Diabete: quanti benefici dall’olio di oliva!

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap142Con la consulenza del professor Gabriele Riccardi, Professore Ordinario di Endocrinologia e Direttore Unità Operativa Complessa di Diabetologia e Malattie del Metabolismo presso l’Università Federico II di Napoli.

Se la dieta mediterranea è stata dichiarata patrimonio Unesco, il suo ingrediente cardine, l’olio extravergine d’oliva, è l’oscar della tavola, utile per rafforzare le ossa, abbassare il colesterolo, prevenire cancro, problemi di cuore e migliorare la memoria, solo per citare alcuni tra i sui numerosi benefici.

Proprio nei giorni in cui si trova al centro di un importante provvedimento sancito dal Parlamento Europeo, che ha dato il via libera a un boom di importazioni dalla Tunisia, arrivano nuovi importanti dati ad avvalorare i suoi già ben noti benefici. Recenti studi condotti dalla Società Italiana di Diabetologia, e pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica americanaDiabetes Care, dimostrano come l’oro verde sia l’asso nella manica anche per contenere il picco glicemico dopo i pasti di quanti soffrono di diabete, un’affezione che interessa tre milioni di italiani adulti, pari a quasi il cinque percento della popolazione.

Pronto intervento

“Lo studio”, sottolinea il professor Gabriele Riccardi, “si inserisce in una linea di ricerca che il nostro gruppo porta avanti da anni, anche con la collaborazione di colleghi di altri Paesi. L’ultimo tassello della nostra indagine si è focalizzato sul grasso di condimento nell’alimentazione del diabetico insulino-dipendente. Abbiamo dimostrato che, a parità di consumo di carboidrati, anche ad alto indice glicemico (cioè che hanno un maggiore impatto sulla glicemia), quali pane e patate, se al pasto si aggiungevano tre cucchiai di olio extravergine di oliva, il livello di glicemia si manteneva nei limiti consentiti, senza dovere aumentare la dose di insulina”. Il motivo? Tutto merito (pare) dei polifenoli, sostanze antiossidanti che conferiscono all’olio di oliva la sua inconfondibile colorazione e il suo profumo intenso. Sono loro a rallentare l’assorbimento dei carboidrati nell’intestino e di conseguenza ad abbassare la glicemia dopo il pasto. Alleati della salute a 360 gradi e contenuti in alimenti come tè, caffè, vino rosso, succo di melagrana, mela, frutti rossi, broccoli, carciofi, cioccolato amaro, i polifenoli proteggono le pareti delle arterie dall’ossidazione, prevenendo l’invecchiamento cellulare.

Amico del cuore

“Tra i grassi, l’olio di oliva”, precisa lo specialista, “ha delle proprietà che consentono di ridurre il rischio cardiovascolare. Una virtù da non sottovalutare, visto e considerato che nel paziente diabetico le malattie di cuore sono aumentate di due-tre volte rispetto alla norma”. Questo perché l’olio d’oliva è ricco non solo di sostanze anti-ossidanti, ma anche di grassi insaturi e quindi presenta una consistenza fluida – a differenza del burro e di altri condimenti animali e vegetali che presentano una forma solida. Questa caratteristica è importante perché, quando questi grassi sono assimilati dall’organismo e inglobati nelle cellule, rendono le arterie più elastiche e quindi meno suscettibili a sviluppare l’aterosclerosi, che limita la capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi in modo opportuno quando il cuore pompa il sangue. Inoltre, la rigidità delle arterie causa problemi circolatori agli arti inferiori, al cervello e al cuore, e aumenta la probabilità di infarto.

Attenzione alle dosi

Buono sì, ma pur sempre grasso e fonte di energia. Basti pensare che appena 10 grammi di olio evo apportano 90 calorie. “La raccomandazione”, conclude il professor Riccardi, “è di non superare tre-quattro cucchiai al giorno, meglio se a crudo e di evitare il più possibile la cottura ad elevata temperatura, per esempio le fritture, per non disperderne le virtù salutari. La scelta deve ricadere sull’extravergine, in quanto la sua tradizionale spremitura a freddo permette la conservazione dei polifenoli, che andrebbero persi con lavorazioni tecnologiche più aggressive”. Last but not least la sua provenienza. Se non 100 percento made in Italy, assicurarsi almeno che le olive impiegate provengano da Stati membri della Comunità Europea, in modo da verificarne la tracciabilità.

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