Hillary Clinton è un pericolo pubblico numero uno. E’ il rappresentante del potere finanziario globale e delle pericolose lobby petrolifere della Arabia Saudita e del Qatar. Americani! Votate Trump! (1)

Prima del 2011 la Libia aveva raggiunto l’indipendenza economica, con la sua acqua, il suo cibo, il suo petrolio, la sua moneta e la sua banca statale. Sotto Gheddafi, uno dei paesi più poveri d’Africa era diventato uno dei più ricchi. L’istruzione e le cure mediche erano gratuite e possedere una casa era considerato un diritto.

I libici avevano dato vita ad un originale sistema di democrazia locale. Il paese vantava il più grande sistema d’irrigazione al mondo, il ‘Great Man-made River Project’, che dal deserto portava l’acqua alle città ed alle zone costiere. Gheddafi stava inoltre dando vita ad un programma per diffondere questo modello in tutta l’Africa.

Questa era la situazione prima che le forze USA-NATO bombardassero quel sistema d’irrigazione e sconvolgessero il paese. La situazione è oggi a tal punto disastrosa, che il Presidente Obama ha chiesto ai suoi consulenti di elaborare delle opzioni [per dare una soluzione ai problemi], compresa quella di un nuovo fronte militare per dar luogo a un nuovo intervento militare. E’ stato riferito che il Dipartimento della Difesa abbia già elaborato l’intero spettro delle possibili operazioni militari.

Il ‘giro trionfale’ dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton era stato un falso colossale se l’obiettivo ufficiale fosse stato davvero quello dell’intervento umanitario. Ma i suoi messaggi di posta elettronica, recentemente pubblicizzati, rivelano che c’era un ben altro ‘ordine del giorno’ dietro alla guerra libica che non l’intervento umanitario.

Dei 3.000 messaggi di posta elettronica tratti lo scorso dicembre dal server privato di posta elettronica di Hillary Clinton, circa 1/3 provenivano dal suo stretto confidente Sidney Blumenthal, in una di queste e-mails, quella del 2 Aprile 2011, si può leggere che:

“”Il governo di Gheddafi possiede 143 tonnellate d’oro e un analogo ammontare [in valore] d’argento … Quest’oro fu accumulato prima della ribellione in corso e doveva essere utilizzato per fondare una valuta panafricana basata sul Dinaro d’oro libico. Quel piano era stato progettato per fornire ai paesi africani francofoni un’alternativa al franco francese [CFA]”” .Secondo fonti ben informate, questa quantità d’oro e d’argento aveva un valore superiore a 7 miliardi di dollari. Alcuni funzionari dei Servizi Segreti francesi avevano scoperto questo piano poco dopo l’inizio della ribellione in corso e questo è stato uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del Presidente Nicolas Sarkozy d’impegnare la Francia in un attacco alla Libia.

Secondo queste persone, i piani di Sarkozy erano guidati dalle seguenti ragioni:

  1. Il desiderio di ottenere una quota maggiore di petrolio libico.
  2. Aumentare l’influenza francese in Nord Africa.
  3. Migliorare la sua situazione politica in Francia.
  4. Fornire ai militari francesi l’opportunità di riaffermare la loro posizione nel mondo.
  5. Dare una risposta alla preoccupazione dei suoi consiglieri sul progetto a lungo termine di Gheddafi, di soppiantare la Francia come potenza dominante dell’Africa francofona.

Altre esplosive conferme, contenute nei messaggi di posta elettronica appena pubblicati, sono state dettagliate dal giornalista investigativo Robert Parry. Comprendono l’ammissione dei crimini di guerra commessi dai rivoltosi, della presenza in Libia, fin dall’inizio della rivolta, sia degli addestratori di ‘forze speciali’ che di Al Qaeda, incorporata in quella parte di opposizione appoggiata dagli Stati Uniti. Robert Parry suggerisce che le e-mails possano aver avuto origine dallo stesso Blumenthal.

La minaccia di Gheddafi di dar vita ad una valuta indipendente africana non era stata presa alla leggera dagli ‘interessi occidentali’. Sarkozy ha riferito che nel 2011 aveva detto al leader libico che egli rappresentava una minaccia per la sicurezza finanziaria del mondo. Ma come potrebbe, un piccolo paese di sei milioni di abitanti, rappresentare una minaccia?

Il problema è che nel mondo occidentale sono le banche, non i governi, che creano la maggior parte del denaro, come recentemente riconosciuto anche dalla stessa Banca d’Inghilterra. E stampare nuovo denaro è considerato un potere da tenere riservato e da non cedere a nessuno. Questa creazione è andata avanti nel corso dei secoli attraverso un processo chiamato ‘riserva frazionaria’. In origine le riserve erano costituite dall’oro (più oro avevi più moneta potevi stampare) ma, nel 1933 il Presidente Franklin Delano Roosevelt lo sostituì, all’interno del paese, con le riserve accumulate presso la Banca Centrale, ma l’oro rimase la valuta di riserva a livello internazionale.

Nel 1944, a Bretton Woods, furono creati il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per unificare a livello globale un sistema monetario fondato sulla creazione di denaro da parte delle banche. Conseguenza di una sua decisione, il FMI dichiarò che nessuna cartamoneta avrebbe più potuto avere una copertura aurea.

Una massa monetaria creata privatamente sotto forma di debito, e quindi con degli interessi da pagare, richiede il continuo rifornimento [di denaro] ai debitori. Ed in effetti, nel successivo mezzo secolo, la maggior parte dei paesi in via di sviluppo si indebitò pesantemente nei riguardi del FMI.

I prestiti arrivavano con allegati dei ‘pizzini‘, fra i quali l’obbligo di avviare politiche di ‘aggiustamento strutturale’, che comportavano sia delle importanti misure di austerità che la privatizzazione dei beni pubblici.

Dopo il 1944 il dollaro americano, intercambiabile con l’oro, è diventato la valuta di riserva globale. Negli anni ‘70, quando gli Stati Uniti non furono più in grado di mantenere l’interscambiabilità del dollaro con l’oro, strinsero un accordo con l’OPEC per ‘sostenere’ il dollaro attraverso il petrolio, creando i cosiddetti petro-dollari. Il petrolio sarebbe stato venduto solo in dollari americani, che sarebbero stati depositati a Wall Street e presso altre grandi banche internazionali.

Nel 2001, insoddisfatto per la perdita di valore dei dollari che l’OPEC riceveva per il suo petrolio, l’iracheno Saddam Hussein ruppe il patto vendendolo in euro. Pressoché immediato il cambio di regime, accompagnato dalla distruzione del paese, disposta dal presidente americano repubblicano Geroge  D. Busch.

Quindi l’idea di Gheddafi era quella di sottrarre alle banche francesi questo potere per lo meno per quanto riguardava le 14 nazioni dell’Africa francofona e di attribuirlo alla Libia. Anche Gheddafi, in Libia, ruppe quel patto … ma fece al contempo molto di più che vendere il suo petrolio in un’altra valuta come aveva fatto Saddam Hussein. Voleva fondare una moneta africana. Tutto questo è stato ben descritto dal blogger Denise Rhyne:

“”Per decenni la Libia ed altri paesi africani avevano cercato di creare un ‘gold standard’ pan-africano. Il leder libico al-Gheddafi ed altri ‘Capi di Stato’ africani volevano una valuta forte ed indipendente pan-africana.

Sotto la guida di Gheddafi le nazioni africane si erano riunite per almeno due volte con all’ordine del giorno l’unificazione monetaria. I paesi avevano discusso la possibilità che il ‘dinaro libico’ e il ‘dirham d’argento’ [Marocco] fossero le sole valute utilizzabili per l’acquisto di petrolio africano.

Fino alla recente invasione USA/NATO, il dinaro d’oro era emesso dalla Central Bank of Libya [CBL], indipendente e posseduta al 100% dallo stato libico. Gli stranieri dovevano passare attraverso la CBL per fare affari con la Libia. La Banca Centrale emetteva il dinaro, supportato dalle 143,8 tonnellate d’oro del paese.

Il libico Gheddafi – Presidente nel 2009 dell’Unione Africana – aveva concepito e finanziato un piano per unificare gli ‘Stati Sovrani’ dell’Africa – gli Stati Uniti d’Africa – con una moneta d’oro. Nel 2004 un parlamento pan-africano composto da 53 nazioni diede il via ad un piano per la fondazione della ‘Comunità Economica Africana’ – con un’unica moneta d’oro da lanciare entro il 2023.

I paesi africani produttori di petrolio stavano progettando di abbandonare il petro-dollaro e di chiedere il pagamento del petrolio e del gas in oro””.

Gheddafi aveva fatto di più che organizzare un ‘colpo di stato monetario’ in Africa. Egli aveva dimostrato che l’indipendenza finanziaria poteva essere raggiunta. Il suo più grande progetto infrastrutturale, il ‘Great Man-made River’, stava trasformando delle regioni aride in un granaio ed era stato finanziato – 33 miliardi di dollari – senza interessi e senza debito estero, tramite la sola banca statale della Libia. Tutto questo potrebbe spiegare perché, nel 2011, quest’infrastruttura fu distrutta. La NATO non si limitò a bombardare l’acquedotto, ma pose fine a quel progetto bombardando la fabbrica che produceva le tubazioni necessarie per poterlo riparare.

Paralizzare un sistema d’irrigazione civile che serviva fino al 70% della popolazione difficilmente può essere definito come un intervento umanitario. Piuttosto, come ha scritto il professore canadese Maximilian Forte nel suo libro ‘Slouching Towards Sirte: NATO’s War on Lybia and Africa’:”L’obbiettivo dell’intervento militare statunitense era quello di distruggere un emergente modello d’indipendenza e un network di collaborazione all’interno dell’Africa, che avrebbero facilitato una maggiore fiducia degli africani verso sé stessi. Tutto questo avrebbe contrastato la geo-strategia e le ambizioni politico-economiche delle potenze extra-europee, vale a dire degli Stati Uniti d’America””.

Le e-mails di Hilary Clinton fanno luce anche su un altro enigma, che era rimasto senza risposta. Perché, a poche settimane dall’inizio della rivolta in Libia, i ribelli crearono una propria Banca Centrale? Nel 2011 Robert Wenzel del ‘The Economic Policy Journal’ scrisse:”Questo fatto suggerisce che non abbiamo a che fare con un gruppo di ribelli messo insieme alla buona per scorrazzare un po’ di qua e un po’ di là, ma che ci sono state delle influenze piuttosto sofisticate. Non avevo mai sentito parlare, fino ad ora, di una Banca Centrale creata nel giro di qualche settimana, giusto prima di una rivolta popolare””.

E’ tutto molto sospetto ma, come concluse Alex Newman in un articolo del Novembre 2011:”Non si potrà mai sapere con certezza se il salvataggio delle Banche Centrali e del corrotto sistema monetario globale siano state veramente tra le ragioni del rovesciamento di Gheddafi … quanto meno non pubblicamente””.

Ed in effetti la questione sarebbe rimasta in questi termini – sospetta ma non verificata – – se non ci fosse stata la pubblicazione dei messaggi di posta elettronica dell’ineffabile Hillary Clinton, dopo l’indagine della FBI a seguito dell’assassinio dell’ambasciatore americano Chris Stevens avvenuto a Bengasi l’11 settembre 2012 che – lo ricordiamo – voleva sguarnire insieme a Hillary Clinton e a John Ma Cain l’arsenale libico trafugato dalle caserme di Gheddafi per trasferirlo in Siria al servizio della guerra che lì stavano conducendo contro la Siria le lobby petrolifere dell’Arabia Saudita e del Qatar.

Ora però non solo la Libia era arrivata a livelli d’eccellenza in fatto di progresso e civiltà bansì anche un’altra nazione benchè dotata di minori risorse economiche era arrivata agli stessi livelli. Questa era la Siria.

Pubblico qui di seguito una lettera di tal padre Daniel  Moes un sacerdote norbertino dell’ abbazia Fiamminga Postel trasferitosi alcuni ani fa in Siria- il quale scrive al Ministro belga degli Affari Esteri.

 Eccellenza,

Sono un belga residente in Siria, mi riferisco a Lei, onorato ministro del nostro amato paese, per fornirVi informazioni sulla mia situazione e inoltre per chiederVi di continuare a collaborare alla nostra protezione e anche alla protezione del popolo siriano.

Nel 2010, io, padre Daniel Maes, sacerdote norbertino dell’ abbazia Fiamminga Postel-Mol sono venuto in Siria, al servizio della comunità religiosa di Mar Yakub in Qâra, Qalamoun. Ero arrivato con molti pregiudizi e sospetti. Il contatto con la popolazione e il paese, tuttavia, mi ha fatto subire uno shock culturale.

È vero, le libertà individuali e politiche in Siria non sembravano molto grandi e neanche così importanti (nel frattempo ci sono stati grandi cambiamenti come la creazione di un sistema pluripartitico). Ma dall’altra parte c’era una società armoniosa composta di molti gruppi religiosi ed etnici diversi , che già da secoli convivevano in pace. Inoltre c’era l’ospitalità orientale generosa e una sicurezza molto grande, che non abbiamo mai conosciuto nel nostro paese. Furti e violenze erano praticamente inesistenti. Il paese non aveva nessun debito e non c’era nessun senzatetto. Al contrario, centinaia di migliaia di rifugiati dai paesi circostanti erano stati accolti e anche mantenuti come se fossero veri cittadini. Per di più, la vita quotidiana era anche molto economica, come anche gli alimenti. Le scuole, le università e gli ospedali erano tutti gratis, anche per noi stranieri che appartenevamo ad una comunità monastica siriana, come noi stessi abbiamo sperimentato.

Nel frattempo era scoppiata una guerra terribile. Con i nostri occhi abbiamo visto come stranieri (non Siriani) hanno organizzato manifestazioni di protesta contro il governo. Questi hanno fotografato e filmato le loro stesse manifestazioni, che in seguito sono stati riprese e distribuite – dalla stazione TV  Al Jazeera in Qatar – e cosi in tutto il mondo con il falso messaggio che il popolo siriano si stava ribellando contro una dittatura. Questi stranieri hanno poi invitato i giovani del nostro villaggio ad unirsi a loro. Ci sono stati attentati e omicidi nelle cerchie sunnite e cristiane per dare l’impressione che si trattasse di una vendetta simile ad una guerra civile interna.

Nonostante questi tentativi di provocare odio e caos, il popolo siriano è rimasto unito. Come una famiglia unita, i siriani hanno protestato contro i gruppi terroristici stranieri e contro i paesi che li supportano. Centinaia di migliaia di persone innocenti sono stati uccise, tra cui molti soldati del governo e uomini della sicurezza. Scuole, ospedali e infrastrutture sono state rase al suolo. Diversi milioni di cittadini sono fuggiti all’estero. La maggior parte tuttavia sono fuggiti nel paese stesso verso le zone che sono protette dall’esercito.

Infatti, il governo aveva deciso di non proteggere i suoi pozzi di petrolio nel deserto, ma aveva messo come priorità assoluta la protezione dei cittadini.

Nel novembre 2013 anche noi siamo stati il bersaglio di attacchi armati. Gli attacchi e bombardamenti , intorno a noi, di decine di migliaia di uomini armati pesantemente erano così gravi che, umanamente parlando, non c’era nessuna possibilità di scampare alla morte e alla devastazione. Grazie a Dio, la nostra intera comunità è stata salvata in modo miracoloso e fino ad oggi è rimasta illesa, insieme al popolo di Qâra, grazie all’esercito.

L’intervento russo tempestivo – su richiesta del governo siriano – ha portato una profonda modifica e ha combattuto finalmente in modo esperto tutti i tipi di gruppi terroristici, per il quale il popolo siriano è, e rimane ancora molto grato. Questo dà speranza. Tuttavia, migliaia di jihadisti stranieri, armati, addestrati e pagati continuano ad arrivare in Siria per provare a rompere ancora la strenua resistenza del popolo.

Ora sperimentiamo  la più grande crisi umanitaria dopo la seconda guerra mondiale. Noi stiamo cercando di contribuire a queste sfide e aiutare tutti i bisognosi. La nostra comunità ha organizzato tre centri : in Damasco, Tartous e qui nel monastero, da dove partono gli aiuti.

Due settimane fa, abbiamo anche potuto offrire aiuto nella città di Aleppo – la città più colpita della Siria – con più di 8.500 pacchi di alimenti, con un’ambulanza e con un quarto “hopitainer”, che consiste in un ospedale mobile estremamente costoso. Proprio per quello, Madre Agnes-Mariam, fondatrice e superiora di questo monastero, ha recentemente ricevuto a Mosca, a nome della Comunità, l’importante premio “Femida”per la pace e per la giustizia.

Possiamo continuare a fornire l’assistenza solo grazie al generoso sostegno dei nostri numerosi benefattori, di alcune organizzazioni internazionali e di paesi come l’Olanda, che sono disposti a sostenerci per aiutare le persone più bisognose, indifferenti alla loro appartenenza religiosa o etnica.

Con grande fiducia, ci rivolgiamo a Lei per chiederVi di non farVi ingannare dalle bugie e manipolazioni dei mass media, ma Vi chiediamo di riconoscere coraggiosamente ciò che realmente accade in Siria. Non dimentichiamo i recenti esempi tragici. Sulla base di gravi menzogne sono già stati massacrati popoli e distrutti interi paesi. Alcune grandi potenze hanno voluto impadronirsi del petrolio, dell’oro, delle banche e dei depositi di armi. Anche il nostro paese belga ha contribuito a destabilizzare alcuni paesi, dove oggi c’è un caos totale. Si tratta di azioni illegali e disumane. E perchè ?

La Siria è un paese sovrano, la culla delle civiltà più antiche e culla della preziosa fede cristiana . La Siria ha un governo legittimo e un presidente legittimamente eletto dalla stragrande maggioranza del popolo con le sue varie comunità religiose e gruppi etnici. Nessuna legge internazionale può giustificare alcuna interferenza straniera in Siria. La decisione sul futuro o sul governo della Siria riguarda solo i Siriani stessi.
Sulla base di bugie grossolane, Lei collaborerà  ad uccidere e distruggere ulteriormente questo popolo, contro ogni diritto internazionale e contro la dignità umana?

I campi dei rifugiati devono diventare ancora più grandi?

Volete buttare un intero popolo in una miseria senza speranza solo perché le superpotenze vogliono costruire un “pipeline” e vogliono anche impadronirsi del petrolio, del gas e altre ricchezze naturali e vogliono conquistare il territorio della Siria per la sua posizione molto strategica?

Pace e sicurezza per questo popolo richiedono il riconoscimento dell’inviolabilità del suo territorio, della sua indipendenza, della sua unità nazionale e dell’identità culturale.

Inoltre, una tregua fragile momentanea deve essere rotta da nuovi interventi illegali militari?

Eccellenza, uno statista degno e capace si prepara per il futuro; uno statista degno e capace rispetta il diritto internazionale e la sovranità di altri paesi; uno statista degno e capace vuole che anche il  proprio paese sia rispettato e uno statista degno e capace serve il suo popolo (la parola latina “minister” significa “servitore).

Eccellenza, siate coraggioso, prendete contatto con il governo siriano, ripristinate le relazioni diplomatiche e rimuovete immediatamente tutte le sanzioni contro il popolo siriano, perché sono niente altro che terrorismo economico, offrite generosamente il vostro aiuto e il sostegno a nome del popolo belga.

Chi serve invece gli interessi delle potenze straniere per trascinare altri popoli nella miseria più profonda, è un leader terrorista, è anche indegno di essere chiamato uno statista.

Possiamo chiederVi di non schierarVi dalla parte degli assassini, ma dalla parte delle vittime innocenti?

E’ questo che noi, il popolo siriano e tantissimi uomini di buona volontà in Belgio e altrove, si aspettano da Lei. Per questo, noi Vi saremo molto grati e il futuro Vi ricorderà e Vi onorerà come uno statista degno.

Vorrete accettare non solo il nostro grido d’allarme ma anche i nostri rispettosi saluti,

Padre Daniel Maes (da Postel-Mol)

Michele Imperio 1. Continua

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