Gli attentati dell’Isis mirano ad accelerare le soluzione di pace fondate sulla frammentazione di Siria, Irak e Libia

Benchè ciò possa apparire paradossale uno dei possibili obiettivi degli ultimi attentati dell’Isis (abbattimento dell’ aereo russo sul Sinai, Libano, obiettivi francesi in Africa, Costa d’Avorio Burkina Faso, i vari attentati a Parigi e ora a Bruxelles, l’assassinio a bastonate a Waschinton di Martin Lesin l’amico di Putin, l’incendio di un grande albergo di Dubai e l’abbattimento proprio pochi giorni fa di un aereo di Dubai che trasportava turisti russi se si è trattato di un attentato vedi:http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=30b1ca5c0e02ff8b ) è quello di accelerare il processo di pace voluto dall’Onu in Siria, in Irak ed anche in Libia fondato sulla frammentazione di questi tre stati con la formazione di uno stato sunnita radicale nei territori finora conquistati dall’Isis e videntemente da destinare all’influenza si Arabia Saudita e Qatar.

Ciò perché i finanziatori e i burattinai dell’Isis hanno compreso che non possono operare più altre conquiste territoriali oltre quelle già fatte finora dopo che in Siria sono scesi pesantemente in campo la Russia, gli hetzbollah libanesi e gli iraniani e dopo che la Russia minaccia di scendere nuovamente in campo al fianco dei francesi degli Emirati Arabi Uniti e delle truppe libiche del generale Haftar in Libia. E dopo che l’intervento russo in Siria ha costretto gli americani a non simulare più un falso intervento in Irak ma a fare sul serio nella lotta all’Isis.

Per cui a questo punto se continua uno stato in guerra l’Isis può solo indietreggiare dai territori già conquistati sicchè l’obiettivo dell’Isis ora è un cessate il fuoco generalizzato che riconosca i territori conquistati dall’Isis e consolidi la permanenza dello stesso  Isis o degli Stati o delle lobby o comunque dei burattinai che stanno dietro.

Anche se il delegato dell’IOnu De Mistura, soggetto chiaramente influenzato dall’attuale amministrazione americana, non sembra preoccupato di altro se non della transizione della Siria senza la guida di Assad, attualmente si prospettano due soluzioni sia per la crisi siriana che per quella irakena e fra poco per quella libica, una che mira a conservare l’unità dello stato (soluzione che non va bene all’Isis) e l’altra che prende atto della sua disgregazione e quindi punta a creare sia in Siria che in Irak tre nuove entità statali distinte: una araba sciita, una araba sunnita e una curda e in Libia due entità distinte una musulmana laica e una musulmana islamista.

La prima prospettiva (cioè quella unitaria) propone di guardare al modello istituzionale libanese per cercare di neutralizzare le spinte centrifughe settarie che alimentano i vari conflitti, rischiando di dilaniare i tre paesi.

La seconda prospettiva  punta invece a realizzare una spartizione su base settaria della Siria, dell’Irak e con diverse componenti anche della Libia.

I vari attentati cui stiamo assistendo mirano ad accellerare la frammentazione degli stati in crisi soluzione che ha ancora molti avversari.

“Le voci sulle ipotesi di una nuova mappa della Siria” si legge in un comunicato finale di un incontro di vescovi maroniti  riunitisi qualche tempo fa presso la sede patriarcale di Bkerkè, per il loro incontro periodico “non lasciano ben sperare per il futuro di pace nella regione. La soluzione proposta (quella della frammentazione) non è buona”. I Vescovi suggeriscono che i negoziatori impegnati nella ricerca di una soluzione al conflitto siriano prendano in considerazione l’esperienza storica di convivenza vissuta nel Libano, che con tutti i suoi limiti, le sue crisi e le sue contraddizioni, ha consentito che tutte le comunità religiose fossero coinvolte nella gestione unica della cosa pubblica. Solo la ricerca di sistemi istituzionali capaci di garantire equilibrio tra le diverse realtà etniche e religiose – sostengono i Vescovi maroniti – può salvare l’intera regione dalla logorante prospettiva di un conflitto permanente e generalizzato.

Anche la Russia è della stessa opinione e sostiene che una frammentazione della Siria non è una buona soluzione per i destini del paese.

La Siria è sulla difensiva, militarmente parlando, circondata come è da nemici: a nord la Turchia, che voleva impossessarsi della parte settentrionale del Paese (la zona curda) che è ricca di miniere; ad ovest della Siria c’è Israele; a sud c’è la Giordania che è un Paese, se non proprio nemico, quanto meno inaffidabile; ad est c’è l’Iraq , che adesso è di fatto una base militare Usa. Quindi, anche senza gli attacchi del cosiddetto Esercito libero siriano (che in realtà è un esercito di mercenari addestrati dagli Usa, armati dagli Usa e finanziati da Arabia Saudita e Qatar, si addestrano in Turchia sotto la guida di contractors americani come quelli catturati dai russi in occasione dell’abbattimento dell’aereo russo sul Sinai), di Al Qaeda e dello Stato Islamico, la Siria è in una situazione abbastanza precaria.

La parte della Siria ancora governata da Bashar al-Assad sta diventando sempre più sciita. Stime recenti indicano che metà dei 22 milioni di abitanti che componevano la vecchia Siria sono fuggiti. Di questi, 3 milioni di sunniti sono destinati a non ritornare, Contemporaneamente, mezzo milione di sciiti provenienti dall’Iraq si stanno trasferendo in Siria. Curdi da tutto il mondo vnegono richiamati in patria.

La guerra in Siria  ha anche permesso di creare di fatto uno stato sunnita, l’Isis, che però non avanza più e viene invece perseguitato da esercito siriano hetzbollah libanesi esercito iraniano, aviazione  russa e che include vasti territori compresi tra la vecchia Siria e il vecchio Iraq.

Peraltro a novembre ci sono le votazioni per eleggere il nuovo presidnte degli Stati Uniti. E il candidato dei repubblicani Donald Trump ha già detto di voler fortemente ridurre l’impegno della Nato in Asia e Africa, specialmente a favore di Qatar e Arabia Saudita.http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-terrorizza-alleati-nato-usa-poi-mondo-1238016.html Fumo negli occhi di questi due paesi che ancora di più li induce a programmare e a finanziare attentati.

Dunque chiudere in fretta ogni trattativa con il consolidamento dello status quo in Siria in Irak e in Libia assolutamente entro il prossimo novembre, sembra questo essere l’obiettivo primario dei terroristi e il messaggio che essi intendono lanciare.

Michele Imperio

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