.

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