Il pm: riesumate la salma di Rossi. Mps, i misteri di quel suicidio

giucatap201Siena, 23 marzo 2016 – «Sarà un passaggio molto doloroso, un’altra tappa del nostro calvario quotidiano, ma se è l’unica strada per arrivare alla verità allora lo accettiamo». Antonella Tognazzi è la vedova di David Rossi, il capo comunicazione di Banca Mps precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Commenta così, con voce spezzata, la notizia dellariesumazione della salma del marito, disposta ieri dal procuratore della Repubblica di Siena, Salvatore Vitello. Un passaggio fondamentale dell’inchiesta riaperta a novembre in seguito agli esposti del legale della famiglia, dopo la prima archiviazione per suicidio. Nella nota stampa diffusa dal magistrato si fa riferimento alla necessità di compiere «ulteriori atti istruttori», alcuni dei quali «irripetibili». Il 6 aprile sarà formalizzato l’incarico ai periti. L’avvocato della famiglia Luca Goracci nominerà il medico legale Gian Aristide Norelli e l’ingegner Luca Scarselli, la Procura ha indicato Cristina Cattaneo, anatomopatologa, e Davide Zavattaro, tenente colonnello del Ris dei Carabinieri. Cosa potrà emergere dall’esame, a oltre tre anni dalla morte di Rossi? Tra gli atti programmati, sono previsti la simulazione della caduta e un sopralluogo negli ambienti scenario della sua morte. Si potrà poi valutare se il corpo presenti o meno fratture incompatibili con l’impatto con il terreno, in particolare alla testa e al costato. Si potrebbero aprire scenari fin qui inediti, sul fronte delle indagini, in linea con quanto sostiene la famiglia e cioè che l’uomo è stato tramortito prima di essere gettato dalla finestra. Altra ipotesi investigativa, l’eventuale presenza di tracce di dna non appartenenti al dirigente Mps.

«Siamo convinti – dice ancora la vedova – che David sia stato ucciso. So già che non avremo mai pace, ma chiediamo almeno che lui abbia giustizia». I dubbi sulla morte di Rossi, avvenuta nei giorni caldissimi dell’inchiesta su Banca Mps per l’acquisizione di Antonveneta e operazioni collegate, si sono sempre incentrati su alcuni elementi considerati contraddittori nella versione ufficiale: la sfasatura temporale presente nel video di sorveglianza esterno, la caduta dell’orologio molto ritardata rispetto a quella dell’uomo, l’innaturale mancanza di rotazione del corpo, gli abbozzi di bigliettini di addio che la famiglia ritiene non verosimili, la presenza di alcune persone che appaiono vicino al corpo già a terra ma poi scappano senza intervenire.

«QUESTO provvedimento era quello che ci aspettavamo – commenta l’avvocato Goracci – è un passo purtroppo indispensabile per appurare ciò che sarà ancora possibile». Proprio pochi giorni fa, nel terzo anniversario della morte, Carolina Orlandi, figlia di Antonella Tognazzi, aveva guidato una marcia silenziosa dalla sede della banca fino al tribunale, per chiedere «verità per David» e la massima attenzione della magistratura: «Siamo convinti che questa sia la volta buona per fare luce su quanto accaduto», aveva auspicato Carolina.

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