Erasmus, rientrano solo tre salme Grave l’autista del bus maledetto

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap299Non è ancora davvero il momento di piangere, nel castello albergo di Tortosa. Il silenzio del lutto è riempito dal sottofondo rumoroso della burocrazia, delle indagini, delle procedure per il via libera da parte delle autorità giudiziarie spagnole al rientro delle salme delle sette ragazze italiane che in Erasmus a Barcellona hanno trovato la morte sull’asfalto di Tarragona al ritorno in pullman da Valencia.

E nel «colpo di sonno» di un autista di 63 anni, che resta ricoverato per gravi problemi polmonari in attesa di essere sentito dai magistrati, che lo accusano di omicidio per «imprudenza» per l’incidente in cui hanno perso la vita 13 studenti, di cui si stanno ancora accertando spiegazioni e responsabilità. Dopo aver confessato ai soccorritori di «essersi addormentato» al volante, il conducente, secondo il quotidiano La Vanguardia, si sarebbe rifiutato di rispondere alla polizia. Ma le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate in serata e il quadro clinico è molto critico. La Farnesina ha lavorato nelle ultime ore per accelerare l’iter necessario ad autorizzare «l’ultimo viaggio insieme» delle sette figlie italiane e dei loro genitori perduti. Per ieri sera sono stati annunciati i rientri a bordo di un aereo della Aeronautica militare all’aeroporto di Pisa, delle salme di Francesca Bonello, Genova, di Serena Saracino, Torino, e di Elisa Scarascia Mugnozza, di Roma, insieme ai genitori.

I funerali di Francesca, studentessa di Medicina che aveva preferito Barcellona alla Turchia «per paura di attentati», saranno celebrati stamattina nella Chiesa del Gesù, dove da due giorni la comunità si è stretta in preghiera. L’addio a Serena, che aveva scelto la Spagna per l’esperienza con cui coronare la brillante carriera universitaria in Farmacia, sarà invece domani alle 11 nella chiesa della Gran Madre di Torino. E quando anche rientreranno con ogni probabilità in Italia anche le altre quattro vittime, la friulana Elisa Valent, le fiorentine Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi. In Catalogna sono ancora ricoverati 34 sopravvissuti al groviglio mortale di lamiere: sei sono in condizioni critiche, mentre quattro italiani sono invece fuori pericolo e sotto controllo, ha riferito l’ambasciatore in Spagna Stefano Sannino. Un caso, però, è «un po’ più complesso».

L’amica di Serena, Annalisa Riba, 22 anni, torinese come lei, dovrà essere operata per una lesione cervicale, a Barcellona o a Torino, perché l’ospedale di Tortosa non sarebbe attrezzato. Si è svegliata quella notte, mentre il bus stava sbandando, si è ritrovata incastrata ma ha urlato finché qualcuno non l’ha estratta viva. No, «non sa nulla di Serena», spiegano i genitori. Pensa che l’amica sia ferita. «Non le diremo niente fino all’intervento». In lutto gli atenei di mezza Italia e quelli orfani delle loro studentesse, le comunità Erasmus e le istituzioni. Silenzio, cordoglio, fiaccolate, annullamento delle attività didattiche. Al quinto anno di Medicina, al Sant’Andrea di Roma, dove Elisa lavorava, sono state sospese le lezioni. Bandiere listate a lutto al palazzo Maldura di Padova, dove Elisa Valent frequentava il corso di filologia moderna. E al dipartimento di Economia di Firenze, dove si piange per Valentina, Elena e Lucrezia. Così anche agli atenei di Torino e Genova. Infine, lo sgomento del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, e l’invito a «non fermare» la sete di conoscenza dei giovani Erasmus: «Non renderemmo il dovuto onore alle ragazze».

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